C'è Zaza, c'è Immobile, c'è Belotti, c'è Balotelli. Ma non c'è un imprescindibile, non c'è un'idea su chi affidarsi nel lungo periodo. Sopratutto perchè le opportunità date da Mancini non vengono sfruttate. Grosso problema per la nuova Nazionale post Mondiale non raggiunto. Che è anche quello del pre-Mondiale non raggiunto: non si segna, l'attacco non incide.
E tra un Balotelli appena tornato, un Belotti da prendere per il verso giusto e una quantità di spropositata di esterni che prova a portare la croce della corsa e l'onere del goal, Ciro Immobile non riesce più risultare decisivo per la Nazionale, dopo esserlo stato per un breve periodo nel 2016.
Impossibile non convocare un giocatore reduce da due stagioni da urlo con la Lazio, ma in Nazionale Immobile fa fede al suo cognome. Contro il Portogallo, con la fascia da capitano in virtù della panchina di Chiellini e Bonucci, altra gara deludente per il 28enne.
Due tiri in porta, tre tocchi in area. Questi i numeri della partita di Immobile, sostituito nel secondo tempo per lasciare spazio a Berardi e tentare l'ennesima rivoluzione. Numeri che descrivono un Immobile poco servito, ma anche poco deciso nell'andare a prendere il pallone per ricavarne qualcosa. Se lo trova, ci prova. E oltre la rima, poco altro.
E' da un anno che Immobile non trova il goal con la maglia della Nazionale azzurra, ovvero quando regalò speranze di qualificazione al Mondiale russo battendo Israele. Da lì zero reti contro Macedonia, Portogallo, Argentina, Inghilterra e naturalmente nel doppio e storicamente nefasto match contro la Svezia.
Anche priam della suddetta gara contro Israele in realtà Immobile arrivava da quattro gare senza reti, tutte da titolare, tutte da sostituto nel secondo tempo. Insomma, Ciro Jekyll e Immobile Hyde. O viceversa.
In Serie A deve ancora carburare, ma nell'ultimo biennio ha sempre tramutato in goal le occasioni che mancava in Nazionale. Per ora tre presenze e un goal con la Lazio 2018/2019, comunque meglio dello score sotto Roberto Mancini e Gigi Di Biagio.


