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Aurelio De Laurentiis NapoliGetty Images

De Laurentiis al Senato: "Le squadre di città con 20000 abitanti falsano il campionato"

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Quando Aurelio De Laurentiis parla, spesso partono stoccate. Così è stato qualche giorno fa, specialmente all'indirizzo di Rudi Garcia, e così è stato anche giovedì.

Il presidente del Napoli è intervenuto nell'aula convegni del Senato a margine di un incontro con i membri del Napoli Club Parlamento. Ha presentato 10 punti per riformare il calcio italiano, al grido di "sono qui perché dovete salvare il calcio. Altrimenti tra 20 anni morirà".

Dichiarazioni riportate dall'edizione odierna del 'Corriere dello Sport' ed emblematiche del pensiero di De Laurentiis, noto da tempo, sullo stato del movimento calcistico italiano.

  • "VARARE LA LEGGE SUGLI STADI"

    "Intanto servono l’azzeramento totale della legge Melandri - ha detto De Laurentiis - e il varo di una normativa sugli stadi: sono le priorità assolute. I sindaci dei comuni devono prendere atto del fatto che gli impianti sportivi dovrebbero diventare beni a disponibilità gratuita di chi vuole investire 10 milioni di euro".

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  • "CAMPIONATO FALSATO"

    "Non è riducendo la Serie A a 18 squadre che si risolvono i problemi. C’è un campionato della parte sinistra della classifica e uno della parte destra. Le squadre che rappresentano città con ventimila abitanti falsano il campionato. E poi resta sempre la questione degli extracomunitari. Bisogna resettare la Lega.

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  • SUI DIRITTI TELEVISIVI

    "La comunicazione cambia di continuo e l’estensione dell’assegnazione da tre a cinque anni non è stata una cosa positiva. Qui le cose cambiano ogni dodici mesi e va fronteggiata anche la pirateria. Tra l’altro, pure i contratti all’estero sono bassi. Bisognerebbe cedere i diritti a un unico concorrente al prezzo più alto. Superlega? È stato lo strumento per far dire all’Europa che non esiste il monopolio".

  • "DEVO DECIDERE IO, NON I PROCURATORI"

    "Le società devono poter essere i procuratori dei propri calciatori: se ingaggio un ragazzo di 17 o 18 anni, non posso fargli soltanto cinque anni di contratto, ma devo essere libero di metterlo sotto contratto per sette-otto anni. E se poi alla fine del periodo contrattuale vuole andare via, allora può andare. Devo decidere io, non i procuratori".

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