Quasi rassegnate prima di scendere in campo, consapevoli di come, dall'ennesima rivoluzione per attirare tifosi, tv estere e interesse, la Coppa Italia favorisca ampiamente le big di Serie A. Che dati alla mano la fanno da assolute padroni nell'ultimo decennio.
Maradona, Ronaldo e gli ambasciatori del calcio
Poche, pochissime, possibilità per le piccole di mettersi in mostra, praticamente solo per il numero di grandi in Italia. Se le sorelle sono sette, ai quarti di Coppa Italia per forza di cose una sarà la sorpresa, in mezzo ai potenti. Logico di un sistema voluto fortemente nel 2008/2009.
Un sistema che continua a snobbare la bellezza e l'imprevidibilità della Coppa del Re o della FA Cup, con squadre di categorie inferiori alla partita della vita contro le varie Barcellona o Manchester United sin dalle prime fasi. In Italia no, big in campo solamente a gennaio e quarti di finale quasi sempre assicurati.
Questo sopratutto per la decisione di far disputare solamente una gara negli ottavi, nonchè nei quarti: la squadra arrivata avanti in classifica nella passata stagione gioca la sfida nel proprio stadio. Senza, dunque, la possibilità di riscatto per la piccola di turno, che da prassi vede la Coppa Italia sfumare dopo un buon percorso precedente.
Dal 2008/2009, le sette sorelle hanno così monopolizzato i quarti di Coppa Italia: pochissime le sorprese, ultima delle quali lo scorso anno con la Roma eliminata all'Olimpico dallo Spezia. Dati alla mano, dalla nuova formula è stato dominio incontrastato delle sovrane d'Italia.

La Juventus ha sempre partecipato alle nove edizioni dei quarti di finale di Coppa Italia dal 2008/2009, mentre Roma, Lazio, Milan e Inter sono state eliminate agli ottavi in una sola occasione. Due assenze per il Napoli, chiude la Fiorentina con cinque partecipazioni.
E le altre? Tre volte per l'Udinese, due per Parma, Sampdoria, Siena e Catania, mentre hanno provato l'ebbrezza dell'ebbrezza in una sola occasione Cesena, quest'ultima nell'annata in corso, Carpi, Alessandria, Spezia, Bologna, Torino, Palermo, Chievo.
Grosso turnover per le piccole, consapevoli di non poter rischiare in una sola gara infrasettimanale di Coppa Italia e sfide decise praticamente sempre a priori. Lo dimostrano i numeri, non solo la differenza tecnica. Più che una Coppa Italia, una piccola Superlega del Bel Paese.


