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Mazzarri RaspadoriGetty

La metamorfosi del Napoli: azzurri in versione operaia

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Il Napoli come un paziente, Walter Mazzarri il suo dottore. Lo 0-0 con la Lazio ha confermato il ribaltone tattico attuato in Supercoppa, col 3-4-2-1 diventato a tutti gli effetti il palliativo con cui curare le ferite post-Scudetto.

A Riyadh approccio ed atteggiamento hanno tracciato il solco definitivo tra le gioie tricolore ed una stagione a dir poco in salita, fungendo da capisaldi su cui impostare una terapia d'urto contro la crisi. E all'Olimpico, al cospetto di colui che ha regalato sogni ed emozioni al popolo partenopeo dispensando calcio champagne - Maurizio Sarri - la metamorfosi dei Campioni d'Italia può dirsi definitivamente compiuta.

Qualche pro in termini di solidità, ok, ma questo Napoli in versione operaia appare nettamente depotenziato dal punto di vista offensivo.

  • NAPOLI PIÙ CORTO, MA ANCHE TROPPO BASSO

    Un Napoli nuovo nelle idee dicevamo, sia tattiche che nell'interpretazione del match, con Mazzarri che si è appellato alla prudenza per tamponare le falle di una nave trasformatasi in pochi mesi in un Titanic.

    Difesa a tre a garantire maggiore protezione a Gollini e linea dei centrocampisti più vicina al pacchetto arretrato - espediente scelto per rimediare alle carenze di filtro palesate tra Garcia ed il 4-3-3 'improvvisato' con cui l'allenatore livornese aveva inaugurato la sua avventura bis sotto al Vesuvio - hanno fornito una maggiore solidità agli azzurri ma nel contempo reso non pervenute le opzioni per far male alle rivali.

    Contro la Lazio il raccordo garantito da Politano ha lasciato meno isolato un Raspadori ritrovatosi a predicare nel deserto ma nei limiti del possibile volenteroso e tecnicamente all'altezza (non va dimenticato però che non erano arruolabili i due centravanti della rosa, Osimhen e Simeone, così come Kvaratskhelia), anche se il nodo è da ricercare in una mediana che per garantire più copertura alla difesa accompagna col contagocce le iniziative avanzate (gli zero tiri in porta parlano da sé).

    Ne vien fuori un Napoli sì più corto, ma di conseguenza troppo basso.

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  • GIRO PALLA SENZA SBOCCHI

    Se il Napoli di Roma è risultato ordinato ed attento, girando anche palla grazie alle qualità dei singoli, il problema si è palesato al momento di pungere, con la manovra sistematicamente bloccatasi negli ultimi 20 metri per mancanza di soluzioni dentro all'area.

    Senza un vero 9 la missione diventa ulteriormente complicata, ma è anche vero che prediligere il 'non prenderle' automaticamente ti impedisce di attingere a dovere dall'arsenale disponibile dalla cintola in su.

    Le nuove certezze in termini di equilibrio appaiono così contaminate da una sterilità che, per non renderla una preoccupante abitudine, va corretta.

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  • ZIELINSKI, RITORNO SBIADITO

    Nei titolari di Mazzarri per Lazio-Napoli figurava anche Piotr Zielinski, protagonista di un periodo fatto di prestazioni deludenti e scenari di mercato a tinte nerazzurre su cui pesa il carico da novanta delle ultime dichiarazioni di De Laurentiis in chiave Inter.

    Il polacco è stato scelto da 'WM' per garantire sostegno a Raspadori e tenere alto il livello del palleggio in mezzo al campo, lasciandolo libero di oscillare da pendolo tra il duo Demme-Lobotka e la trequarti. Ebbene, Zielo all'Olimpico non ha invertito il recente trend, rivelandosi assente poco giustificato: nessun errore ma neanche i lampi che ci si attende da uno col suo talento, leitmotiv di una favola con gli azzurri che sta volgendo progressivamente al termine.

  • DENDONCKER E NGONGE INGIUDICABILI

    Infine una doverosa parentesi sugli ultimi due nuovi arrivi, ricordando che Traorè non figurava tra i convocati per via di una condizione ad hoc ancora da raggiungere: Leander Dendoncker e Cyril Ngonge. Il centrocampista acquistato dall'Aston Villa è subentrato a Zielinski all'84', per l'ex Verona ingresso al 79'.

    Dendoncker, piazzato da Mazzarri come mezzala destra del 3-5-1-1 scelto nel finale, ha sbagliato subito uno stop in una zona pericolosa del campo per poi toccare pochi palloni, risultando dunque ingiudicabile.

    Ngonge, invece, ha rilevato Raspadori indossando i panni del centravanti: un paio di semi-guizzi tra le linee e qualche dialogo coi compagni, ma l'inerzia del match non gli ha mai consentito di affacciarsi dalle parti di Provedel.

    Insomma, il Napoli non eccelle, contiene ed esce dall'Olimpico con un pari che, alla luce del momento condito da novità di mercato ed accorgimenti tattici, sa di punto guadagnato.

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