La Fiorentina è una delle società di Serie A più colpite dal Coronavirus: sei i positivi (tre giocatori e tre componenti dello staff tecnico), ma in casa viola da venerdì è possibile svolgere gli allenamenti individuali nel centro sportivo 'Davide Astori' che ha riaperto le porte dopo la lunga pausa.
Due mesi di inattività per i giocatori che rischiano di farsi sentire: Federico Chiesa ha espresso ai microfoni de 'Il Corriere dello Sport' tutta la voglia di tornare in campo, ovviamente nel pieno rispetto della tutela della salute pubblica che è la priorità massima in un momento così delicato.
"Il mio è un messaggio di fiducia. Siamo assistiti da medici bravissimi, sono gli eroi del momento, stanno facendo un lavoro straordinario e vorrei davvero ringraziarli. Non dobbiamo avere paura. Io non ne ho, ho soltanto voglia di tornare in fretta al calcio, alle partite, al campionato. Dobbiamo chiudere una stagione, noi in particolare abbiamo il dovere di raggiungere la salvezza".
Il calciomercato è l'ultimo dei pensieri del figlio d'arte: zero trattative e testa solo alla Fiorentina, il resto verrà da sé.
"Non ci sono trattative in corso, c’è la Fiorentina. Non ho un procuratore, con la società parlo io e lui (il padre Enrico, ndr) è sempre al mio fianco. È il mio assistente personale (sorride). Non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di avere un agente. In futuro chissà. Quella voce che mi accostava a Totti era una fake news, Francesco è stato il primo a contattare la società per chiarirlo".
"Con il presidente, con Giuseppe Barone e Pradè nell’ultimo anno abbiamo parlato tantissimo, il presente è l’unico tempo sul quale sono concentrato. Io penso al lavoro di tutti i giorni, agli obiettivi immediati, il principale è la salvezza. Speriamo di tornare tutti a giocare, il resto verrà".
Chiesa è un abile dribblatore anche di domande e non solo di avversari: l'interesse di Inter e Juventus non sembra entusiasmarlo particolarmente.
"Il mio obiettivo è il miglioramento generale, non solo quello tecnico, devo completarmi e sono il primo a rendermene conto. Sousa, che mi ha lanciato, ma anche Pioli, mi ripetevano spesso che il calcio si gioca prima di tutto con la testa. Io, per indole, sono portato a non amministrare le energie, ho una generosità che tante volte compromette la prestazione, talvolta manco di lucidità sotto porta. Devo migliorare e migliorare e ancora migliorare, trovare con più regolarità il goal, se voglio avvicinare mio padre che in Serie A ne ha segnati 138".
