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Pavoletti Cagliari FrosinoneGetty Images

Chiamatelo Cesarini: Leonardo Pavoletti e l'arte di segnare in extremis

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Leonardo Pavoletti è uno che sa bene cosa voglia dire rialzarsi. Lui che ha vissuto sulla propria pelle il dramma di un crociato rotto, non una ma due volte. Lui che per il Cagliari ha lasciato la Serie A per la Serie B. Che in A ci è tornato, con le proprie mani e i propri piedi. E che la A, ora, vuole tenersela stretta.

Ha fatto alle telecamere il segno della V con le dita, Pavoletti, dopo aver trascinato i sardi alla prima vittoria stagionale. Trascinato, sì. Perché la squadra di Ranieri era sull'orlo del baratro: all'inizio del secondo tempo il Frosinone dell'ex Di Francesco conduceva per 3-0, sulle ali di un Soulé sempre più decisivo e sempre più leader nonostante la giovane età.

Pavoletti, di contro, non è più (calcisticamente) giovane. Ha 34 anni, a novembre ne compirà 35. Ma ha ancora la voglia di un ragazzino e il desiderio di dimostrare a tutti, i cagliaritani e Claudio Ranieri in primis, di poter ancora essere utile.

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    L'ARTE DEL GOAL IN EXTREMIS

    Pavoletti non segnava da una vita. Dallo scorso 11 giugno, per la precisione. Solo che quello non era stato un goal banale, anzi: il suo guizzo aveva strozzato l'urlo promozione nelle gole dei giocatori del Bari e del San Nicola, regalando al Cagliari una promozione entusiasmante quanto inattesa. O meglio: entusiasmante perché così inattesa.

    Poi il problema muscolare accusato alla seconda giornata contro l'Inter, niente a che vedere con gli infortuni al ginocchio però insomma, nemmeno un buon modo di iniziare una stagione. La concorrenza di Petagna, il minutaggio non sempre alto, l'unica titolarità a metà settembre contro l'Udinese.

    Fino al mezzogiorno di fuoco col Frosinone. 3-0 per i ciociari, poi 4-3 per il Cagliari e il ritorno della speranza. Pavoletti ne ha segnati due, entrambi nel recupero, entrambi decisivi. Forse si sarebbe accontentato di uno, ma ha scelto di osare. E ha avuto ragione.

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  • "PA-VO-LET-TI! PA-VO-LET-TI!"

    Il simbolo di cosa rappresenti questa vittoria per il Cagliari, e questa doppietta per Pavoletti, è dato da quel che è successo prima della classica intervista post-partita che 'Sky Sport' riserva al man of the match.

    Il centravanti livornese ci ha messo un po', a piazzarsi davanti alla telecamera. Prima doveva godersi pienamente l'urlo di giubilo del pubblico rossoblù nei suoi confronti, un "Pa-vo-let-ti!, Pa-vo-let-ti!" durato diversi secondi. Mani alzate per ringraziare, sorrisone a trentadue denti, poi via con i pensieri e le parole.

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  • Pavoletti Cagliari FrosinoneGetty Images

    "SENTO CATTIVERIE ECCESSIVE"

    "Sassolini nella scarpa? Il giusto - ha detto Pavoletti - Arrivo a una certa età in cui vorrei giocare di più. Capisco che non sempre posso giocare, ma sento delle cattiverie eccessive. Io sono un ragazzo che dà tutto, sia che giochi o che non giochi, e cerco sempre di fare goal per me, per i miei compagni, per la mia famiglia.

    Cagliari è casa mia, l'ho sempre detto. È il minimo che posso fare per loro, ma purtroppo l'età, la condizione e anche questo caldo non mi aiutano. Operò lavoriamo per arrivare a questa benedetta salvezza: ce la meritiamo tutti”.

  • COSA RISERVERÀ IL FUTURO

    Lo ha confessato lo stesso Pavoletti: l'età è quella che è, la condizione idem. E pure la concorrenza nell'attacco cagliaritano non aiuta: c'è l'altro centravanti Petagna, c'è Luvumbo, c'è Oristanio (splendido il sinistro che ha riaperto ogni discorso) e c'è pure un Lapadula ormai sulla via del recupero completo.

    Però c'è anche Pavoletti. Uomo spogliatoio e uomo della provvidenza. Quando serve un miracolo, lui c'è. Che sia al San Nicola in una finale playoff o in un anticipo di mezzogiorno e mezzo alla Unipol Domus. Sempre, e rigorosamente, quando la sabbia sta ormai per compiere il proprio percorso nella clessidra.

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