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Bonucci Jorginho Verratti gfxGetty/GOAL

Ieri pilastri, oggi esclusi dall'Italia: Bonucci-Jorginho-Verratti, è la fine di un'era?

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Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Spinazzola; Barella, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. Ce la ricordiamo a memoria, un po' come la filastrocca della Grande Inter. E come potrebbe essere altrimenti? Tu chiamale, se vuoi, emozioni da trionfo europeo.

Poco più di anni se ne sono andati, ma pare una vita intera. Non solo perché nel frattempo l'Italia, la stessa Italia che con Roberto Mancini conquistava Wembley e il continente, ha mancato per la seconda volta consecutiva l'accesso alla fase finale di un Mondiale. Quanto perché tanto, tantissimo, è cambiato. Nella percezione della squadra e negli uomini che quella squadra hanno l'onore e l'onere di formarla.

Date uno sguardo all'ultimo elenco dei convocati di Luciano Spalletti, il secondo del successore del Mancio dal momento del proprio insediamento: se non si tratta di rivoluzione, poco ci manca. E i motivi sono vari e variopinti, a cominciare da tre elementi che nel 2021 formavano la spina dorsale dell'Italia: Leonardo Bonucci, Jorginho e Marco Verratti.

  • Leonardo Bonucci Italy 11162022(C)Getty Images

    BONUCCI E LA CHIAMATA DI SPALLETTI

    Bonucci, intanto. Il gemello perfetto di Giorgio Chiellini, il condottiero di mille battaglie azzurro-bianconere. In estate è stato lasciato da parte dalla Juventus, ci ha litigato e alla fine, dopo un lungo tira e molla, ha accettato di andarsene all'estero: in Germania, all'Union Berlino.

    Solo che il momento continua a essere delicatissimo. Non solo perché Bonucci arriva da un precampionato inesistente, ma anche perché l'Union di quest'anno è clamorosamente crollato a livello di risultati e di rendimento: sette sconfitte su sette, tra Bundesliga e Champions League, dal momento dell'arrivo dell'ex juventino. E in rosa c'è pure Robin Gosens, un'altra stella per un club così umile.

    Un minestrone terribile e acido. E una conseguenza quasi inevitabile: l'esclusione dall'Italia. Momentanea o no, lo diranno i prossimi mesi. Perché con Spalletti nessuno ha il posto assicurato: contano il campo, il minutaggio, il rendimento.

    "Voglio continuare a giocare e mettere in difficoltà Spalletti per la Nazionale - diceva Bonucci a Mediaset qualche settimana fa - La sua telefonata per comunicarmi che non mi avrebbe convocato per queste ultime partite non era un atto dovuto, è stato un gesto che ho apprezzato tantissimo, fa capire il suo spessore umano, la sua sincerità: non avendo avuto una preparazione consona non poteva chiamarmi in azzurro. Me l'aspettavo, non sono scemo. Ma la maglia della Nazionale la sento sulla pelle come quella della Juventus. Farò di tutto per rivestirla".

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  • Jorginho Italy EnglandGetty

    L'INVOLUZIONE DI JORGINHO

    Ricordate quando qualcuno caldeggiava la candidatura al Pallone d'Oro di Jorginho? Bene: dimenticate tutto e tornate con la testa al presente. Un presente che, per l'italo-brasiliano, è decisamente in salita. Sia a Londra, dove da meno di un anno indossa la maglia dell'Arsenal dopo aver fatto lo stesso col Chelsea, che in Nazionale.

    Jorginho era il pilastro dell'Italia campione d'Europa. Gli davi una palla sporca e lui te la ripuliva. Classe, geometrie, velocità di piedi e di pensiero. Poco importa che abbia sbagliato un rigore in finale: abbiamo vinto, tutto dimenticato. E poi un altro rigore - decisivo, altroché - lo aveva già messo a segno nella semifinale contro la Spagna.

    Poi, il crollo. Il rigore sbagliato contro la Svizzera all'andata, quello al ritorno. Quattro punti persi che alla fine hanno fatto tutta la differenza del mondo. Non che coi club sia andata molto meglio: Jorginho ha lasciato il Chelsea per l'Arsenal alla ricerca di spazio, ma in questo avvio di campionato ha giocato titolare solo due volte, una in League Cup e l'altra domenica contro il Manchester City. Troppo poco.

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  • Marco Verratti Italy 03232023(C)Getty Images

    TUTTI I PROBLEMI DI VERRATTI

    E Verratti? L'omaggio tributatogli dal PSG all'indomani del suo trasferimento all'Al Arabi, con tanto di giro di campo e targa commemorativa prima di una partita contro il Nizza, rappresentano un metaforico tappeto che copre la polvere di un rapporto ormai andato. Con la società, ma soprattutto col nuovo allenatore Luis Enrique, che lo avrebbe definito "il prototipo del calciatore che odio".

    Verratti avrebbe rifiutato la convocazione di Spalletti, hanno sussurrato dalla Francia. Falso, ha risposto il commissario tecnico. Rivelando di aver avuto una chiacchierata chiarificatrice al telefono, dopo aver già spiegato durante la conferenza stampa di presentazione che "non potevo convocare ora Verratti e Jorginho: non hanno minuti nelle gambe e non hanno svolto la preparazione".

    Il ragazzino che abbandonava l'Abruzzo per Parigi compirà 31 anni a inizio novembre. Non è più calcisticamente giovane, ma al contempo non è ancora entrato nel rettilineo finale della carriera. Eppure ha accettato di andare a nascondersi in Qatar, lontano dall'Europa, lontano dalla Serie A, lontano dalla Champions League, dopo aver trascorso un'estate da esiliato in casa.

    Capire se tornerà a far parte dei piani di Spalletti è complicato. Qualcosa, nel percorso lineare della sua carriera, pare essersi incrinato. Così come in quella del compagno di mille fraseggi Jorginho. Del doble pivote manciniano, oggi, non è rimasto che uno splendido ricordo.

  • Leonardo Spinazzola ItalyGetty Images

    GLI ALTRI: DA INSIGNE A SPINAZZOLA

    Lasciamo da una parte Giorgio Chiellini: ha detto addio alla Nazionale e si appresta a dire addio anche al calcio giocato. Per il resto, fa una discreta impressione andare a ripescare l'undici tipo dell'Europeo e accorgersi di quanto poco sia rimasto di quella formazione.

    Per Lorenzo Insigne, in difficoltà a Toronto, il capitolo azzurro pare essersi concluso nella triste notte di Palermo contro la Macedonia del Nord. Leonardo Spinazzola, il miglior terzino della manifestazione prima dell'infortunio, è stato lasciato a casa per scelta tecnica. Medesimo discorso per Emerson Palmieri, il sostituto del giallorosso in semifinale e finale.

    A resistere sono Gigio Donnarumma, Giovanni Di Lorenzo, Nicolò Barella e Federico Chiesa. Oltre a Ciro Immobile, che sì, è stato escluso dall'ultima convocazione, ma solo per infortunio e dopo aver indossato la fascia di capitano nella precedente. Cinque elementi su undici: in pratica, una squadra azzerata. Tu chiamala, se vuoi, rivoluzione. E lo è davvero.

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