Pubblicità
Pubblicità
Abraham Gimenez MilanGetty Images

Abraham segna di nuovo all'Inter, Gimenez deve ritrovarsi: come sono cambiate le gerarchie offensive del Milan

Pubblicità

Soltanto un paio di mesi fa o poco più, al momento del suo arrivo in extremis dal Feyenoord, lo avrebbero detto in pochi. Eppure oggi è la realtà nell'attacco del Milan: il titolare in attacco non è Santiago Gimenez, bensì Tammy Abraham, la sua teorica riserva.

È accaduto di nuovo nel derby, e di nuovo l'inglese ha lasciato il segno. Ha punito i nerazzurri proprio come aveva fatto all'inizio di gennaio nella Supercoppa Italiana, quando Gimenez ancora indossava la casacca degli olandesi. Quella volta il suo guizzo in extremis è valsa un trofeo, questa volta no, ma poco cambia nell'economia del discorso.


La sostanza è che Abraham è riuscito a sovvertire le gerarchie. E ora tocca al più reclamizzato compagno rincorrere. Un dualismo inatteso che, però, ha modo di esistere dopo quanto accaduto nelle ultime partite.

  • LECCE, COMO E IL DERBY

    Tutto è cominciato l'8 marzo a Lecce. Al Via del Mare, con Gimenez titolare, il Milan stava perdendo per 2-0 e la panchina di Sergio Conceiçao sembrava più traballante che mai. Gimenez è partito dall'inizio, si è visto subito annullare una rete, poi non ha lasciato il segno. E nella ripresa è entrato Abraham al suo posto.

    L'ex giallorosso sì, ha contribuito a cambiare il volto della squadra. È entrato nell'azione dell'autorete di Gallo, poi in quella del rigore del pareggio trasformato da Pulisic. Un impatto più che positivo replicato una settimana più tardi contro il Como: altro svantaggio, questa volta singolo, altra rimonta e altra partecipazione di Abraham con l'assist decisivo per il 2-1 di Reijnders.

    Se tre indizi fanno una prova, lasciando da parte il ko arrivato nel mezzo a Napoli, ecco che Abraham si è confermato anche nel derby. A Riyadh aveva segnato un goal di rapina ma facile, mercoledì invece da centravanti vero: bello il movimento, bello il destro incrociato alle spalle di Martinez. Oltre a un prezioso lavoro di raccordo, aperture per i compagni, sponde e un altro tentativo che il portiere interista già gli aveva negato nel primo tempo.

  • Pubblicità
  • "AVREI VOLUTO SEGNARE DI PIÙ"

    Abraham non ha segnato moltissimo quest'anno. Anche perché non è nella sua indole, tolta la prima stagione italiana con la Roma (17 reti in campionato e 9 in Conference League nel 2021/2022): sono appena 9 i goal complessivi collezionati tra tutte le competizioni, 4 dei quali in Coppa Italia.

    L'ex romanista ha fatto più che altro la riserva di Morata nei primi mesi: un altro che non ha avuto il rendimento sperato. A volte ha giocato in coppia con lo spagnolo, come nel derby d'andata del campionato, e altre volte lo ha sostituito come punta unica. E quando è arrivato Gimenez tutti hanno pensato la stessa cosa: ora il messicano si metterà a segnare più di Morata e per Abraham non ci sarà più spazio. E invece.

    "Ci sono sempre alti e bassi. Io avrei voluto segnare di più, ma la stagione non è finita: ci sono undici partite per cui lottare": così ha parlato Abraham nella conferenza stampa post partita, dando in pratica appuntamento all'Inter anche per la gara di ritorno del 23 aprile.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • AC Milan v FC Internazionale: Semi Final - Coppa ItaliaGetty Images Sport

    RESTA O NO?

    Abraham ha 11 partite a disposizione anche per provare a convincere il Milan a puntare su di lui anche per la prossima stagione. La sua situazione contrattuale è ben nota: la scorsa estate è stato scambiato in fretta e furia con Saelemeakers, prelevato in prestito secco con la promessa di ridiscutere tutto con la Roma al termine della stagione.

    Bene: il termine della stagione si sta avvicinando. E Abraham ha iniziato a incidere con continuità proprio al momento giusto. Prima a Lecce, poi col Como, poi segnando nel derby. La dirigenza nel frattempo osserva, parla con la Roma, valuta che cosa sarà meglio fare alla riapertura della finestra delle trattative. E l'inglese, quando gli si chiede di tutto questo, risponde sempre la stessa cosa: dipendesse solo da lui...

    "Non conosco il mio futuro ora - ha detto ancora in conferenza stampa - Il Milan è un grandissimo club e qui voglio lottare fino alla fine. Rimanere al Milan non dipende solo da me".

  • GIMENEZ, INTANTO...

    Nel frattempo, Gimenez si è perso. Bocciato a Lecce, bocciato col Como. E così, ecco arrivare la panchina: quella di Napoli, che Santi ha scaldato per più di un'ora prima di entrare nella parte finale della partita e rendersi protagonista in negativo: quel rigore calciato mollemente tra le braccia di Meret, forse, avrebbe cambiato ben prima il corso delle cose.

    "Un periodo di ambientamento è assolutamente normale. Arriva, fa 4-5 goal, poi ha un calo. Ma succede a tutti i giocatori, perché quello italiano è uno dei campionati migliori al mondo - lo ha difeso Conceiçao nella conferenza della vigilia del derby - Quando sono arrivato in Italia mi hanno dato della pippa, poi ho segnato in finale di Supercoppa contro la Juventus e mi hanno dato della 'pippina'. Meglio lasciarlo tranquillo e fargli guadagnare fiducia".

    Il tecnico rossonero ha deciso di provare a fargli guadagnare fiducia così, per il momento: lasciandolo inizialmente in panchina. Mercoledì è accaduto per la seconda volta di fila dopo Napoli. E ora il fatto che Abraham nel frattempo abbia di nuovo risposto presente lo costringerà a rimboccarsi le maniche per risalire gerarchie sorprendentemente ribaltate.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0