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Castroman ManciniGetty Images

Castroman su Mancini: "Non è mai stato sincero, gli tirai la maglietta in faccia"

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Da eroe del derby a venditore di santini: per Lucas Castroman, che nel 2001 consentì alla Lazio di recuperare una stracittadina dallo 0-2 al 2-2 firmando il pareggio nel finale, la vita è completamente cambiata.

Il pallone, però, scorre ancora nelle vene del quarantaquattrenne ex esterno argentino. Il quale, a poche ore dalla sfida della sua Lazio contro l'Atalanta, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport.

Tanti gli argomenti trattati, così come gli aneddoti: tra questi anche quando Castroman lancio una... maglia addosso a Roberto Mancini, all'epoca suo allenatore in biancoceleste.

  • LA RETE NEL DERBY

    "Se chiudo gli occhi rivedo tutta la scena. Il destro da fuori, l'esultanza, l'abbraccio di una curva, il 2-2 sul tabellone. E il coro tutto mio, sulle note di ‘Macho Man' dei Village People. Ricordo anche la festa nel dopo partita, su una terrazza. I tifosi mi fecero vedere un video con tutti i gol del derby, fino al mio. Ho i brividi".

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  • L'IDOLATRIA DEI TIFOSI

    "Una volta un paio di ragazze mi strapparono una ciocca di capelli. Poi i regali: bicchieri, vassoi, piatti, cene offerte al ristorante. A Roma non riuscivo a passeggiare, mi hanno fatto sentire come un re".

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  • GLI EX COMPAGNI

    "Inzaghi? Non avrei mai pensato di vederlo a questi livelli. Un giorno entrò nel parcheggio di Formello a cento all’ora e tamponò la Ferrari di Hernan Crespo, che nel frattempo stava uscendo. Quante risate. Mihajlovic? Mi costò un paio di Cristal di Champagne. Il primo giorno a Formello lo vidi steso a terra con Fernando Couto: si stavano sfidando sugli addominali. Erano a seicento. Gli dissi che se fossero arrivati a mille gli avrei comprato due bottiglie di champagne. E alla fine ci arrivarono. Stam? Un orsacchiotto. Era alto, grosso e gentilissimo. Io non parlavo inglese, lui non spiccicava una parola di spagnolo. Comunicavano a gesti. Il più forte? Veron. Ma una Lazio così forte non si vedrà più. Eravamo il Manchester City di oggi".

  • IL RAPPORTO CON MANCINI

    “Non è mai stato sincero. Nell'estate del 2003 mi escluse dalla squadra, ma prima del turno preliminare di Champions League contro il Benfica mi richiamò perché si era accorto di avere diversi infortunati. Quando mi chiese di giocare io gli tirai la maglietta in faccia. Pochi giorni dopo andai a Udine".

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  • IL RITIRO

    "Ne avevo abbastanza del calcio. I falsi amici, le false promesse, le truffe. Firmavo accordi per farmi pagare in dollari e mi rifilavano i pesos. Il mio sogno? Diventare allenatore a tempo pieno. Rimpianti? Nessuno. Ho una bella famiglia, la santeria e due figli che tifano Lazio. I gol più belli che ho fatto. Ho un diploma da perito industriale. Faccio un po' di tutto: l'elettricista, l'idraulico, il muratore. In città ho alcuni appartamenti. Quando c'è da ristrutturare aiuto i ragazzi. È il mio antistress".

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