A Cagliari è l'uomo del momento, colui che ha fatto impazzire di gioia un'intera tifoseria dopo una rete al 96' che è valsa la vittoria contro il Benevento: Leonardo Pavoletti è rinato in Sardegna dopo aver faticato, e non poco, tra le file del Napoli.
Intervistato da 'La Gazzetta dello Sport', l'attaccante toscano ha ricordato quel periodo negativo della sua carriera: "Zero rancori: ci abbiamo provato, magari ci si poteva provare un po’ di più, ma per una volta non ho preso il treno giusto. Ma sì, poi lì ero un po’ un pesce fuor d’acqua: tempi di gioco, velocità e forse tecnica non per me, non era il gioco per valorizzare le mie caratteristiche".
Alla fine è arrivato il Cagliari, dove sarebbe potuto finire già tre anni fa: "Era tutto scritto l’ok di Zeman, il Cagliari aveva bloccato il volo, aperitivo con gli amici di Livorno per salutarli prima del ritiro, e poi tac, complicazioni col Sassuolo".
Con la Nazionale non ha ancora esordito: "La prima volta fu stupore e fatica. Chiamata di Conte per lo stage per Europeo: me lo disse la tv. La seconda volta, agosto 2016, fu delusione, un po’ sì. ‘Li faro 5’, dai’, mi dicevo: con Israele mi fregò il rosso di Chiellini, poi anche con la Germania molto riscaldamento nella ripresa e zero minuti".
E pensare che il mestiere di calciatore non era nemmeno nei piani di Pavoletti: "Io mi considero un calciatore anomalo, è vero. Forse dipende dal fatto che all’inizio nemmeno volevo farlo, il calciatore, cercavo una vita da lavorare il meno possibile, ed è vero anche questo".





