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Parma Milan LeaoGetty Images

Cosa non sta funzionando nel Milan: l'approccio, la fase difensiva da brividi, il vice Morata

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Un punto in due partite. Un punto che, peraltro, è stato racimolato in pieno recupero. Per chi ha l'ambizione di spodestare l'Inter dal trono della Serie A, l'avvio di campionato del Milan sta assumendo i contorni di un mezzo disastro.

Una settimana dopo il sudatissimo pareggio contro il Torino, i rossoneri di Paulo Fonseca riescono nell'impresa di far peggio: al Tardini finisce 2-1 per il Parma, il bel Parma di Fabio Pecchia che già alla prima giornata aveva rischiato di conquistare tutti e tre i punti in palio contro la Fiorentina.

Nuova stagione, vecchi fantasmi. Cancellato in pochi giorni un bel precampionato, per quel che possono contare quelle vittorie contro il Manchester City, il Real Madrid, il Barcellona (ai rigori), prestigiose finché si vuole, ma pur sempre ottenute con e contro formazioni rimaneggiate e piene di giovani e seconde scelte.

Parma e il Parma scaraventano di nuovo il Milan nel baratro. Anche perché fa male quando perdi, sì, ma conta anche il modo in cui perdi. E in questo senso gli spunti di preoccupazione non sono pochi.

  • LA FASE DIFENSIVA: IL SOLITO INCUBO

    Subito il dato principale: dopo due giornate di campionato, il Milan conta già quattro reti al passivo. Ovvero due a partita.

    Novità rispetto allo scorso campionato? Zero. Nel 2023/2024, la squadra allora allenata da Stefano Pioli ha visto la propria porta violata 49 volte, 27 più dell'Inter: il peggior rendimento tra le prime dieci, peggio anche del Napoli.

    I quattro goal presi tra Torino e Parma, alla fine, hanno avuto una fonte simile: con un cross dalla fascia sinistra avversaria, ovvero da quella destra del Milan. Dallo scombussolato Calabria a Emerson Royal, poco è cambiato. Theo Hernandez ha confermato tutti i problemi in marcatura. E la prateria a disposizione di Almqvist in occasione del 2-1 gialloblù con Cancellieri, peraltro originaria da uno scriteriato errore di Leão, è alla fine il simbolo di tutto.

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  • Parma Milan Theo HernandezGetty Images

    UN APPROCCIO RIVEDIBILE

    Se contro il Torino è riuscito in qualche modo a recuperare il risultato nel finale, a Parma il Milan ha nuovamente messo in mostra un approccio pessimo. Così come pessimo è stato il primo tempo dei rossoneri, dominati dalla squadra di Pecchia e fortunati a tornare all'intervallo sotto appena di una rete.

    "Nel primo tempo siamo stati troppo passivi, dovevamo essere più aggressivi", diceva Fonseca dopo il Toro. A Parma si è vista una squadra sulle gambe, in difficoltà anche fisica, poco brillante con i piedi e con la testa. Inevitabile il vantaggio emiliano con il solito Man. Con Pavlovic - alla fine tra le poche note liete - e Maignan a salvare il salvabile in altre occasioni.

    Nella ripresa del Tardini si è visto un Milan diverso, più convinto. L'1-1 di Pulisic è arrivato di conseguenza. Poi il patatrac, il contropiede di Almqvist, la zampata decisiva di Cancellieri. Tutto gettato alle ortiche.

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  • LA MANCANZA DI EQUILIBRIO

    Sembrava che la soluzione fosse lo spostamento di Christian Pulisic, sprecato nel limitare il proprio raggio d'azione alla fascia destra. Sembrava. La realtà ha detto invece che l'esperimento in partite ufficiali è durato appena una partita, prima del ritorno alle vecchie abitudini.

    Nemmeno con l'avanzamento di Loftus-Cheek e l'inserimento in mezzo al campo dei muscoli di Musah, però, la situazione è cambiata granché. Più volte nel primo tempo il Milan ha sbagliato i tempi del pressing, facendosi infilare con rapide ripartenze dal Parma. Come a dire che i problemi in difesa non nascono solo in difesa, come spesso accade in questi casi.

    "In generale difensivamente siamo stati messi male - ha detto Fonseca a DAZN al termine della gara - è impossibile vincere partite come quelle di oggi quando si difende così. La squadra non difende né come squadra, né individualmente: abbiamo sbagliato i duelli, marcature preventive sbagliate. Impossibile vincere una partita così".

  • Parma Milan LeaoGetty Images

    LE LUNE DI LEÃO

    Croce e delizia, luce o ombra. Difficile che con Rafael Leão si trovi una via di mezzo. L'ennesima dimostrazione è arrivata proprio da Parma, nella quale proprio lui è stato il protagonista in positivo e in negativo. Il tutto nello spazio di pochi minuti.

    Prima Leão ha indossato il mantello del prestigiatore, sgusciando in area e fornendo a Pulisic il perfetto assist per un 1-1 facile facile. Poi sempre lui ha sbadatamente e orrendamente sbagliato il cambio gioco, lanciando Almqvist in porta e guardando l'ex leccese servire su un piatto d'argento a Cancellieri la palla del 2-1, con successiva scena di disperazione dello stesso portoghese.

    Uno dei problemi del Milan è che la sua stella è un giocatore così. Imprevedibile nel bene, imprevedibile nel male. Tra colpi da campione, una luce che si accende e spegne all'improvviso e un rapporto sempre complicato con le porte avversarie, come contro il Torino.

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  • LA QUESTIONE DEL VICE MORATA

    Fonseca ha dato fiducia a Noah Okafor, nella speranza forse che lo svizzero anticipasse i tempi e, per una volta, lasciasse il segno prima degli ultimi dieci minuti: non è stato così.

    Se Jovic aveva deluso contro il Torino, questa volta a giocare al di sotto le aspettative è stato il compagno: un passo indietro rispetto a sabato scorso, quando proprio lui aveva realizzato un 2-2 fondamentale per portare a casa almeno un punto.

    Si ripropone dunque l'annosa questione del vice Morata: chi è il miglior sostituto dello spagnolo, peraltro presente al Tardini accanto a Zlatan Ibrahimovic? In attesa di capire se il mercato porterà ancora qualcosa, il che a meno di una settimana dal gong è sempre meno probabile, è una domanda che non ha ancora una risposta.

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