Dal 1997 al 2002, infortuni permettendo, Ronaldo ha dato sfoggio di classe e talento su tutti i campi della Serie A, infiammando i sostenitori dell'Inter che ancora oggi - nonostante il suo breve passaggio al Milan - lo reputano un simbolo dell'interismo.
Intervistato da La Liga, il brasiliano - oggi 43enne azionista di maggioranza del Real Valladolid - ha ripercorso la sua carriera iniziata in Brasile, proseguita in Olanda e poi in Spagna, prima di approdare in Italia. Il suo addio all'Inter fu tra i più amari della storia del calcio e adesso, a distanza di quasi 18anni, il 'Fenomeno' lo racconta così.
"Stavo bene all'Inter e a Milano, sentivo un'amore incondizionato da tutti i tifosi però per l'allenatore che avevamo non potevo continuare. L'unica volta che parlai con Moratti gli dissi: 'Presidente, non posso continuare con questo allenatore: o lo manda a casa o vado via io'. Purtroppo la mia storia con l'Inter finì male: lui preferì Cuper a me".
Insomma, nonostante Moratti abbia sempre trattato Ronaldo come un figlio, alla fine lo sacrificò per puntare sul tecnico argentino che sarà poi a sua volta esonerato poco più di un anno dopo.
"Tra quelli che ho avuto, Florentino Perez è il presidente con cui ad oggi ho il più bel rapporto e probabilmente anche il migliore che ho avuto da giocatore", ha poi aggiunto Ronaldo che forse quella scelta di Moratti non l'ha mai davvero digerita



