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GOAL ITALIA Sommer InterGetty GOAL

Cosa è stato Yann Sommer per l'Inter (e perché è stato criticato anche quando non era necessario)

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Yann Sommer ha sempre avuto l'aria, e la considerazione fin troppo frettolosa, di uno un po' "passato per caso". "Di passaggio". Di un calciatore destinato alla transizione: di una promessa momentanea e mai fissa.

E, forse, lo pensavano anche quando, appena arrivato in Germania, gli hanno conferito l'appellativo di "portiere bonsai", focalizzandosi sostanzialmente solo sull'altezza, ignorando la particolarità e il metodo che si celano dietro alla sua cura, l'attenzione continua che richiede e il significato ultimo che questa pianta, un piccolo albero, intreccia alla sfera più complessa e teorica della filosofia orientale. Lo Zen.

Anche all'Inter è sembrato "di passaggio". È sembrato.

Arrivato all'indomani di una delle delusioni più intense della storia recente dei nerazzurri e dopo un doppio addio che ha sostanzialmente "scoperto" la porta: salutati Samir Handanovic e, soprattutto, André Onana hanno scelto lui, reduce da anni al Bayern Monaco in cui, indovinate, è parso "di passaggio". Di transizione, in attesa del ritorno del miglior Manuel Neuer.

Forse è questo il destino che spetta ai portieri. Un ruolo "complesso" che Sommer ha spiegato nei tre anni vissuti a Milano. Come i suoi predecessori, con qualche critica di troppo.

  • IL CAPRO ESPIATORIO PERFETTO

    Negli ultimi mesi della sua esperienza all'Inter Yann Sommer non è riuscito a sfuggire a uno dei più ingenerosi e sostanzialmente inutili appellativi rivolti a un portiere che ha giocato regolarmente, da titolare, in due delle squadre più importanti d'Europa: quello di "sedia".

    Neanche Samir Handanovic ci era riuscito, anzi. A lui era toccato pure farsi carico della definizione di "parata laser" per alcuni suoi interventi mancati, pur avendo più volte salvato le sorti della porta nerazzurra.

    Per Sommer, se vogliamo, è stato ancor più complesso del suo predecessore se si considera, come detto, che al momento del suo arrivo l'Inter aveva da poco perso una finale di Champions League (giocata bene), conquistata grazie alle parate di André Onana.

    Lo svizzero, un po' come Handanovic, non è un tipo molto appariscente, poi.

    Il numero di interventi pubblici in italiano è aumentato nel corso degli anni, ma è l'idea di transizione trasmessa al momento del suo ingaggio che potrebbe aver condizionato l'approccio dei tifosi nei suoi confronti.

    Quando arriva a Milano Sommer ha 34 anni e va per i 35. Per dire, Handanovic firma all'età di 28 anni ed era normale aspettarsi un progetto duraturo costruito sulla sua figura, come poi è stato. Nel caso dello svizzero no.

    La natura stessa del contratto e le dinamiche di quell'estate del 2023, la trattativa per il pagamento della clausola al Bayern Monaco e gli altri nomi che venivano accostati con insistenza ai nerazzurri facevano pensare a un legame destinato alla naturale conclusione nel giro di poche stagioni. A un ricambio generazionale che, prima o dopo, sarebbe stato messo in atto, a discapito dello svizzero.

    L'immagine scelta dai profili social dell'Inter per salutarlo, però, ci dice anche che qualche pagina di storia nerazzurra Sommer l'ha scritta. E allora perché è stato criticato così tanto?


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  • I NUMERI DA TOP

    Alla sua prima stagione all'Inter Yann Sommer vince la classifica relativa alle porte inviolate della Serie A 2023/24: 19. È un numero importante per un debuttante nel massimo campionato italiano, ma è parte di un'annata dominata dalla formazione di Simone Inzaghi, quella della seconda stella conquistata aritmeticamente contro il Milan a San Siro a fine aprile.

    È fondamentale ricordare l'impatto dello svizzero in nerazzurro perché, per dirne una, pur non essendo il più carismatico dei tre, né André Onana, né Samir Handanovic e neppure Julio Cesar, per citare uno dei suoi predecessori che ha fatto la storia del club, sono riusciti a concludere tante partite senza subire goal in Serie A in una stagione (Handanovic era arrivato a 17 nei campionati 2017/18 e 2018/19).

    L'annata, almeno in Europa, termina agli ottavi di finale di Champions League contro l'Atletico Madrid. Il voto, comunque, non può che essere positivo.

    La seconda stagione all'Inter per Sommer è anche quella dell'arrivo del suo erede, Josep Martinez, ma lo svizzero mantiene ovviamente la titolarità, pur concedendo qualcosa in più (32 goal subiti a fronte delle 13 porte inviolate, rispetto ai 19 goal subiti e i 19 clean sheet dell'anno precedente).

    Chiaramente viene risucchiato, come tutti, dal vortice degli eventi che porterà l'Inter di Inzaghi a perdere sia la corsa alla Coppa Italia, sia quella allo Scudetto. E, infine, la finale di Champions League contro il PSG.

    A Monaco di Baviera, però, i nerazzurri ci arrivano soprattutto grazie a lui e alle sue parate contro il Barcellona: quella su Lamine Yamal la più difficile.

    "Perché era più vicino", ha spiegato poche settimane fa a RSI.

    È la sintesi dell'intervento perfetto: Yamal è un fenomeno. Si avvicina, entra in area e fa partire un rapidissimo mancino a giro che Sommer devia in angolo, costringendo Alessandro Bastoni a esultare in maniera plateale.

    La terza e ultima stagione in nerazzurro non è la più difficile dal punto di vista numerico, quanto da quello mentale. Sullo svizzero iniziano a piovere critiche già dal Derby d'Italia perso all'Allianz Stadium a metà settembre, con 4 goal subiti. Un chiaro e semplice flashback di quanto capitato ad Handanovic nella stagione 2022/23: c'è chi parla di insicurezza, chi di un momento perfetto per l'avvicendamento in porta a favore di Martinez.

    Gli eventi che hanno visto, suo malgrado, protagonista il portiere ex Genoa hanno frenato forse un cambio generazionale di cui, possiamo dirlo, non c'era bisogno in maniera così urgente come, al contrario, pensavano i tifosi nerazzurri.

    Insomma: adesso, con due trofei in bacheca, è facile scordare i dubbi e le perplessità generate dall'addio di Simone Inzaghi e la fragilità, soprattutto difensiva, della primissima Inter di Cristian Chivu. Non era facile, possiamo ammetterlo adesso, no?

    Vogliamo essere più concreti, pur sapendo che il calcio non è tutto numeri e dati: Sommer lascia l'Inter con 66 porte inviolate e 120 goal subiti in 139 partite complessive. E quattro trofei: due Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Alla faccia di chi lo considerava solo di passaggio.

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  • UN RUOLO SEMPRE PIÙ PRECARIO

    Che il portiere debba parare, e pensare solo a quello, come sostiene qualcuno, possono anche non esserci grandi dubbi. Se gli altri giocatori in campo non possono usare le mani, qualcuno dovrà pur farlo. Il calcio moderno, comunque, ci ha già ampiamente mostrato che non esistono portieri "perfetti".

    Persino Gianluigi Donnarumma, considerato globalmente il migliore al mondo (insieme a Thibaut Courtois) vive con regolarità dei momenti non troppo positivi, risultando ugualmente decisivo in più circostanze.

    E non viene certo definito una "sedia" se alcune volte rimane piantato su se stesso. Ci mancherebbe.

    Non si comprende, allora, perché Yann Sommer sia stato così tanto criticato negli ultimi mesi se non provando, con uno sforzo mentale, a mettersi nei panni di chi, come chi scrive, non ha mai giocato in porta in Serie A, o a livello professionistico. È sempre più facile prendersela col portiere.

    Sempre, in qualsiasi categoria: è sempre la cosa più immediata, a ogni goal subito. Poco importa se il tiro sia imparabile, se ci siano cinque giocatori ad affollare l'area di rigore e a ostruire la visuale di chi deve respingere. La conclusione è che se sei un portiere, evidentemente, devi farti carico delle primissime critiche che arrivano.

    Pure con diversi titoli vinti, pure avendo sostituito Manuel Neuer al Bayern Monaco. Pure avendo portato in finale la tua squadra con una parata quasi impossibile su uno dei più forti giocatori al mondo, imprendibile per molti dei tuoi colleghi. Figuriamoci per chi sta seduto sul divano.

    Pure se al tuo arrivo al Borussia M'Gladbach ti hanno definito il "portiere bonsai", dopo un'amichevole, ignorando che un bonsai, nella filosofia orientale, rappresenta la pazienza e il tempo.

    Perché a quasi 38 anni e con pochi anni di carriera davanti (lo ha precisato lui, non noi), e soprattutto dopo l'addio ufficiale all'Inter, Yann Sommer può dire di aver fatto il suo lasciando agli altri il compito di ignorare le condizioni speciali che servono per curare un bonsai e confermando la precarietà di un ruolo, quello del portiere, che ha dovuto rinunciare nel tempo alle copertine e ai complimenti. Da uomini soli. Ma questo lo sapete già.

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