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Roberto DonadoniGetty Images

Donadoni non allena dal 2020 e in Serie A dal 2018: "Speravo nel Monza e nel Parma, perché il Milan non ha mai pensato a me?"

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Roberto Donadoni, un tempo, era il commissario tecnico della Nazionale italiana. Eppure non allena da quasi cinque anni: la sua ultima esperienza è stata in Cina, allo Shenzhen, da cui è stato esonerato nell'agosto del 2020. Poi più nulla.

Guardando all'Italia, Donadoni non allena in Serie A da quasi sette anni, addirittura: Bologna, stagione 2017/18. Poi, appunto, il viaggio in Cina per cambiare vita. E poi il nulla.

Perché? Il Corriere dello Sport gliel'ha chiesto in un'intervista senza troppi filtri. E qualche rivelazione da Donadoni, per quanto riguarda sogni sfumati e opportunità di lavoro saltate, l'ha avuta.

  • GALLIANI, IL MONZA E IL MILAN

    "Alla festa dei 125 anni del Milan, a inizio dicembre, ho incontrato il dottor Galliani. Mi ha chiesto del Monza. A Nesta non stava girando bene. Saltato Nesta, ho sperato che Monza fosse una possibilità.

    Mi è capitato spesso di pensare a perché il Milan non cercasse anche me. Ci sono passati Leonardo, Inzaghi, Seedorf, Brocchi, Gattuso con l’altra gestione... Galliani diceva che era Berlusconi… E Berlusconi? Una volta gliel’ho anche domandato: è Galliani che non ti vuole. Non sono mai entrato nelle scelte di persone alle quali sono legato, nonostante pensassi che sarebbe stata quella la mia destinazione ideale, la più naturale, quasi fisiologica. Negli ultimi anni si sono fatti vivi altri, anche il Cagliari un paio di volte, ma le trattative non si sono mai intavolate, a volte per scelta mia, altre per volontà dei club. Che hanno tutto il diritto di fare come vogliono". 

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  • "PROVO AMAREZZA, MA VIVO BENE"

    "Non sono portato al compromesso? Non lo so, penso di essere sufficientemente intelligente e in grado di capire le esigenze di una società. E so accettare i buoni consigli. 

    Amarezza? La provo. Ma vivo ugualmente bene. Vedo tanti colleghi che attraverso mille peripezie riescono a dare continuità al loro lavoro... La verità è che non posso essere o mostrarmi diverso da quello che sono".

    E ancora:

    "Ci sono situazioni che non posso governare, mi spiace di non poter lavorare con i giovani, di non provare il gusto di migliorarli, di farli crescere. Il sapore del risultato mi manca".

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  • IL PARMA E IL PROGETTO DI CHERUBINI

    "Una chiamata del Parma? Ho sperato che lo facesse. A Parma sono legato, lì ho battezzato mia figlia. Ci sarei tornato di corsa. Hanno scelto Chivu, non mi pare che abbia mai allenato in serie A. 

    Cherubini parla di progetto a lungo termine? Parlare di progetti e programmi in Italia è fuori luogo ormai. Oggi conta il risultato immediato. Ovunque, a tutti i livelli. Se poi alleni Inter, Juve o Milan hai solo l’obbligo di vincere, ho letto cos’ha detto Conte, sto con lui, capisco che è la scoperta dell’acqua calda. Tuttavia da noi, dove dominano le proprietà straniere, c’è qualcuno che prova a fare le cose giuste e ha ancora un briciolo di capacità. L’Atalanta ad esempio. Anche lì c’è la presenza americana, ma ci sono dirigenti abili. La competenza oggi è il petrolio. Mi fa rabbia pensare che ci siamo ridotti così, e non mi riferisco solo al calcio. Il giudizio lo estendo al Paese".

  • "IL MILAN MI PROCURA SOFFERENZA"

    "Ero in tribuna l’altra sera, ho sofferto. Fatico a riconoscere il Milan. Mi procura sofferenza, non c’è più quello stile e non penso soltanto al campo.

    Berlusconi con me fu eccezionale, ogni tanto lo sentivo ancora. Sette giorni prima della sua morte chiamai il San Raffaele, mi rispose la segretaria, le chiesi di riferire che l’avevo cercato per un saluto. Il giorno dopo telefonò lui, la voce stanca “Oh Roberto”, disse, “mi fa piacere che ti ricordi del tuo presidente”. Un groppo in gola, ero a un passo dalle lacrime. Ancora oggi, se ci penso, mi vengono i brividi. È un ricordo che conserverò. Berlusconi ha sempre avuto attenzioni per le persone con le quali ha lavorato".

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  • DI NUOVO LONTANO DALLA A

    "Se tornerei a lavorare all'estero? Certo. Se il calcio non si ripresenterà, me ne farò una ragione".

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