E' un pomeriggio di fine agosto a Manchester. Pep Guardiola presenta in conferenza stampa la trasferta contro il Bournemouth, ma il tema più caldo è il sorteggio di Champions League appena andato in scena a Montecarlo. La domanda sul girone dei Citizens arriva puntuale e Pep si presta con disponibilità, ma più che del girone risponde parlando di un avversario in particolare: il Napoli.
"Il Napoli è la squadra che gioca il miglior calcio in Italia - spiega ai giornalisti inglesi - e tra le migliori tre d'Europa per proposta di gioco. Mi piace il loro modo di stare in campo, di fare possesso palla". Dichiarazioni a cui ne seguiranno altre, nel corso delle ultime settimane, fino a quelle della vigilia. Sempre all'insegna della stima, dell'ammirazione, della sintonia.
C'è più di una semplice affinità nell'idea di calcio che portano avanti Pep Guardiola e Maurizio Sarri. Un binomio strano, agli antipodi per carriera e background. Uno ha vinto tutto da calciatore nel Barcellona, club che ne ha plasmato anche la mentalità da allenatore; l'altro ha mollato una carriera in banca per iniziare un viaggio tortuoso e affascinante in quella giungla che è il calcio italiano, saltando da una panchina all'altra fino a raggiungere il vertice.
Eppure due percorsi talmente diversi li hanno portati vedere il calcio in modo simile, ragionando sulla stessa lunghezza d'onda. Guardiola divide le squadre in due categorie: "Ci sono quelle che difendono in spazio piccolo e attaccano in spazio grande e quelle che difendono in spazio grande e attaccano in spazio piccolo". Manchester City e Napoli fanno parte del secondo gruppo, più simile ad una cerchia ristretta in realtà. Non tutti difendono a 40 metri dalla porta e si affidano al palleggio ad uno-due tocchi per trovare la via del goal. City e Napoli sono indottrinate per fare esattamente questo.
Indottrinate prima ancora che costruite, a dire il vero, perchè anche la strategia dei club sul mercato sottolinea un'altra, grande differenza tra Guardiola e Sarri. Il primo è da sempre abituato ad avere il meglio e poter scegliere il meglio. Barcellona, Bayern, Manchester City: Pep ha avuto carta bianca praticamente ovunque. Sarri, dal canto suo, ha potuto contare su un club pronto a fare investimenti importanti, ma comunque lontano dal potere di spesa dei top club europei. Una condizione che gli ha consentito di esaltarsi in una specialità: valorizzare al massimo le qualità dei suoi calciatori.

Per rendere l'idea: sabato contro lo Stoke il Manchester City ha schierato una formazione costata quasi 500 milioni in sede di mercato. Il Napoli, per il suo 11 tipo, ha investito 74 milioni, la cifra spesa dai Citizens nell'estate del 2015 per il solo De Bruyne. Una disparità che segna il divario tecnico tra le due squadre, ma non impedisce a Sarri di adoperare un copione molto simile a quello scritto da Guardiola ai tempi del Barcellona e rivisitato prima al Bayern e poi in Inghilterra.
"Invito tutti a venire allo stadio - ha detto ancora Guardiola in questi giorni - perchè sarà una partita stupenda tra due squadre con la stessa idea di gioco". Manchester City e Napoli: molto simili nonostante cammini diversi. Proprio come i loro allenatori.






