Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Spinazzola; Barella, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. Ce la ricordiamo a memoria, un po' come la filastrocca della Grande Inter. E come potrebbe essere altrimenti? Tu chiamale, se vuoi, emozioni da trionfo europeo.
Poco più di anni se ne sono andati, ma pare una vita intera. Non solo perché nel frattempo l'Italia, la stessa Italia che con Roberto Mancini conquistava Wembley e il continente, ha mancato per la seconda volta consecutiva l'accesso alla fase finale di un Mondiale. Quanto perché tanto, tantissimo, è cambiato. Nella percezione della squadra e negli uomini che quella squadra hanno l'onore e l'onere di formarla.
Date uno sguardo all'ultimo elenco dei convocati di Luciano Spalletti, il secondo del successore del Mancio dal momento del proprio insediamento: se non si tratta di rivoluzione, poco ci manca. E i motivi sono vari e variopinti, a cominciare da tre elementi che nel 2021 formavano la spina dorsale dell'Italia: Leonardo Bonucci, Jorginho e Marco Verratti.




