Getty/GOALIl Super Depor è tornato! La rinascita del Deportivo La Coruna
Nel luglio 2020, il Deportivo La Coruna toccò il punto più basso. Dopo aver chiuso al 19° posto nella Segunda spagnola, retrocesse in terza divisione per la prima volta in 40 anni, a 20 anni dal suo primo e unico titolo nella massima serie.
All'epoca non mancarono neppure le polemiche. L'ultima partita del Deportivo fu rinviata dopo che diversi giocatori del Fuenlabrada risultarono positivi al Covid-19, e le vittorie di Lugo e Albacete sancirono il suo destino prima ancora che potesse scendere in campo. I dirigenti del Deportivo sostennero che l'intero turno avrebbe dovuto essere riprogrammato, così da permettere alle squadre di giocare in condizioni di parità, ma alla fine videro respinti i ricorsi presentati alla Liga, alla RFEF e al Tribunale Arbitrale dello Sport.
Il Deportivo era già retrocesso dalla Liga nel 2011, 2014 e 2018, sempre alle prese con debiti soffocanti, ma questo fu un colpo devastante dal quale una rapida ripresa sarebbe stata impossibile. Ci fu però una ricostruzione graduale e ben pianificata, con il Deportivismo - il termine usato per descrivere l'incrollabile devozione della tifoseria del club nella comunità galiziana locale - che contribuì a spingere la squadra verso una nuova ed entusiasmante era.
Arrivando ai giorni nostri, il Deportivo non solo è tornato nella Liga, ma i primi segnali suggeriscono anche che potrebbe lottare per la qualificazione europea da qui alla fine della stagione. Il Deportivo sta rendendo onore al proprio soprannome come club rinato, con una nuova generazione di stelle che punta a seguire l'esempio delle leggende che fecero parte dell'indimenticabile progetto 'Super Depor'.
Impennata anni Novanta
GettyIl Depor ha vissuto un’ascesa fulminea a ridosso del cambio di secolo, prima che un cambio in panchina lo portasse a traguardi ancora più grandi
Tra il 1991 e il 2004, il Deportivo è stato uno dei club più importanti di Spagna. Sotto la guida di Arsenio Iglesias, ex attaccante che trascorse sei anni da giocatore al Riazor tra il 1951 e il 1957, il Deportivo tornò nella massima serie dopo 18 anni di assenza, arrivando poi secondo nella stagione 1994-95 e mancando il titolo in modo beffardo per differenza reti, conquistando al contempo il suo primo grande trofeo, la Copa del Rey.
La stella di quella squadra era l'attaccante brasiliano Bebeto, autore di ben 86 gol in 131 presenze complessive con il club, mentre c'erano anche l'elegante centrocampista spagnolo Fran,il dinamico numero 6 Mauro Silva, il roccioso difensore centrale serbo Miroslav Dukic e l'affidabile portiere Francisco Liano.
Iglesias si ritirò dal calcio dopo il successo del Deportivo in Coppa, e al suo posto arrivò John Toshack. Il tecnico gallese portò la Supercoppa di Spagna e fu responsabile degli arrivi dell'icona brasiliana Rivaldo e del difensore marocchino Noureddine Naybet, prima di dimettersi nel febbraio 1997 in mezzo a tensioni interne.
Il Deportivo si affidò a Carlos Alberto Silva per rimettere la squadra in carreggiata, e inizialmente ci riuscì, guidandola al terzo posto in Liga. Quell'estate, però, Rivaldo passò al Barcellona e durante la stagione 1997-98 ci fu un netto passo indietro, con Silva infine esonerato mentre il Depor scivolava al 12° posto in classifica.
Serviva una mossa coraggiosa per rimettere il Depor sulla strada giusta, ed è esattamente ciò che accadde. Il Deportivo si mosse per strappare Javier Irueta ai suoi più feroci rivali regionali del Celta Vigo, dove aveva guidato una entusiasmante corsa verso la qualificazione europea e aveva imposto un calcio molto apprezzato. La scelta pagò dieci volte tanto, perché Irueta si sarebbe rivelato il vero successore di Iglesias.
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Alla conquista della Liga
Getty Images SportIl Deportivo riuscì a vincere nel 2000 una delle lotte per il titolo più emozionanti di sempre della Liga.
Irureta era un allenatore meticoloso e posato, che adattava la propria tattica in base a ogni avversario, ma pretendeva disciplina difensiva e controllo a centrocampo. Scelse anche con grande attenzione gli acquisti più adatti alla sua filosofia, molti dei quali divennero idoli di culto, tra cui Diego Tristan, Roy Makaay, Juan Carlos Valeron, Joan Capdevilla e Jorge Andrade.
Valorizzò anche diversi nomi già affermati, da Naybet al trequartista brasiliano Djalminha, e il Deportivo divenne una delle squadre più temute del continente. Non accadde dall'oggi al domani, però.
Il Deportivo chiuse al sesto posto nella Liga nel primo anno di Irureta in panchina, a 16 punti dai campioni del Barcellona. Non fu abbastanza continuo per lottare per il titolo o qualificarsi alla Champions League, ma tornò in Coppa UEFA, e Irureta introdusse un 4-2-3-1 che fornì una base di stabilità.
In vista della stagione 1999-2000, Irureta portò sei nuovi acquisti, tra cui Makaay dal Tenerife per 8,6 milioni di euro e l'esterno del Racing Santander Victor Sanchez per 7,6 milioni di euro. Quei due giocatori furono particolarmente decisivi per permettere al Deportivo di fare il salto di qualità.
Il Deportivo migliorò il proprio bottino di punti del 1998-99 di soli sei punti, ma bastò per vincere la Liga dopo una delle corse al titolo più aperte della storia della competizione, con Barcellona, Valencia, Real Saragozza e Real Madrid tutte in corsa. Il Barça fu il rivale più vicino al Depor, ma riuscì soltanto a pareggiare le ultime due partite, e la squadra di Irureta conquistò il titolo grazie a una vittoria all'ultima giornata contro l'Espanyol.
Lo spietato attaccante olandese Makaay fu l'eroe con 22 gol, ma Djalminha e Sanchez offrirono un supporto di altissimo livello in attacco, Maurco Silva e Flavio Conceicao furono colossali nella doppia diga di centrocampo, e Donato diede l'esempio in difesa.
«Abbiamo completato il lavoro della squadra del 1994», dichiarò Irureta dopo la conquista del titolo.
Le gesta in Champions League
Getty Images SportIl Depor ha avuto un impatto enorme in Europa nei primi anni 2000 e ha firmato una delle rimonte più grandi di sempre
Non pago di adagiarsi sugli allori, il Deportivo spese 40 milioni di euro per nuovi giocatori quell'estate, portando a casa Valeron, Tristan, Aldo Duscher, Walter Pandiani, Jose Molina, Capdevila ed Emerson. Irueta non riuscì del tutto a orchestrare una difesa del titolo vincente nel 2000-01, ma il Deportivo chiuse comunque al secondo posto dietro al Real Madrid e visse anche uno storico cammino fino ai quarti di finale di Champions League.
Il Deportivo ripeté entrambe le imprese nella stagione successiva e conquistò un altro trofeo, rovinando i festeggiamenti per il centenario del Real Madrid al Bernabeu con una vittoria per 2-1 nella finale di Copa del Rey. Irueta aveva plasmato una squadra capace di lottare ogni anno per i trofei più prestigiosi.
Dopo un altro piazzamento nelle prime tre della Liga nel 2002-03, il Deportivo puntò alla gloria in Champions League. Riuscì di nuovo a qualificarsi ai quarti di finale e sulla strada verso una storica prima semifinale c'era il Milan campione in carica, che fino a quel momento non aveva ancora subito nemmeno un gol nella competizione.
Guidati da Kaka, i rossoneri smantellarono il Depor per 4-1 nella gara d'andata a San Siro, facendo pensare alla maggior parte degli osservatori che il discorso qualificazione fosse chiuso. Tuttavia, la squadra di Irueta mise in scena una rimonta incredibile davanti a un Riazor gremito, volando sul 3-0 prima dell'intervallo grazie ai gol di Pandiani, Valeron e Albert Luque.
Il veterano Fran, entrato dalla panchina, firmò il 4-0 con un tiro deviato nel finale, mentre il Deportivo resisteva e diventava la prima squadra nell'era moderna della Champions League a ribaltare uno svantaggio di tre gol maturato nella gara d'andata di una sfida a eliminazione diretta. Quella vittoria rappresentò l'apice della generazione d'oro del Depor, con Irueta che dichiarò: "Qui abbiamo compiuto un miracolo... Questo è un risultato storico. Siamo eroi".
Il centrocampista del Milan Andrea Pirlo avrebbe poi ricordato l'intensità intimidatoria del Depor nella sua autobiografia: "La cosa che mi colpì di più fu il modo in cui continuavano a correre durante l'intervallo. Tutti, senza eccezioni... Non riuscivano a stare fermi nemmeno in quei 15 minuti pensati apposta per farti riprendere fiato".
Il cammino del Deportivo si concluse infine nel turno successivo, con una sconfitta complessiva per 1-0 contro il Porto di Jose Mourinho, con soltanto un rigore di Derlei a separare le due squadre. Irueta suggerì che "il destino ci è andato contro", cosa confermata dal fatto che il Porto andò poi a vincere la Coppa dei Campioni battendo il Monaco in finale.
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Fine del ciclo
Getty ImagesIl Depor fu travolto da una crisi finanziaria poco dopo che Irueta decise di lasciare l'incarico di allenatore
Guardare il Deportivo in quel periodo era una gioia. Valeron era un mago che scivolava sul campo e aveva la capacità di aprire qualsiasi difesa con la sua gamma di passaggi, Tristan giocava con la spavalderia di un matador, Makaay era l'incarnazione dell'efficienza e Silva era il guardiano stoico che dava loro lo spazio per scatenarsi. Anche Djalminha era uno spettacolo prima di perdere il posto a favore di Valeron: da trequartista aggressivo con un repertorio ricchissimo, pochissimi difensori riuscivano a fermarlo quando era in piena corsa.
Tutte le cose belle, però, finiscono, e la squadra ormai invecchiata di Irueta non riuscì a mantenere i suoi standard elevatissimi nel 2004-05, scivolando all'ottavo posto nella Liga e uscendo dalla Champions League nella fase a gironi. «Come una vecchia coppia sposata, la routine ci sta lentamente uccidendo tutti», disse il portiere del Depor Jose Molina ammettendo che la squadra si era arenata.
Anche Irueta riconobbe che il ciclo aveva fatto il suo corso. «È il momento giusto per un cambiamento, sia per il club sia per me», ammise quando si dimise al termine della stagione.
Un nuovo inizio, però, non portò a una rinascita. Mentre il Depor continuava a peggiorare e i premi europei si prosciugavano, il presidente Augusto Cesar Lendoiro trascorse anni a finanziare il club attraverso enormi prestiti bancari, e furono costretti a vendere i loro giocatori migliori per limitare i danni. Il Deportivo entrò ufficialmente in amministrazione controllata volontaria nel 2013 con 156 milioni di euro di debiti, dando il via al suo periodo da «yo-yo» tra le divisioni durato un decennio.
In ascesa
GettyLa strada del ritorno in Liga è stata estenuante, ma il Depor ha compiuto l'ultimo passo dopo aver nominato Antonio Hidalgo nel 2025
Dopo essere scivolato nel terzo livello non professionistico nel 2020, che comprendeva 102 squadre distribuite in cinque campionati regionali, ci si aspettava che il Deportivo risalisse immediatamente. Invece, il club è rimasto bloccato nel limbo per due anni, mancando la promozione attraverso i play-off per due stagioni consecutive.
C'è stata però anche una buona notizia, con l'acquisizione da parte del colosso bancario galiziano Abanca, che ha orchestrato il risanamento finanziario del club abbandonando il tradizionale recupero del debito societario e scegliendo invece di ricorrere a conversioni del debito in capitale e ad aumenti di capitale strategici. L'ex tecnico di Real Saragozza e Leganes Imanol Idiakez ha poi assunto la guida della squadra nel luglio 2023, e da lì il club ha ricominciato a crescere.
Idiakez ha portato il Depor al titolo di Primera Federacion al primo tentativo, chiudendo al primo posto nel Gruppo 1 (Nord) dopo aver battuto il Barcellona B nell'ultima giornata, grazie a una drammatica punizione dell'ex attaccante dell'Arsenal Lucas Perez. La stagione 2024-25 in Segunda ha portato più bassi che alti, ma è servita soprattutto per consolidarsi, e un piazzamento di metà classifica ha posto le basi per un vero assalto alla promozione.
Ci sono stati altri cambiamenti anche in panchina, con Idiakez che ha lasciato il posto a Oscar Gilsanz, prima che Antonio Hidalgo ricevesse un contratto di un anno al Riazor la scorsa estate. Hidalgo, cresciuto nella celebre академia La Masia del Barcellona e con esperienze anche a Tenerife e Malaga, è poi riuscito a trovare lo stesso equilibrio tra pragmatismo strutturale e libertà offensiva che Irueta aveva reso così efficace, trasformando il Depor in una macchina del contropressing.
Il Depor ha conquistato il secondo posto nella Segunda spagnola dietro al Racing Santander nel 2025-26, con la promozione confermata dopo la vittoria per 2-0 sul campo del Real Valladolid, in una partita in cui l'attaccante camerunese Bil Nsongo ha firmato entrambe le reti. I festeggiamenti ad A Coruna sono stati sfrenati, ma il sentimento dominante è stato il sollievo.
"Sono qui da tre di questi lunghi otto anni, e questo era l'obiettivo, che ora abbiamo raggiunto. Ma quando sei qui, capisci quanto sia importante per la città che il Depor sia in Liga", ha detto l'amministratore delegato del Depor, Massimo Benassi, a La Gazetta Dello Sport. "C'era una sana pressione che si percepiva ogni giorno: ogni giorno senza la Liga sembrava un altro giorno in cui mancava qualcosa."
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Estate intensa
Getty Images SportIl Depor ha apportato cambiamenti radicali alla rosa per prepararsi al ritorno nella massima serie spagnola, compreso l'ingaggio del centrocampista del Barcellona Marc Casado
Nel tentativo di assicurarsi un'altra lunga permanenza nella massima serie, il Deportivo ha messo in atto un'ambiziosa strategia di mercato estiva, puntando sia su stelle di richiamo sia sui migliori giovani talenti europei con clausole rescissorie. È riuscito a portare a casa 10 nuovi giocatori con una spesa complessiva di appena 25 milioni di euro, con la fetta più consistente investita per il portiere del Maiorca Leonardo Román Riquelme (9 milioni di euro).
Il Depor ha inoltre ingaggiato Jonathan Asp Jensen dal Bayern Monaco e Lorenzo Amatucci dalla Fiorentina, rispettivamente per 6 milioni di euro ciascuno, e ha messo a segno uno dei colpi di tutto il mercato strappando Pierre Emerick Aubameyang al Marsiglia per appena 1,5 milioni di euro. Aubameyang è ben oltre il suo periodo migliore a 37 anni, ma l'ex attaccante di Arsenal e Borussia Dortmund ha segnato 10 gol in Ligue 1 nella scorsa stagione, dimostrando che il suo istinto in area di rigore è ancora molto affilato.
Adama Traore, invece, è arrivato a parametro zero dopo aver lasciato il West Ham, aggiungendo altra preziosa esperienza ai massimi livelli alla rosa di Hidalgo, e il Deportivo ha accolto anche treaccorti innesti in prestito nel giorno finale del mercato: Jose Maria Gimenez, Angelino e Marc Casado. Il Depor ha anche un'opzione di acquisto su Casado, e il centrocampista del Barcellona ha il potenziale per essere il più incisivo tra i nuovi arrivati come uomo capace di dettare i tempi, con un'etica del lavoro instancabile.
Hidalgo si è detto soddisfatto del mercato del club, ma ha sottolineato l'importanza di mantenere la propria identità in vista dell'inizio della stagione 2026-27. "Gli arrivi di giocatori come Aubameyang e Adama Traore cambiano il profilo tecnico di questa squadra, ma non modificano il progetto alla base che ci ha riportato nella Liga. Stiamo facendo grande affidamento sull'esperienza in massima serie di leader come Aubameyang e Gimenez per guidare i nostri giocatori più giovani attraverso le esigenze di questa divisione."
Super Depor 2.0
Getty ImagesIl Depor ha iniziato la stagione in modo superbo, trascinato dal veterano attaccante Aubameyang
Gimenez ha avuto un avvio incoraggiante della sua avventura al Riazor, ma finora ha giocato solo tre partite dopo essere arrivato in ritardo. Aubameyang, nel frattempo, sembra aver preso a cuore le parole di Hidalgo e ha ritrovato una seconda giovinezza in modo straordinario.
La squadra è già stata ribattezzata 'Super Depor 2.0' dopo essere rimasta imbattuta nelle prime cinque giornate della Liga, pareggiando 1-1 contro Elche, Malaga e Getafe, con entusiasmanti vittorie su Valencia e Villarreal nel mezzo, prima di assaporare finalmente la sconfitta contro il Siviglia mercoledì.
Aubemayang è stato prolifico, diventando il primo giocatore dai tempi di Zlatan Ibrahimovic nel 2009-10 con il Barcellona a segnare in ognuna delle prime cinque giornate, con la sua prestazione più brillante arrivata contro il Villarreal. Dopo aver servito gli assist per Luismi Cruz e Zakaria Eddahchouri, Aubameyang ha firmato il terzo gol del Depor all'89' regalando una vittoria per 3-2 a El Madrigal.
"Quello che sta facendo Aubameyang è assolutamente incredibile", ha detto Hidalgo a proposito del suo impatto. "Non salta neanche un allenamento e lavora più di chiunque altro. Ha un talento speciale."
Il Depor è attualmente settimo in classifica e può legittimamente puntare almeno a restare nella parte sinistra se Aubameyang riuscirà a mantenere questa forma straordinaria. Altrove, Cruz ha ripreso da dove aveva lasciato nella scorsa stagione come fulcro creativo della squadra, Amatucci si è adattato rapidamente fino a dominare la zona centrale del campo e Roman si sta dimostrando una garanzia come nuovo numero uno. Come Gimenez, anche Casado ha impressionato nelle sue prime due uscite con il club.
I tifosi hanno votato in estate per cambiare il nome della squadra da Deportivo de 'La Coruña' alla versione galiziana 'A Coruna', ma il nuovo gruppo di giocatori sta facendo rivivere i valori che hanno portato al club così tanto successo tra gli anni '90 e i primi anni 2000. Inoltre può contare su un allenatore solido, che farà in modo che la concentrazione non venga meno.
"Andiamo ogni settimana con questa intenzione, conoscendo la difficoltà, con grande umiltà, sapendo che questa [stagione] è molto lunga e che bisogna sempre tenere i piedi per terra. Ma da lì, giochiamo anche con molta fiducia", ha detto Hidalgo.
Potrebbe essere l'inizio di un altro viaggio speciale. Il Deportivo è tornato, e questa può essere solo una buona notizia per i puristi della Liga.
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