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Simone Inzaghi Roberto ManciniGetty Images

Simone Inzaghi contro Roberto Mancini, dalla Lazio a Al Hilal-Al Sadd: seconda sfida da allenatori, la prima fu 10 anni fa

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The italian job. Simone Inzaghi e Roberto Mancini uno contro l'altro. Ma non in Serie A o in Europa: in Asia, tra Arabia Saudita e Qatar, uno sulla panchina dell'Al Hilal e l'altro dell'Al Sadd.

Si gioca stasera, con calcio d'inizio alle 20 italiane. La partita è valida per gli ottavi di finale della Champions League asiatica: inizialmente si sarebbe dovuta disputare tra andata e ritorno, ma alla fine sarà in gara unica, a Jeddah, a causa delle note tensioni belliche delle ultime settimane. Insomma, match decisivo: chi vince va ai quarti di finale, chi perde viene eliminato.

Però Inzaghi contro Mancini è anche altro. È una sfida che va oltre la bandiera tricolore e abbraccia un po' tutto il resto: amicizia, anni trascorsi in comune, ruoli diversi, qualche litigio. E un confronto che mancava addirittura da un decennio.

  • L'UNICO PRECEDENTE IN PANCHINA

    L'unica volta in cui Inzaghi e Mancini si sono affrontati da allenatori risale al 1° maggio 2016: il primo sedeva sulla panchina della Lazio, dov'era stato promosso in seguito all'esonero di Stefano Pioli, e il secondo (un ex) su quella dell'Inter.

    All'Olimpico, quella notte, finì 2-0 per la Lazio. Klose aprì il tabellino dopo 8 minuti, Candreva chiuse i conti nel finale su calcio di rigore. Espulso il colombiano Murillo per due gialli in pochissimi minuti, il secondo su Keita proprio nell'azione del penalty. La Lazio chiuse ottava e finì fuori dalle coppe, l'Inter quarta ma non andò in Champions: all'epoca era riservata alle prime tre della Serie A.

    Da quel momento in poi, Inzaghi e Mancini non si sono più incrociati. Nello stesso campionato, del resto, non hanno più allenato. L'anno successivo Simone c'era, confermato dalla Lazio dopo la rottura lampo con Bielsa. Roberto no: se n'era già andato sbattendo la porta dopo la prima giornata. Quindi le avventure del Mancio allo Zenit, in Nazionale, in Arabia, in Qatar: mai più in A.

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  • Eriksson Simone Inzaghi LazioGetty Images

    "MI HA PORTATO MANCINI ALLA LAZIO"

    Inzaghi lo conosce bene, Mancini. E viceversa. Un rapporto che ha origine alla fine degli anni novanta, quando un giovanissimo Simone si mette in mostra nel Piacenza tentando di uscire dall'ombra del fratello Filippo, più famoso e consolidato di lui ad altissimi livelli.

    Simoncino arriva a Roma nell'estate del 1999. Voluto da chi? Dal presidente Cragnotti e della dirigenza, certo. Anche dall'allenatore, Sven Goran Eriksson. Ma soprattutto da Mancini, incantato dal modo di giocare di quel ragazzo, che così tanto ricorda quello del Pippo juventino. Morale della favola: è proprio il Mancio a suggerire alle alte sfere biancocelesti di puntare su di lui per rinforzare l'attacco.

    "Convinse lui Eriksson e Cragnotti a portarmi alla Lazio", ha ricordato Inzaghi proprio una decina d'anni fa, alla vigilia di quel Lazio-Inter 2-0. Una versione confermata tempo addietro alla Gazzetta dello Sport da un altro elemento di quella squadra, ovvero l'ex portiere Marco Ballotta.

    "Robi stravedeva per lui, era un suo pupillo. Diciamo che quell’anno… premette un bel po’ perché Inzaghino venisse acquistato, convinse la società e anche il giocatore a trasferirsi alla Lazio".

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  • LO SCUDETTO DEL 2000

    La mossa di Mancini funziona. Inzaghi è importante nella conquista dello Scudetto del 2000, l'ultimo messo in bacheca dalla Lazio: 7 goal in 22 presenze. Addirittura strepitoso il rendimento in Champions League: 9 goal in 11 presenze. L'ex piacentino chiuderà a quota 19 in 40 presenze stagionali: meglio di tutti, anche di Salas.

    Inzaghi lascia il segno anche nella partita decisiva per lo Scudetto: in quel Lazio-Reggina 3-0 che, abbinato al diluvio di Perugia, consegna il titolo nelle mani della squadra di Eriksson, è proprio lui a procurarsi a poi a realizzare il rigore dell'1-0. Saranno poi Veron, di nuovo dal dischetto, e infine Simeone nella ripresa a chiudere i conti. Il tutto in attesa delle splendide notizie provenienti un'ora più tardi dal Curi.

    Ironia della sorte: quella è l'ultima partita di Mancini da calciatore. O meglio: dovrebbe esserlo. Roberto annuncia il ritiro, ma cambierà idea all'inizio del 2001, tentando una brevissima avventura in Premier League con il Leicester prima di iniziare quella in panchina, ruolo rivestito in precedenza come vice di Eriksson e di Zoff.

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  • GLI SCREZI

    Ma tra Mancini e Inzaghi non sono solo rose e fiori durante l'esperienza comune alla Lazio. Come è normale che sia. Due gli episodi entrati nella storia biancoceleste, entrambi dopo il ritiro del Mancio e sempre con Simone protagonista principale.

    In un altro Lazio-Reggina, stavolta del campionato 2000/2001, Inzaghi strappa il pallone a Crespo e si incarica di battere un rigore che nessuno vorrebbe fargli battere. Solo che lo fa nel peggiore dei modi: tenta un cucchiaio che non gli riesce minimamente, Taibi blocca la palla e in panchina Mancini dà del "deficiente" in mondovisione al proprio attaccante.

    Qualche anno più tardi, nel 2003, Mancini è l'allenatore a tutti gli effetti della Lazio. E in una trasferta di Champions League contro lo Sparta, poi persa 1-0, chiede a Inzaghi di sacrificarsi e fare l'esterno del tridente. Niente da fare: Simone non ci sta rifiuta. E al suo posto gioca Gottardi.

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  • "DA LUI HO IMPARATO TANTO"

    Diceva Inzaghi prima di quel Lazio-Inter del 2016 che "la cosa più bella sarà proprio rivedere Roberto, sono felice di affrontarlo la prima volta come allenatore". Sensazioni che, dopo un decennio, non sono cambiate di una virgola.

    "Sicuramente posso parlare soltanto bene di Mancini - ha detto l'allenatore dell'Al Hilal nella conferenza stampa della vigilia - è stato mio compagno di squadra prima, alla Lazio abbiamo vinto tanto insieme, Scudetti, coppe, è stato un grandissimo calciatore. In seguito è diventato mio allenatore e da lui, devo essere sincero, ho imparato tanto. È un ottimo allenatore, con ottime idee, bravo nel gestire il gruppo. Per me è stato un grande esempio. Poi è stato lui a volermi alla Lazio, un club dove sono rimasto per 20 anni. Quindi a Roberto sarò sempre grato".

    Questa sera, però, palla al campo. Tanto che lo stesso Inzaghi ha ribadito che "saremo avversari". Non ci sono uno Scudetto o un passaggio del turno nella Champions League europea in palio, ma ma il concetto non cambia: per 90 minuti, l'amicizia e la stima reciproca non troveranno spazio.