Diceva lo scrittore Tiziano Terzani che "le rivoluzioni costano carissime, richiedono immensi sacrifici e perlopiù finiscono in spaventose delusioni". Non si riferiva al calcio, evidentemente. Ma è un po' quel che è accaduto al Milan in sei mesi turbolenti e pieni di cose da raccontare.
Questa sera la squadra di Sergio Conceição affronta il Torino in casa sua. Ovvero lo stesso avversario contro cui ha aperto la propria stagione: lo scorso 17 agosto i granata di Vanoli arrivavano senza paura a San Siro, prendendo possesso del campo, andando in vantaggio di due reti e venendo raggiunti chissà come soltanto in pieno recupero.

Bene: da quel giorno, in pratica, è cambiato non tutto ma quasi. Dall'allenatore al centravanti, passando per diversi giocatori e per il modo di intendere l'undici titolare. In panchina quella sera, per dire, non c'era Conceição: sedeva l'altro portoghese Paulo Fonseca.
Ma è una rivoluzione che, fin qui, ha prodotto più delusioni che gioie. Anche se nel conto vanno inserite le notti del derby di campionato e di Madrid e pure un trofeo, la Supercoppa Italiana: troppo poco per chi attualmente occupa il settimo posto.
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