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Unpopular Opinion 8 aprile 2026 DESKTOPGOAL

Unpopular Opinion - Conte di nuovo ct della Nazionale? Allora non abbiamo capito proprio nulla...

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La nostra Unpopular Opinion vi porterà a dibattere, discutere, polemizzare e riflettere su concetti, idee e punti di vista che il calcio di oggi ha ormai forse esasperato.


  • NON CI SERVE UN EURO 2016 BIS

    Tutti abbiamo ancora nella mente l'Italia del 2016. Quella che ci ha fatto esaltare con Eder, Pellé, Giaccherini e Parolo titolari. Quella che rifletteva sul campo tutto il carattere del suo condottiero Antonio Conte. Senza dimenticare però che in difesa avevamo ancora la BBC, cosa non di poco conto allo stato attuale delle cose.

    Oggi pagheremmo per rivedere un'Italia così, ma paradossalmente non è quello che ci serve. Non ci serve l'ennesima illusione frutto del momento, dei pianeti allineati, del compattarsi come gruppo per un breve periodo. Ci serve continuità, ci servono nuove idee e la capacità di reinventarsi come movimento e concetti.

    Perché sono sicuro che Antonio Conte ci porterebbe ai prossimi Europei (difficile, obiettivamente, mancare l'appuntamento anche con quelli) e sono persino sicuro che ci farebbe fare anche una bella figura con il materiale a disposizione, ma alla fine resteremmo sempre lì, ancorati maledettamente alle nostre radici che invece devono, e sottolineo devono, essere tagliate.

    Conte, come allenatore, come blasone e pedigree, sarebbe probabilmente la scelta migliore per la nazionale. Ma non quella giusta, non quella che ci farebbe fare davvero un passo avanti.

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  • IL 3-5-2, LA NOSTRA CROCE

    A proposito, che modulo predilige Antonio Conte? Sì, esatto, il 3-5-2. E Napoli-Milan ci ha dato la dimostrazione di tutto quello che ad oggi non serve al calcio italiano.

    Ossia la sagra del tatticismo, della prevedibilità e del totale tradizionalismo che in Italia potrà pure funzionare per vincere i campionato, ma fuori non più. E oggi i club, per come siamo messi, dovrebbero adattarsi alle esigenze della nostra nazionale e non viceversa.

    Passo dopo passo abbiamo tolto di mezzo i veri marcatori. L'ultimo rimasto probabilmente è Acerbi e con lui titolare contro la Bosnia - provocazione, ma nemmeno troppo - forse oggi staremmo festeggiando la qualificazione ai Mondiali. E abbiamo tolto di mezzo la gente che salta l'uomo. Uno dei principali esempi è Politano, che proprio Conte ha trasformato praticamente in un difensore, lui che a inizio carriera puntava l'uomo ad ogni azione e vedeva molto di più la porta.

    Un altro esempio che mi viene in mente su due piedi è Zerbin, ragazzo che a Frosinone ci aveva fatto innamorare giocando nel suo ruolo naturale, quello di esterno del 4-3-3. Poi, progressivamente, è stato sacrificato sull'altare del tatticismo e del 'Dio 3-5-2', trasformandosi in un quinto senza arte né parte, relegato a lottare ogni anno per la salvezza senza nemmeno essere titolare fisso.

    Non stiamo parlando chiaramente di campioni che avrebbero cambiato la storia, ma quello sul quale dovremmo concentrarci è l'attitudine. E il sempre più dilagante radicalismo tutto italiano che ci porta a snaturare i giocatori e depotenziarli in virtù di una 'sicurezza tattica' che non ci sta portando da nessuna parte.

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  • CHE NE SARÀ DI RAO?

    Oggi su giornali, siti e social di tutti i tipi circola con grande insistenza il nome di Emanuele Rao, 20enne esterno offensivo di proprietà del Napoli che sta facendo vedere grandi cose in Serie B col Bari, nonostante la difficile stagione dei pugliesi.

    Velocità, forza, dribbling, visione della porta. Nonostante anche il Bari giochi con la difesa a 3, è riuscito comunque a venire fuori giocando come seconda punta sulla trequarti. Di base, però, nonostante sia un concetto inspiegabilmente desueto, è quella che un tempo chiamavano 'ala sinistra'.

    Ora, tutti lo vedono come speranza per la nazionale azzurra, ma che ne sarà di lui a partire dall'anno prossimo? Il Napoli, per esempio, avrà la forza di puntare su di lui con convinzione? O verrà ritenuto non pronto e spedito a fare il quinto, ovviamente, perché nessuno gioca con il 4-3-3, costringendolo a compiti difensivi che ne limiteranno il talento fino a bruciarlo?

    Non per essere catastrofici, ma purtroppo ci siamo già passati. Uno dei principali motivi per il quale non riusciamo a tirar fuori con regolarità dei veri talenti come in passato è proprio questo, che non li facciamo giocare nel loro ruolo, che li limitiamo per paura dello 'squilibrio tattico'. Ed è così che abbiamo cestinato una serie di esterni capaci di saltare l'uomo o trequartisti (altro ruolo inspiegabilmente perseguitato) con fantasia e visione. E poi diciamo che hanno fatto 'quella fine' perché sono scarsi.

    E se adesso, per la nazionale, non riusciamo a vedere oltre i Conte e gli Allegri per cambiare direzione, allora vuol dire che non abbiamo capito proprio nulla. Non abbiamo bisogno di gestori, di conservatori, ma di qualcuno che cambi la storia, se magari gli viene permesso.

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