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Atalanta e Real Madrid di nuovo di fronte 4 mesi dopo: cos'è cambiato dalla Supercoppa Europea

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Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? E invece, scherzi del calendario e di un girone di Champions League che potenzialmente avrebbe potuto accoppiare chiunque con chiunque purché fosse di una diversa nazione, Atalanta e Real Madrid si ritrovano una di fronte all'altra quattro mesi dopo.

Lo scorso 14 agosto, Atalanta-Real valeva un trofeo: la Supercoppa Europea. Uno scontro impensabile solo pochi anni fa, ma divenuto reale grazie alla strepitosa impresa della Dea, capace di alzare al cielo di Dublino l'Europa League mentre gli spagnoli si preparavano a fare lo stesso con la Champions League a Wembley.


A Copenhagen, quella notte, l'Atalanta è riuscita a resistere per un tempo e passa. Anzi: all'inizio della ripresa ha pure chiamato Courtois a un intervento sensazionale su un colpo di testa di Pasalic. La sliding door della partita è stata tutta qui, alla fine, se è vero che in una decina di minuti il Real si è apparecchiato la vittoria, segnando una prima volta con Valverde e poi una seconda con Mbappé.

Che cos'è cambiato rispetto alla Supercoppa? Parecchio. Sotto tutti i punti di vista. Tanto da far sì che, incredibile ma vero, il pronostico si sia quasi ribaltato a favore dell'Atalanta.

  • UN REAL TRABALLANTE

    Quel "quasi" è d'obbligo, ovvio. Semplicemente perché nessuno può considerarsi davvero favorito contro il Real Madrid, la squadra più titolata d'Europa, i campioni in carica. Però un fatto è indubbio: non tutto per le Merengues è andato secondo le previsioni nelle prime settimane stagionali. Proprio per nulla.

    I risultati sono arrivati a singhiozzo: non tanto in Liga, dove il Real è pur sempre secondo a -2 e con una partita in meno rispetto a un Barcellona i cui passi falsi ormai quasi non si contano, quanto in Champions League. La situazione non è disperata, ma piuttosto complicata: la formazione di Ancelotti ha vinto due partite delle prime cinque e ha perso le altre tre, tra cui quella contro il Milan al Bernabeu.

    Proprio il ko contro i rossoneri, che assieme a quella del derby hanno di contro vissuto la notte migliore di questa prima parte d'annata, ha rappresentato uno dei punti più bassi del 2024/25 madrileno. Vinicius e compagni erano reduci da un altro tonfo interno, il devastante 0-4 contro il Barcellona in un Clásico il cui valore, come sempre, va ben oltre il semplice scontro sportivo.

    I giorni successivi sono stati i peggiori possibili. Tanto che la stampa spagnola, Relevo in primis, ha addirittura lanciato concretamente la notizia di un possibile esonero di Ancelotti. Per ore i nomi di Raul e Santiago Solari sono stati indicati come possibili sostituti. Ma alla fine non se n'è fatto nulla e l'italiano si è tenuto stretto il posto in panchina.

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  • I DOLORI DI MBAPPÉ

    Se il Real come squadra ha vissuto più di un giorno complicato, per la sua stella, ovvero Kylian Mbappé, il discorso non cambia granché. Il fuoriclasse francese, colpo da novanta estivo prelevato a parametro zero dal PSG, non si è inserito nel migliore dei modi nei meccanismi madrileni, anche se le 9 reti segnate in Liga (comunque la metà di quelle di Lewandowski) sembrerebbero suggerire il contrario.

    Mbappé ha appena segnato il goal del definitivo 3-0 con cui il Real Madrid si è imposto in casa del Girona, ma era reduce da due rigori sbagliati nelle precedenti tre partite: due errori che hanno di fatto scavato la fossa alla squadra di Ancelotti, uscita dal campo senza punti sia contro il Liverpool che contro l'Athletic.

    A complicare il tutto è stata la misteriosa mancata convocazione di Didier Deschamps per le partite di novembre della Francia, la seconda delle quali contro l'Italia. Decisione presa, come spiegato dal commissario tecnico, "perché credo sia meglio così".

    "Kylian si sta allenando bene - diceva di lui Ancelotti qualche tempo fa - Sta attraversando un momento difficile, come ognuno di noi. E come tutti, deve pensare che questa è un'opportunità, che se è intelligente può superarla velocemente. È così che si devono affrontare i problemi. Il problema è lo stesso di tutti gli altri: non sta riuscendo a tirare fuori la sua versione migliore. Ma deve vivere questo momento come un'opportunità per essere migliore in futuro. Sono convinto che ce la farà".

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  • LE ASSENZE: UN MONDO CAPOVOLTO

    Anche gli infortuni hanno condizionato in maniera pesantissima le ultime settimane del Real Madrid. Carvajal si è rotto un ginocchio, Militão pure: stagione già finita con diversi mesi d'anticipo per entrambi. E contro l'Atalanta non ci saranno neppure Camavinga e Mendy: altri guai.

    La situazione è parzialmente tornata alla normalità negli ultimi giorni: Bellingham, Vinicius e Rodrygo, altri tre che sembravano a rischio forfait, si sono rimessi regolarmente a disposizione di Ancelotti e a Bergamo ci saranno. E pure Alaba, che non gioca da un anno esatto, è tornato in gruppo e vede il rientro in campo sempre più vicino.

    Ad agosto era tutto il contrario: l'Atalanta era volata verso la Danimarca senza un pezzo da novanta come Koopmeiners, promesso sposo della Juventus, e senza gli infortunati Toloi, Scalvini, Scamacca e Zaniolo. Senza dimenticare che di lì a poco sarebbe scoppiato pure il caso Lookman, comunque rientrato rapidamente. Oggi Scalvini e Scamacca sono ancora out, come Cuadrado, ma Zappacosta è recuperato. E Lookman ha la testa solo a Bergamo.

  • UNO STATO DI FORMA STREPITOSO

    La differenza rispetto a quattro mesi fa è soprattutto nel modo in cui sono cresciute Atalanta e Real Madrid. O meglio: il Real Madrid, per tutti i motivi già elencati, non lo ha fatto, rimanendo ancorato a terra nonostante potenzialità spaventose.

    La Dea, che ad agosto tra un problema interno e l'altro sembrava sul punto di implodere e che in effetti ha iniziato con il freno a mano il campionato, da un mese e mezzo ha iniziato a viaggiare senza fare più fermate: sono 10 le vittorie consecutive ottenute da Retegui e compagni tra tutte le competizioni. Con tanto di primo posto solitario in classifica dopo 15 giornate, un inedito nella storia del club.

    Il manifesto di quel che la squadra di Gasperini può è suddiviso in tante opere d'arte: i devastanti 6-1 al Verona e allo Young Boys, ad esempio, ma anche il 3-0 di Napoli in uno scontro diretto che, di fatto, ha corroborato in maniera definitiva ambizioni e obiettivi di altissima classifica. Così come lo hanno fatto gli ultimi due esami superati in campionato, contro la Roma e il Milan.

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  • MA GASPERINI NON SI FIDA

    Occhio, però: a definire l'Atalanta favorita contro il Real Madrid si rischia diesagerare. Semplicemente perché si parla della squadra più titolata d'Europa, con il giocatore potenzialmente più forte d'Europa, e che l'Europa l'ha conquistata solo pochi mesi fa.

    "Io credo che nessuna squadra quando gioca contro il Real Madrid possa dirsi favorita - ha spiegato non a caso Gasperini nella conferenza stampa della vigilia - questo è un giochino che non è molto importante. Noi sappiamo che arriviamo a giocare una partita di Champions importante per la classifica nostra e loro. La giochiamo a Bergamo, nel nostro stadio. Per la gente di Bergamo è un appuntamento fantastico. Noi dobbiamo isolarci da tutti questi commenti che non ci riguardano e sapere di giocare contro una squadra fortissima con le precauzioni che dobbiamo avere quando si incontra una squadra così".

    La certezza è una sola: l'Atalanta è convinta di avere tutte le carte in regola per compiere l'impresa. Ancor più rispetto ad agosto. Con quella convinzione nei propri mezzi che è tipica delle grandi squadre. E la Dea, ormai, grande lo è da tempo.

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