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Saponara FiorentinaGetty

Dov'è finito Riccardo Saponara: "L'ultima esperienza una delusione, valuto nuove opportunità per ripartire"

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"Sono legato a un ragazzo, sensibile e delicato, che avrebbe potuto avere una carriera strepitosa, Riccardo Saponara".

Quando il Corriere della Sera, a febbraio, ha chiesto a Maurizio Sarri chi sia stato il giocatore più forte allenato in carriera, l'allenatore non ha risposto direttamente. Poteva scegliere Cristiano Ronaldo, Buffon, Dybala, Higuain, Mertens. Eppure ha nominato Saponara, da lui guidato all'Empoli.

Oggi Saponara, ex anche di Milan, Fiorentina e Verona tra le altre, ha 33 anni. Non sono pochissimi, ma non sono neppure la fine del mondo. Eppure l'ex viola è a digiuno di calcio da qualche tempo, da quando ha lasciato l'Ankaragucu. E alla Gazzetta dello Sport spiega che cosa non abbia funzionato, oltre a rivelare la voglia di ripartire altrove.

  • COSA NON HA FUNZIONATO IN TURCHIA

    "Attualmente sono svincolato. Ho risolto da qualche settimana il contratto con l'Ankaragucu e ora aspetto l'estate per valutare nuove opportunità per ripartire.

    Da anni volevo fare un'esperienza all'estero: a gennaio 2024 mi ha chiamato Emre, all'epoca allenatore dell'Ankaragucu, e non ci ho pensato due volte. Lo conoscevo di fama prima, poi l'ho ritrovato da avversario in Conference con la Fiorentina quando allenava il Basaksehir. Era rimasto colpito da me e mi ha voluto con sé.

    Com'è andata? Umanamente una grande esperienza. Calcisticamente una delusione: retrocessione, ambiente caotico, progetto confuso. Peccato".

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  • LE PAROLE DI SARRI

    "Onestamente non me lo sarei mai aspettato, pensando a tutti i campioni con cui ha lavorato negli anni. Però riconosco che tra noi il feeling è scattato subito: è bastato un solo allenamento. Empoli, estate 2012, alla prima seduta della preparazione estiva, dopo una serie di brevi esercizi col pallone, si avvicinò e mi disse: "Tu avrai una carriera importante". Non capivo, neanche sapeva il mio nome. Pochi mesi dopo firmavo con il Milan... Sarri tirava fuori il meglio da tutti e ha cambiato la mentalità della squadra. Come ha fatto a Napoli.

    Potevo esserci anch'io? Maurizio mi aveva chiamato, ne parlai con l'Empoli e preferii restare: avevo bisogno di giocare. Sicuramente è stato un crocevia della mia carriera, ma in quel momento ero convinto di aver preso la decisione giusta.

    Se ci sentiamo ancora? No, non siamo in contatto: l'ultima volta l'ho visto in campo, da avversari, quando col Verona ho sfidato la sua Lazio. Ma tra noi basta uno sguardo per capirci: magari in questi mesi andrò a trovarlo. Da lui c'è sempre qualcosa da imparare".

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  • IL RAPPORTO CON ALLEGRI

    "Lo definirei geniale, intuito e personalità fuori dal comune. Mi lanciò titolare per la prima volta in un derby, ma me lo disse solo dopo la rifinitura. Aveva colto la mia insicurezza e voleva togliermi pressione. Legge le persone e i calciatori come pochi: chi lo prende fa un affare.

    Kakà? Una sensazione inspiegabile. Ero in difficoltà nel relazionarmi con lui, per me era quasi una divinità. Lui lo capì e mi prese sotto la sua ala: mi ha trasmesso disciplina, cultura del lavoro e cura dei dettagli".

  • ASTORI E LA FIORENTINA

    "Ogni giorno mi rendo conto dell'impatto che ha avuto sulla mia vita e su quella di tutta la squadra. Un punto di riferimento non solo per lo spogliatoio, ma per l'intera città.

    Sono stati 7 anni speciali, mi sono sentito amato e apprezzato come uomo, prima ancora che come calciatore. Ci torno spesso, ho ancora casa e adoro tutto di questa città, soprattutto i musei. Diciamo che a Firenze è venuto naturale sviluppare l'altra mia grande passione: l'arte".

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