Non è mai troppo tardi. O, forse, sì? Il verdetto finale, come sempre, verrà emesso dal tempo. Intanto, però, la Juventus conquista il suo primo successo nell’edizione corrente della Champions League. Maccabi Haifa superato, con un sospiro di sollievo nel finale, con i bianconeri a trovare così – dopo il Bologna – la seconda vittoria consecutiva. Un (mini) principio di continuità, nonché il miglior biglietto da visita con il quale presentarsi sabato in casa del Milan.
Allegri opta per delle rotazioni ragionate, concedendo un turno di riposo a Bonucci. Spazio al 4-3-3 a geometria variabile. Tra i pali Szczesny. Cuadrado, Bremer, Danilo e De Sciglio a dare vita al pacchetto arretrato. Paredes in cabina di regia a centrocampo spalleggiato da McKennie e Rabiot. Tridente offensivo formato da Di Maria, Vlahovic e Kostic.
Bakhar risponde con il 3-4-1-2, puntando su Chery tra le linee. Assente Suf Podgoreanu, classe 2002 cresciuto nella Roma e lo scorso anno visto allo Spezia.
Nel primo tempo le migliori occasioni capitano a Vlahovic che, interpellato in tre circostanze, non riesce a graffiare. Male, soprattutto, quando strozza di sinistro una chance da posizione più che favorevole. Insomma, da lui non è lecito aspettarsi certi errori. Chi non fallisce, invece, è Rabiot. Bravo a trovare la rete che porta la Signora avanti all’intervallo, una gioia personale che mancava al transalpino dal 23 maggio 2021 con annessa rete rifilata al Bologna.
In parole povere, un lampo che sa tanto di liberazione e che testimonia, ancora una volta, come il francese non sia ancora riuscito a mettere in mostra tutto il suo potenziale. Da menzionare, nel dettaglio, l’ottima palla di Di Maria: che non sfoggia una grande condizione, ma che al tempo stesso vede spazi – agli occhi degli altri – inesistenti.
Tra le fila degli israeliani è sempre Chery l’elemento più pericoloso che, giustappunto, in avvio di ripresa prova a spaventare Szczesny. Ma sono ancora i padroni di casa a raddoppiare: questa volta Vlahovic, innescato maestosamente dal solito Di Maria, non sbaglia. Ed è sempre il serbo in prima linea: prima si divora clamorosamente la doppietta, poi la troverebbe; negata dal VAR per un fuorigioco millimetrico. E la partita, dunque, va apparentemente in discesa per la Juve. Apparentemente, sì, perché il Maccabi accorcia le distanze con il subentrato David. Ma è la serata di Rabiot, eccome, che di testa trova la prima doppietta tra le fila di Madama e chiude definitivamente i giochi.

