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Da Udine a Udine, la notte speciale di Guglielmo Vicario: dopo tanta gavetta il premio Italia

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Appena metterà piede sul terreno di gioco del BluEnergy Stadium, che un tempo si chiamava diversamente per ragioni di sponsorizzazione, Guglielmo Vicario avvertirà una leggera fitta al cuore. Perché è proprio questa la casa sportiva che, ormai parecchi anni fa, sperava diventasse sua.

Vicario e l'Udinese, alla fine, rappresentano due rette che si sono incontrate meno di quanto avrebbero potuto e voluto. Questione di scelte: scelte sue, personali. E della decisione di fare qualche passo indietro subito per poi - chissà - farne qualcun altro in avanti in un secondo momento. Serviva pazienza: lui ce l'ha avuta ed è stato premiato.

Premiato dall'ennesima convocazione di Luciano Spalletti, premiato dall'ennesima possibilità di rimanere nel giro azzurro. Premiato, soprattutto, da una maglia da titolare in Italia-Israele: quel "sì, Vicario gioca", pronunciato dal ct con il portiere del Tottenham seduto accanto a lui nella conferenza della vigilia, è una promessa che vale più di mille parole.

  • PROFETA IN PATRIA (FINALMENTE)

    Vicario è nato proprio a Udine. E a Udine ha mosso i primi passi da calciatore vero. L'Udinese lo ha inserito nelle proprie giovanili più di 10 anni fa, nel 2013, facendo di lui il portiere della Primavera. Erano gli anni di Alex Meret e di Simone Scuffet, ma pure di Samuele Perisan, promesse di un vivaio che un tempo accoglieva un certo Dino Zoff.

    Un anno in bianco e nero, quindi la strana scelta: ripartire dal basso. Ma dal basso basso: la Serie D. La quarta serie. Prima al Fontanafredda, piccolo club in provincia di Udine, e poi in una nobile decaduta come il Venezia, che tempo addietro metteva in luce Recoba, Maniero e Di Napoli e che con Joe Tacopina provava a risalire dai bassifondi del calcio italiano dopo il fallimento.

    La particolarità? Vicario l'ha lasciata praticamente subito, Udine: nel 2016, dopo un anno in prestito, il Venezia ha puntato forte su di lui acquistandolo a titolo definitivo. Scelta premiata dai risultati: dopo il ritorno in Serie C, ecco quello in Serie B. In due stagioni. Più una Coppa Italia di C.

    Quindi ecco il Perugia in prestito, il Cagliari dove quasi non ha giocato, l'Empoli. La Toscana ha rappresentato la sua rinascita: lo voleva l'Inter, se l'è preso il Tottenham. Lui e Destiny Udogie, un altro passato - con un timbro più visibile - dall'Udinese, un altro che fa parte a tutti gli effetti del gruppone azzurro.

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  • ESORDIO IN PARTITE UFFICIALI

    Per Vicario, questa sera, si tratterà dell'esordio in competizioni ufficiali con la maglia dell'Italia. E poco importa se si tratta di Nations League, manifestazione che evidentemente non ha lo stesso sapore di un Europeo o di un Mondiale.

    Prima d'oggi, il portiere degli Spurs ha indossato la maglia azzurra (o bianca) soltanto in amichevole. Due volte: la prima contro l'Ecuador, all'interno nella tournée statunitense di marzo, e la seconda contro la Turchia a giugno, in una delle due sgambate che hanno preceduto la partenza dell'Italia verso la Germania.

    La particolarità? Fin qui Vicario non ha incassato nemmeno una rete in azzurro: 2-0 all'Ecuador, 0-0 contro la Turchia.

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  • TITOLARE IN PREMIER LEAGUE

    Non è per questo, naturalmente, che Spalletti ha fatto di lui il dodicesimo di Gigio Donnarumma, intoccabile nel ruolo di numero uno come lo era Gigi Buffon prima di lui. Non è per questo che il ct lo ha incluso tra i 26 che hanno preso l'aereo per la Germania.

    Semplicemente, il Vicario che un tempo abbandonava la Serie A preferendo ripartire dal basso e da protagonista è un altro Vicario. Il biennio all'Empoli lo ha consacrato come uno dei migliori interpreti italiani del ruolo. E la Premier League lo ha chiamato, sedotto, convinto a un nuovo cambio di vita così come avrebbe fatto un anno più tardi l'Arsenal con Riccardo Calafiori, un altro dalla carriera poco banale.

    Guardando ai freddi numeri, il rendimento col Tottenham non sarebbe neppure eccellente: nelle 38 partite dello scorso campionato, Vicario ha tenuto la porta chiusa solo in 7 occasioni. Mentre quest'anno sono due clean sheets nelle prime 7 giornate. Ma è il riflesso concreto dei cronici problemi di una squadra perennemente nel limbo tra speranze di gloria e delusioni, come conferma l'attuale nono posto degli Spurs.

    Lui, Vicario, il suo l'ha fatto. Si è confermato sui livelli di Empoli, ha sbagliato poco, si è fatto apprezzare. Nella scorsa stagione è stato il decimo portiere del campionato con più parate: 110.

  • "EMOZIONANTE TORNARE A CASA"

    Emozioni, dunque? Parecchie. Perché si tratterà della prima "vera" con l'Italia, come detto. Ma anche perché tornare a Udine da calciatore fatto e finito, per uno che a Udine ci è nato e cresciuto senza completare l'ultimo step, avrà un sapore particolare.

    "Dal punto di vista personale, essendo figlio di questa città per me è un qualcosa di emozionante - ha detto Vicario alla vigilia - Ci saranno i miei genitori, amici, familiari allo stadio: vuol dire tanto. Sono orgoglioso del percorso fatto. Tornare a casa con addosso la maglia della nazionale è motivo d'orgoglio e mi fa ripensare a tante tappe che ho percorso nella mia vita".

    E sul Tottenham:

    "È un'esperienza diversa da quelle che ho avuto in precedenza, un cambiamento culturale e di vita e calcistico per vedere come ci si comporta fuori dal nostro campionato. È un bagaglio di esperienza nella carriera di un calciatore. Il fatto di partecipare per il primo anno a una competizione europea mi sta insegnando molto. E il ritmo del campionato è alto, c'è intensità. Metto nello zainetto delle situazioni che magari prima non avevo provato".

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