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Manchester City MansourGetty Images

Chi è il proprietario del Manchester City e come funziona il City Football Group?

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Dominare il mondo. Almeno quello del calcio. Questo è l'obiettivo di base del Manchester City e della sua ambiziosa proprietà, che nel corso degli ultimi quindici anni ha costruito una vera e propria galassia di squadre sparse in giro per il pianeta.

Ora i Citizens si sono conquistati sul campo la seconda possibilità della loro storia di poter conquistare la Champions League. Un traguardo imprescindibile nel percorso di consolidamento e affermazione come principale holding calcistica globale.

Ma chi è il proprietario del Manchester City e da quante squadre è composto il City Football Group?

  • CHI E' IL PROPRIETARIO DEL MANCHESTER CITY?

    A capo di tutto c'è Mansur bin Zayed Al Nahyan Mansour, tra i membri più illustri ed esposti della famiglia reale di Abu Dhabi.

    Prossimo ai 53 anni, membro della famiglia reale emiratina, padre di tre figli frutto di due matrimoni ben distinti, il suo patrimonio è stimato intorno ai 19 miliardi di euro, il che lo rende uno dei proprietari più facoltosi del panorama calcistico mondiale.

    Nel 1993 si laurea in relazioni internazionali negli Stati Uniti, per poi far rientro negli Emirati Arabi e iniziare la sua duplice carriera nel mondo dell'imprenditoria e della politica.

    Mansour è proprietario dell'Abu Dhabi United Group for Development and Investment, società di investimento tramite la quale ha acquisito il Manchester City nel 2008.

    Attualmente detiene una lunga serie di cariche politiche emiratine, tra cui quella di vicepresidente e ministro degli affari presidenziali.

    Ministero che potrebbe più semplicemente chiamarsi "Affari di famiglia", dato che suo fratello Mohamed bin Zayed Al Nahyan è il presidente degli Emirati, mentre una delle sue moglie è la figlia del primo ministro Mohammed bin Rashid Al Maktoum.

    Gli intrecci familiari lo legano inoltre a Tamim bin Hamad Al-Thani, sceicco qatariota proprietario del Paris Saint-Germain nonché suo cugino.

    Come detto, il proprietario della galassia City è il ricchissimo sceicco emiratino, che alle presidenze delle squadre acquisite dal gruppo ha messo suoi uomini di fiducia.

    Del Manchester City si occupa Khaldun Khalifa Aḥmad al-Mubarak, potentissimo esponente del Governo di Abu Dhabi.

    Ma quello inglese non è l'unico club gestito in prima persona da al-Mubarak, tra gli uomini più influenti nella ristretta cerchia familiare-presidenziale della famiglia emiratina proprietaria del City Group.

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  • NON SOLO MANSOUR

    Pur essendo azionista di maggioranza con oltre l'80% di quote detenute tramite la compagnia Newton Investment and Development, lo sceicco emiratino non è l'unico investitore del CFG.

    Nel cda della società a responsabilità limitata ha partecipato a lungo il fondo d'investimento China Media Capital, che ha poi gradualmente ridotto il suo impegno fino a scendere a un solo punto percentuale di quote detenute.

    Il resto sono state cedute in parti uguali alla stessa Newton Investments e alla statunitense Silver Lake Partners, salita al 18,16% di quote.

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  • Khaldoon Al Mubarak, Chairman of Manchester City, poses for a photograph with the Premier League Trophy and Pep Guardiola, Manager of Manchester CityGetty Images

    INVESTIMENTI E SUCCESSI

    L'acquisto del Manchester City è coinciso con una massiccia campagna di rafforzamento, perorata a suon di milioni nel corso degli anni con l'obiettivo di far diventare i Citizens una potenza del calcio inglese ed europeo.

    Il primo grande colpo della nuova proprietà fu Robinho, acquistato dal Real Madrid per 42 milioni di euro. Ma l'acquisto che fece capire che qualcosa nelle gerarchie cittadine di Manchester stava cambiando fu il passaggio di Carlos Tevez dallo United al City per 29 milioni nell'estate del 2009.

    Un'acquisizione dal forte carico tecnico, ma soprattutto dall'impatto mediatico elevatissimo. La nuova proprietà entrò nel Gotha della Premier League a gamba tesa, fissando come obiettivo la vittoria del campionato nel minor tempo possibile.

    Che qualcosa sia inevitabilmente destinato a cambiare lo coglie prima degli altri Sir Alex Ferguson, storico allenatore del Manchester United che in un'intervista destinata a passare alla storia definirà i cugini del City "Noisy neighbours", vicini rumorosi.

    "Noisy neighbours are getting louder" sarà la risposta dei tifosi avversari, esposta in uno striscione sbandierato sulle tribune dell'Etihad Stadium poco tempo dopo.

    Dopo l'Apache, arrivarono in ordine sparso David Silva, Mario Balotelli, Yaya Touré, Jerome Boateng e EdinDzeko, messi a disposizione di Roberto Mancini arrivato a gennaio del 2010.

    I risultati non tardano ad arrivare. Nel 2011, al fine di un campionato al cardiopalma, il Manchester City batte il Queens Park Rangers e vince il suo primo campionato a distanza di quarantaquattro anni dall'ultima volta e proprio ai danni del Manchester United.

    Da quel momento in poi il percorso è tracciato. In quindici anni di presidenza i vicini rumorosi diventano il nuovo riferimento calcistico della città.

    Il palmares viene arricchito con sette Premier League, due FA Cup, sei Coppe di Lega e tre Community Shield.

    L'unico obiettivo non ancora raggiunto dal City è la vittoria della Champions League, sfiorata nel 2021 ma persa in favore del Chelsea in finale. Quest'anno la seconda chance della sua storia per portare a casa "The Big One", stavolta contro l'Inter.

  • City Football GroupGetty/GOAL

    DA QUANTE SQUADRE E' COMPOSTO IL CITY FOOTBALL GROUP?

    A partire dal 2008, anno in cui la famiglia reale degli Emirati Arabi ha fatto il suo ingresso nel calcio acquistando il Manchester City, l'impero si è espanso al punto da detenere i pacchetti di maggioranza di ben dieci società.

    Nel 2013, contestualmente alla nascita del City Football Group, viene fondato il New York FC, squadra che milita nella MLS nordamericana.

    Una mossa che proietta il gruppo di Mansour sulla strada delle multiproprietà, in una delle città più iconiche del mondo e dove già un'altra multiproprietà, quella della Red Bull, detiene il New York Red Bulls.

    Sei mesi dopo aver messo un piede negli USA, il CFG si espande anche in Oceania. Viene acquistato il Melbourne Hearts, rinominato prontamente Melbourne City nell'ottica della continuità con le tre squadre che compongono il gruppo.

    La quarta "filiale" diventa il Torque, club che milita in Uruguay, mentre la colonia europea viene arricchita con la squadra spagnola del Girona. L'espansione in tutti i continenti termina con l'acquisto degli indiani del Mumbai City nel 2019.

    Poi la frenata causata dal Covid e un fisiologico momento di assestamento, prima della ripresa con il piede pigiato sull'acceleratore. Tra il 2020 e il 2022 vengono piazzate altre tre pedine sul riquadro europeo e una su quello sudamericano del tabellone del Risiko calcistico in mano a Mansour. Nell'ordine Lommel, Troyes, Palermo e Bahia.

    Oltre ai pacchetti di maggioranza, la holding detiene anche quote in varie percentuali della squadra cinese Sichuan Jiuniu e dei giapponesi Yokohama Marinos. Tutte le strade portano al City Group.

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  • Txiki Begiristain Ferran Soriano Pep GuardiolaGetty

    EL HOMBRE TRANSVERSAL

    Il demiurgo del sistema che opera su scala internazionale per far coinvergere quante più sinergie possibili è Ferran Soriano.

    Già vicepresidente del Barcellona tra il 2003 e il 2008, aveva cercato di creare una squadra equivalente di quella catalana in MLS, comprendendo qualche anno prima del boom che il mercato americano poteva rivelarsi molto fruttuoso per il prodotto calcio.

    Il progetto di dar vita a un Barça a stelle e strisce va però a finire nel dimenticatoio in concomitanza con le dimissioni di Soriano dal club catalano per iniziare la sua nuova esperienza al Manchester City.

    Ancora oggi lo spagnolo detiene un ruolo centrale nella strategia e nella pianificazione a breve, medio e lungo termine dell'intero City Football Group.

    Un hombre transversal, capace di spaziare in più ambiti con grande dimestichezza e riuscendo quasi sempre a portare a casa risultati sportivi ed economici piuttosto tangibili.

  • QUALI SONO GLI OBIETTIVI DEL CITY GROUP?

    Vincere. Sicuramente è in cima alla lista degli ambiziosi vertici della holding multiproprietaria più grande al mondo fin qui. Ma l'obiettivo è arrivarci non solo tramite investimenti faraonici sui calciatori.

    Infrastrutture, organizzazione interna ed esterna, settore tecnico. Tutto viene rivoluzionato nel momento in cui un nuovo club entra a far parte del gruppo. Gli occhi sono tutti rivolti alla casa madre dentro e fuori dal campo.

    L'astro più brillante della galassia mansouriana è ovviamente Pep Guardiola, che è il punto di riferimento per tutti gli allenatori delle squadre del gruppo. A questi ultimi non si chiede ovviamente di replicare il lavoro straordinario del tecnico catalanto, ma di prendere come modello il suo stile di lavoro, ovviamente supportato dall'aiuto di collaboratori stretti.

    C'è poi una forte fetta di investimento destinata al miglioramento delle infrastrutture societarie. A Melbourne furono ricostruiti da zero centro sportivo e uffici commerciali, mentre a Girona si partì da addirittura prima, acquistando un pullman ufficiale da mettere a disposizione del club.

    Il vero scopo del CFG è però diventare una fabbrica di giovani talenti. Grande attenzione viene rivolta ai settori giovanili e all'allestimento di settori specifici tramite il quale trasformare i club detenuti in veri e propri acceleratori di eventi. A dare verdetto su quanto e come si stia lavorando ci pensa sempre e inesorabilmente il campo.

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  • NON E' TUTTO ORO

    Qualche riga più in alto abbiamo parlato dei successi in campo del Manchester City e della crescita sul piano economico e commerciale del club, non senza polemiche.

    Il City è stato al centro di polemiche accanite in passato non avendo rispettato i paletti del Financial Fair Play e nel 2019 quando fu accusato di aver ricorso ad auto-sponsorizzazioni (tollerate solo entro certi margini dalla UEFA) da parte dell'Abu Dhabi United Group, di fatto controllato dalla famiglia reale emiratina di Mansour. Ma in generale il bilancio dell'esperienza britannica del CFG resta positiva e anzi sono già due stagioni che il club chiude in attivo il proprio bilancio.

    I problemi entrano quando si allarga il campo di osservazione. Sommando investimenti e ritorni economici nei club detenuti con varie percentuali, il City Football Group ha accumulato perdite per oltre 850 milioni, di cui 600 negli ultimi 5 anni.

    Un trend negativo che probabilmente peggiorerà ancora con i bilanci della stagione 2022-2023 e che visto meramente nei numeri non giustifica l'investimento del City Football Group nel calcio.

    Ma la geopolitica del terzo millennio è fatta anche di questo e il calcio è diventato un asset strategico per posizionarsi sullo scacchiere internazionale tanto quanto i settori "tradizionali".

    Nell'ultimo ventennio l'Europa è diventata il terreno dove potenze mediorientali, dal Qatar agli Emirati passando per l'Arabia Saudita, si stanno sfidando per ottenere credibilità e rispettabilità a livello mondiale.

    Al momento la UEFA e la FIFA, in costante apnea finanziaria, hanno chiuso più di un occhio di fronte alle violazioni dei diritti umani perpetrate nei tre Paesi sopracitati, alzando ogni tanto la voce ma girandosi prontamente dall'altra parte e accettando anche di andare a disputare un Mondiale in Qatar in pieno inverno stravolgendo per sempre la storia del calcio internazionale.

    Ecco spiegato dunque perché al City Football Group, che ha un enterprise value di quasi 6 miliardi di dollari, non spaventano qualche centinaia di migliaia di euro di rosso. Alla fine della Via della Seta il bottino che li aspetta può rivelarsi ben più sostanzioso.

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