Stefano Silvestri - Dicono che un allenatore incida per il 20%, forse il 30, sul rendimento di una squadra. Ma dipende sempre dalla squadra e dipende dall’allenatore. Gian Piero Gasperini è uno dei migliori tecnici in Italia e in Europa e la Roma, pur senza essere in Champions League e senza giocarla da anni, ha fatto un colpaccio nell’assicurarselo in estate. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i giallorossi sono primi mentre l’Atalanta, che col Gasp si era perennemente stabilizzata ai vertici per un decennio circa, è crollata sotto il peso dei ricordi. Per cui sì, ci sono allenatori che incidono più del 20 o 30% su una squadra. E lui è uno di questi.
La controprova non esisterà mai, ovviamente, ma è lecito pensare che forse la Roma non sarebbe dove sarebbe con un altro allenatore. Perché sì, la mano di Gasperini si sta effettivamente vedendo in questi primi mesi: nei movimenti della squadra, negli inserimenti dei centrocampisti, nei collegamenti tra il terzo di difesa e l’esterno destro (Mancini e il rinato Celik), in tanti piccoli aspetti su cui l’ex tecnico nerazzurro ha insistito durante il precampionato e poi nelle prime settimane stagionali. Ma anche nella capacità di leggere le partite: senza Dovbyk e Dybala e con Ferguson reduce da un infortunio, ad esempio, il Gasp ha capito che piazzare Baldanzi a fare il falso nove avrebbe mandato in tilt la difesa della Cremonese. E così è stato, un po’ come quando un anno fa aveva lasciato in panchina Retegui a Napoli, vincendo 3-0 con l’Atalanta.
Poi, chiaro, servono i campioni: Soulé lo è, Dybala se stesse bene lo sarebbe. Ma Gasperini non ha più Lookman, non ha più De Ketelaere, non ha più il capocannoniere Retegui: ha un Ferguson che solo ora si è sbloccato e un Dovbyk che, prima di farsi male, aveva complessivamente deluso. Così ha fatto di necessità virtù, puntando forte sulla difesa più che sull’attacco, un inedito totale pensando ai suoi anni bergamaschi. Anche Svilar, a proposito, è un campione: lo ha dimostrato pure allo Zini. Ma il resto della rosa è formato da buoni o al massimo ottimi elementi, ed è per questo che il primo posto va sottolineato ed esaltato, anche se siamo solo alla dodicesima giornata. E in questo senso, alla fine, poco importa se la Roma lotterà o meno per lo Scudetto.