Pensi a Napoli-Barcellona e, quasi per associazione di idee, un termine si palesa nella mente: "eliminazione". Anche se si dovrà attendere la gara di ritorno, in programma a metà marzo per averne la certezza.
Del resto la stagione del Napoli è disastrosa: in campionato gli azzurri sono noni, lontani da una piazza Champions. Hanno già cambiato per due volte l'allenatore, faticano a racimolare anche solo un punto praticamente contro chiunque. Sabato, per dire, si sono salvati al 90' contro il Genoa dopo aver faticosamente ribaltato un altro svantaggio due settimane prima, contro il Verona.
E poi è apparentemente troppo forte il Barça, nonostante tutti i suoi problemi. Le uniche due doppie sfide europee, non a caso, sono andate ai catalani: prima nel 2019/20, in Champions League, quindi nell'Europa League di due stagioni dopo.
Eppure il Napoli ci crede. E ha il dovere di farlo. Non foss'altro perché in 180 minuti complessivi può accadere di tutto, diversamente da un campionato dove è necessaria una costanza di rendimento che gli azzurri non hanno. Ma non è solo questo: c'è anche altro a spingere la squadra di Francesco Calzona verso l'impresa.
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