Pubblicità
Pubblicità
Donnarumma ItalyGetty Images

Come Donnarumma ha superato i fischi di San Siro grazie alla mental coach: "È cambiata la sua percezione"

Pubblicità

Italia-Spagna 1-2, semifinale di Nations League, 6 ottobre 2021. Una gara passata alla storia non tanto per l'eliminazione degli azzurri, freschi campioni d'Europa, quanto per l'accoglienza di San Siro nei confronti di Gigio Donnarumma.

Il portiere dell'Italia aveva appena lasciato il Milan per trasferirsi al PSG a parametro zero. E la Milano rossonera, tradita da quella scelta di carriera, gliela fece pagare cara: fischi su fischi, insulti su insulti, urla su urla a ogni suo tocco di palla. Un inferno durato 90 minuti.

Com'è riuscito Donnarumma a vivere e a superare quella notte? Lo spiega lui stesso a Sportweek. Di mezzo c'è l'aiuto prezioso di Nicoletta Romanazzi, la sua mental coach.

  • "NON È UNA DEBOLEZZA CHIEDERE AIUTO"

    "Da lei ho imparato soprattutto a gestire gli errori e anche i successi - dice Donnarumma - La ringrazio perché mi aiuta a restare concentrato su me stesso e non pensare agli elementi esterni. Non è una debolezza chiedere aiuto, al contrario rende più forti. Il ruolo del portiere è uno dei più difficili, ma anche il più bello. Uno dei miei punti di forza è rimanere concentrato nonostante qualche errore, se ci pensi su sei morto". 

  • Pubblicità
  • I FISCHI DI SAN SIRO

    "Lui è legatissimo al Milan e a Milano - dice invece la Romanazzi - sapevo che sarebbe stata una grande sofferenza questa reazione da parte di quelli che sono stati i suoi tifosi per sei anni.

    Quello che feci capire a Gigio prima della partita di San Siro è che tanto più quei tifosi sarebbero stati arrabbiati, tanto più avrebbe voluto dire che gli volevano bene. Era la reazione di chi si era sentito tradito. Gli dissi di prendersi il suo pezzo di responsabilità rispetto a questo e di accogliere quella reazione. Questo ha cambiato completamente la sua percezione in quella situazione".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Mattia Perin Juventus 2023-2024Getty Images

    L'ESEMPIO DI PERIN

    "Con un portiere lavoro moltissimo sull'errore, partendo dal presupposto che spesso tutte le colpe ricadono sempre sui portieri, e questo loro lo sanno. Come si "vince" in questa situazione? Imparando a lasciar andare molto velocemente un errore per tornare a concentrarsi. È fondamentale.

    Mattia Perin, per esempio, quando l'ho conosciuto, se faceva errori passava settimane a crogiolarsi, a rimanere "lì dentro", stava male... Ma così facendo di scaricano le responsabilità all'esterno, è vero che questo rende le cose più facili in quel momento, in realtà si sta cedendo totalmente il proprio potere personale".

  • TIRARE FUORI LA PROPRIA PARTE FEMMINILE

    "Quando lo dissi a Luigi Busà (oro nel karate a Tokyo 2020, ndr) - dice ancora la mental coach di Donnarumma - lui mi rispose con gli occhi fuori dalle orbite: "Nicoletta, ma sei matta, io devo andare a combattere!". E io: "Ma se tu fossi più creativo, più flessibile, se tu potessi percepire con un attimo d'anticipo che cosa farà il tuo avversario, non ti sarebbe utile? E quelle sono le qualità della parte femminile.

    Poi servono quelle della parte maschile: quelle che mettono a terra, che creano struttura, forza di volontà, disciplina, passione. Sono essenziali tutte e due".

  • Pubblicità
    Pubblicità
0