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3X3 12a giornata

Chivu e i cambi nel derby: è responsabile della sconfitta? Dove sarebbe la Roma senza Gasperini? Cinque squadre in 3 punti: Serie A spettacolare o livello basso?

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  • Chivu e i cambi nel derby: è responsabile della sconfitta?
  • Dove sarebbe la Roma senza Gasperini?
  • Cinque squadre in 3 punti: Serie A spettacolare o livello basso?

Tre domande a tre giornalisti di GOAL sulla decima giornata di Serie A: le risposte di Alessandro De Felice, Marco Trombetta e Stefano Silvestri nel nostro 3X3.

  • Cristian Chivu InterGetty Images

    Chivu e i cambi nel derby: è responsabile della sconfitta?

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  • "Più che scelte discutibili... delle vere e proprie sentenze"

    Alessandro De Felice - Scelte delicate in pochi secondi. Il ruolo dell’allenatore genera continuamente bivi che cambiano il destino e indubbiamente le decisioni di Chivu hanno inciso sul risultato finale in occasione di Inter-Milan. In un solo colpo il romeno perde il primo derby, il primo posto e il terzo scontro diretto. “Non posso cambiare i giocatori?” ha risposto un po’ stizzito in conferenza stampa alla domanda sulla sostituzione di Lautaro Martinez. I suoi cambi, però, hanno generato molti dubbi e perplessità ancora irrisolte. L’uscita dal campo del Toro sul risultato di svantaggio risulta alquanto singolare, per valore specifico del match, necessità di andare a cercare con forza il goal e peso tecnico e di leadership del capitano. 

    Così come l’ingresso di Diouf, vero e proprio oggetto misterioso della campagna acquisti estiva dell’Inter, preferito a Frattesi. Un segnale forte di bocciatura per l’ex Sassuolo che però non ha sortito l’effetto sperato da Chivu, con l’ex Lens che non è riuscito a dare qualità, inserimenti e creare pericoli come sperato. Senza dimenticare la questione vice Dumfries: adattato in un ruolo non propriamente suo, Carlos Augusto ci ha provato ma non è riuscito ad incidere, con Chivu che però ha preferito tenere in panchina per tutti i 90 minuti Luis Henrique piuttosto che inserirlo per provare a creare pericoli in quella zona di campo e mandare in campo un calciatore nel suo ruolo naturale. Scelte discutibili e quasi vere e proprie sentenze da parte di Chivu dopo un derby perso che può lasciare strascichi sulla sua Inter.

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  • Gasperini Cremonese RomaGetty Images

    Dove sarebbe la Roma senza Gasperini?

  • “Un allenatore incide per il 20-30% su una squadra? Non lui”

    Stefano Silvestri - Dicono che un allenatore incida per il 20%, forse il 30, sul rendimento di una squadra. Ma dipende sempre dalla squadra e dipende dall’allenatore. Gian Piero Gasperini è uno dei migliori tecnici in Italia e in Europa e la Roma, pur senza essere in Champions League e senza giocarla da anni, ha fatto un colpaccio nell’assicurarselo in estate. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i giallorossi sono primi mentre l’Atalanta, che col Gasp si era perennemente stabilizzata ai vertici per un decennio circa, è crollata sotto il peso dei ricordi. Per cui sì, ci sono allenatori che incidono più del 20 o 30% su una squadra. E lui è uno di questi.

    La controprova non esisterà mai, ovviamente, ma è lecito pensare che forse la Roma non sarebbe dove sarebbe con un altro allenatore. Perché sì, la mano di Gasperini si sta effettivamente vedendo in questi primi mesi: nei movimenti della squadra, negli inserimenti dei centrocampisti, nei collegamenti tra il terzo di difesa e l’esterno destro (Mancini e il rinato Celik), in tanti piccoli aspetti su cui l’ex tecnico nerazzurro ha insistito durante il precampionato e poi nelle prime settimane stagionali. Ma anche nella capacità di leggere le partite: senza Dovbyk e Dybala e con Ferguson reduce da un infortunio, ad esempio, il Gasp ha capito che piazzare Baldanzi a fare il falso nove avrebbe mandato in tilt la difesa della Cremonese. E così è stato, un po’ come quando un anno fa aveva lasciato in panchina Retegui a Napoli, vincendo 3-0 con l’Atalanta. 

    Poi, chiaro, servono i campioni: Soulé lo è, Dybala se stesse bene lo sarebbe. Ma Gasperini non ha più Lookman, non ha più De Ketelaere, non ha più il capocannoniere Retegui: ha un Ferguson che solo ora si è sbloccato e un Dovbyk che, prima di farsi male, aveva complessivamente deluso. Così ha fatto di necessità virtù, puntando forte sulla difesa più che sull’attacco, un inedito totale pensando ai suoi anni bergamaschi. Anche Svilar, a proposito, è un campione: lo ha dimostrato pure allo Zini. Ma il resto della rosa è formato da buoni o al massimo ottimi elementi, ed è per questo che il primo posto va sottolineato ed esaltato, anche se siamo solo alla dodicesima giornata. E in questo senso, alla fine, poco importa se la Roma lotterà o meno per lo Scudetto.

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  • Napoli AtalantaGetty Images

    Cinque squadre in 3 punti: Serie A spettacolare o livello basso?

  • "La Roma è in vetta e l'Inter ha le stesse sconfitte della Cremonese, vedete un po'... "

    Marco Trombetta - Da spettatore neutrale, quello di quest'anno, è sicuramente un bel campionato. Cinque squadre in tre punti, partite sempre imprevedibili e classifica che cambia praticamente ogni giornata. Ma se guardiamo la Serie A attuale con l'occhio critico degli addetti ai lavori la scenario cambia.

    La Roma prima in classifica solitaria dopo 12 giornate, con tutto il rispetto per il lavoro di Gasperini, è la fotografia di un livello complessivo che si sta abbassando sempre di più. Nei primi due posti ci sono due squadre che giocano praticamente senza attaccanti (l'altra è il Milan di Allegri) e l'Inter è a -3 dalla vetta nonostante abbia racimolato già quattro sconfitte, le stesse delle neopromosse Pisa e Cremonese.

    La verità è che in Serie A basta ormai relativamente poco per provare a competere per lo Scudetto. A prescindere dalla reale qualità della rosa. La combo perfetta, in particolare, è avere un allenatore top e non giocare le coppe, come dimostrato dal Napoli nell'ultima stagione e dal Milan in questa. L'equilibrio e il livellamento non è sempre sinonimo di qualità. Sicuramente, continuando di questo passo, ci divertiremo quest'anno. Ma le '7 sorelle', beh, quelle erano un'altra cosa. 

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