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NapoliGetty Images

Dal rientro di Osimhen all'esempio della Lazio: perché il Napoli deve credere all'impresa contro il Barcellona

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Pensi a Napoli-Barcellona e, quasi per associazione di idee, un termine si palesa nella mente: "eliminazione". Anche se si dovrà attendere la gara di ritorno, in programma a metà marzo per averne la certezza.

Del resto la stagione del Napoli è disastrosa: in campionato gli azzurri sono noni, lontani da una piazza Champions. Hanno già cambiato per due volte l'allenatore, faticano a racimolare anche solo un punto praticamente contro chiunque. Sabato, per dire, si sono salvati al 90' contro il Genoa dopo aver faticosamente ribaltato un altro svantaggio due settimane prima, contro il Verona.

E poi è apparentemente troppo forte il Barça, nonostante tutti i suoi problemi. Le uniche due doppie sfide europee, non a caso, sono andate ai catalani: prima nel 2019/20, in Champions League, quindi nell'Europa League di due stagioni dopo.

Eppure il Napoli ci crede. E ha il dovere di farlo. Non foss'altro perché in 180 minuti complessivi può accadere di tutto, diversamente da un campionato dove è necessaria una costanza di rendimento che gli azzurri non hanno. Ma non è solo questo: c'è anche altro a spingere la squadra di Francesco Calzona verso l'impresa.

  • Osimhen NapoliGetty

    RIECCO OSIMHEN. FINALMENTE

    Il rientro di Victor Osimhen, finalmente tornato dalla Coppa d'Africa e finalmente a disposizione, è un toccasana dal valore nemmeno quantificabile. In sintesi: assieme a Khvicha Kvaratskhelia si tratta del calciatore più forte del Napoli, del vero fuoriclasse presente in rosa, del centravanti affamato con qualcosa in più rispetto ai concorrenti, i pur bravi Simeone e Raspadori.

    Rudi Garcia lo ha avuto poco a disposizione, causa infortunio. Walter Mazzarri pure. Il clamoroso flop del Napoli campione d'Italia in carica, alla fine, si può spiegare anche così. In questa stagione il nigeriano, pur non toccando le vette altissime di quella passata, ha comunque messo a segno 8 goal in 18 presenze tra tutte le competizioni: quasi una ogni due partite.

    Toccherà a lui indossare i panni di Superman. Toccherà a lui prendersi sulle spalle la responsabilità di dare quel plus che, dal punto di vista collettivo, fino a oggi è quasi sempre mancato.

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  • IL BARCELLONA È BATTIBILE

    Detto in poche parole: il Barcellona non è nemmeno lontano parente rispetto all'armata di Pep Guardiola prima e Luis Enrique poi. In Liga è terzo, con otto punti di distacco dalla capolista Real Madrid. E assieme al Getafe ha la peggior difesa delle prime 10, con 34 reti al passivo.

    Certo, la squadra di Xavi si è ripresa dopo il clamoroso capitombolo interno contro il Villarreal di fine gennaio (3-5), la serata in cui l'allenatore ha preannunciato l'addio al termine della stagione: invece di sfaldarsi completamente i catalani si sono ritrovati, infilando tre vittorie e un pareggio. Però quel pari, un pirotecnico 3-3, è arrivato addirittura contro il Granada, formazione in piena zona retrocessione.

    In mezzo al campo il sostituto di Sergi Busquets è un... difensore, ovvero Andreas Christensen, reinventato regista da Xavi. Mentre Politano potrà sfruttare l'assenza di un terzino mancino nella propria zona di campo: sia Balde che Marcos Alonso sono fuori uso, e così a sinistra giocherà Cancelo.

    Insomma: il Barcellona è pur sempre il Barcellona. E provoca qualche ansia soltanto a nominarlo. Però, al contempo e diversamente da tante versioni vincenti del recente passato, è e deve essere considerato battibile.

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  • 20240220 Francesco Calzona(C)Getty Images

    CALZONA E L'EFFETTO SORPRESA

    "Il Napoli ha cambiato allenatore in maniera sorprendente, a 24 ore dalla partita, ma avranno avuto i loro motivi. L'allenatore conosce l'ambiente, ha già lavorato qui. Non sarà semplice preparare la gara, perché il cambio non ci fa capire che approccio avranno".

    Xavi è rimasto spiazzato dalla decisione del Napoli di affidarsi a Francesco Calzona a poche ore dalla gara d'andata. Ed in effetti è uno scenario a cui non si assiste spesso nel calcio. Ma l'effetto sorpresa, quell'effetto sorpresa che il tecnico del Barcellona non ha negato, potrebbe rappresentare una carta importante da giocare a favore del Napoli.

    Di solito funziona proprio così, quando un club cambia allenatore: scatta qualcosa, quella molla interiore nei calciatori, che permette di lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare da zero. Anche Mazzarri aveva vinto all'esordio, peraltro su un campo difficilissimo come quello di Bergamo.

  • L'ESEMPIO DELLA LAZIO

    Napoli-Barcellona come Lazio-Bayern. Più o meno. Ovvero una squadra sfavorita (l'italiana) contro una favorita (la straniera). Nettamente, almeno sulla carta, nel caso della doppia sfida tra biancocelesti e tedeschi, forse meno in quest'altra situazione.

    A ogni modo, l'esempio della Lazio vincente sul Bayern può e deve ispirare il Napoli. La squadra di Maurizio Sarri ha sofferto, ha stretto i denti, sarebbe potuta andare in svantaggio, ma non si è disunita. E alla fine ha chiuso i primi 90 minuti in vantaggio grazie a un calcio di rigore di Ciro Immobile, con conseguente espulsione di Upamecano.

    Questo è il modello che il Napoli dovrà seguire per sconfessare i pronostici. E, magari, per far decollare per la prima volta una stagione che fin qui non ha prodotto gioie. Del resto i quarti di finale sono lì, ad appena due passi.

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