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Steaua BucarestGetty

Steaua Bucarest "vera" e "falsa": storia di una scissione

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C’era una volta la Steaua Bucarest e una notte scolpita nella memoria di ogni amante del calcio: 7 maggio 1986, Stadio Ramón Sánchez Pizjuán di Siviglia, una Coppa Campioni sfilata dalle mani del Barcellona grazie ai quattro-rigori-quattro parati Helmuth Duckadam. Quella Steaua non esiste più, o meglio, la si può trovare solo usando il lanternino e scendendo fino alla Liga IV, il quarto livello del campionato rumeno, dove in testa alla classifica c’è una CSA Steaua ancora imbattuta.

Eppure, sul sito della Uefa, la società titolare del ricco palmares conquistato dalla più famosa squadra rumena di sempre è il Fotbal Club FCSB, avversario della Lazio stasera in Europa League. Due Steaua: la prima proprietaria di ragione sociale, marchio e colori sociali; la seconda depositaria della storia calcistica e dei trofei del club. Non è la prima storia di scissione proveniente dal calcio dell’Est (anni fa accadde una cosa simile ai praghesi del Bohemians), ma rimane quella che ha coinvolto la squadra più blasonata.

Steaua BucarestGetty

Sintetizzando per sommi capi, l’FCSB è la Steaua del controverso plenipotenziario patron Gigi Becali, mentre la CSA Steaua è quella di proprietà dell’esercito, che proprio lo scorso anno ha rifondato la sezione calcistica della propria sportiva – nell’era del regime comunista-dinastico di Nicolae Ceausescu, la Steaua era controllata dai militari – in seguito alla sentenza di un tribunale rumeno che accoglieva il ricorso presentato del Ministero della Difesa sull’illegittimità della privatizzazione del club, avvenuta dopo il crollo della dittatura.

Una causa intentata per colpire proprio il leader massimo del calcio rumeno, Becali, il quale, come in ogni storia di soldi e potere che si rispetti, una volta entrato nella fase calante del proprio dominio – leggi una condanna per corruzione che gli è costata tre anni di carcere – si è ritrovato sotto attacco da parte di tutti i nemici accumulati nel corso degli anni.


In pratica, la FCSB è la squadra di proprietà di Becali, costretta a cambiare nome dopo aver perso la causa contro l'esercito, proprietario della "vecchia" Steaua, che rivendicava l'illegittimità della privatizzazione


Becali è il tipico personaggio pieno di ombre emerso dal caos seguito al crollo dei regimi dell’ex Patto di Varsavia. Faceva il pastore di pecore nell’era dei Ceausescu, poi con l’arrivo del libero mercato si è lanciato nell’importazione di abiti firmati e sigarette, fino a entrare nel più remunerativo ramo dei beni immobili. Nel 1999 inizia una trattativa con il Ministero della Difesa per lo scambio di alcuni terreni nella zona nord di Bucarest. L’affare permette a Becali di realizzare un forte guadagno.

Ma proprio da questa compravendita parte, anni dopo, la controffensiva del Ministero, che accusa Becali di non essere mai stato proprietario dei terreni oggetto della vendita. Nel frattempo però, a partire dal 2003, il businessman rumeno aveva assunto il completo controllo della Steaua, acquisendola da un altro uomo d’affari, Viorel Paunescu. Tifoso di vecchia data del club, Becali aveva puntato tutto sull’immagine del milionario vincente arrivato per riportare la squadra agli antichi fasti dopo le vacche magre degli ultimi anni. Anche questa una storia già sentita più volte.

Come detto, la carcerazione di Becali per la storia della compravendita ha generato un vuoto di potere temporaneo che i suoi avversari non hanno esitato a sfruttare. Da qui è partita “l’accurata e dettagliata analisi dei documenti di acquisizione della Steaua da parte del sig. Becali, dai quali sono emerse gravissime irregolarità”. Queste le parole del Colonello Cristian Petrea, l’attuale presidente della CSA Steaua. Becali però non si è dato per vinto, ha cambiato nome allo storico club (accarezzando per un breve periodo anche l’idea di intitolarlo a sé stesso) rinunciando al marchio e ai colori sociali, ma riuscendo a garantire la continuità sportiva con il passato. Sia la Federcalcio rumena che la Uefa riconoscono infatti l’FCSB, e non la CSA Steua, quale legittima detentrice della vecchia tradizione sportiva.


La Steaua anti-Lazio ha un trio di piedi buoni quali Tanase, il giovane Coman (rumeno, movenze alla Mbappè) e la meteora della Primavera dell’Inter Alibec


Quella che affronterà la Lazio è una squadra nella quale Gigi Becali ha investito massicciamente per riportare ai vertici del calcio rumeno, saccheggiando le rose delle ultime due vincitrici della Liga I, vale a dire Astra Giurgiu e Viitorul Constanta. Lo stile, arrogante e tracotante, è quello di sempre. In campo però c’è una squadra ben strutturata e temibile, soprattutto dalla mediana in avanti, grazie al calcio a trazione anteriore proposto dall’ex Catania Nicolae Dica (tre presenze in Serie A), il vero allenatore della squadra nonostante sia ancora in attesa del patentino, e pertanto formalmente il titolare della panchina sia Viorel Tanase.

Nicolae Dica Steaua BucarestGetty

In campionato l’FCSB è seconda a -1 dal Cluj (ma con una partita in meno) e viaggia alla media perfetta di due gol a partita (48 in 24). Gli uomini migliori giocano davanti: il bomber è la punta francese Gnohere (12 gol in campionato, 16 complessivi), innescata da un trio di piedi buoni quali Tanase, il giovane Coman (rumeno, movenze alla Mbappè) e la meteora della Primavera dell’Inter Alibec, il giocatore più imprevedibile e fantasioso della squadra. Nelle retrovie invece la qualità scende nettamente. Steaua fake o no? Se a livello di club il dibattito è aperto, in campo nessun dubbio: quella di Dica è una squadra vera. 

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