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Gasperini Thiago MottaGetty Images

Atalanta-Bologna è Gasperini contro Thiago Motta: l'allievo sfida il maestro per la Champions

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L'allievo aveva già superato il maestro, nella gara di andata: a Bologna, un girone fa, è finita 1-0 per i rossoblù, abili nel tenere testa all'Atalanta e nello sbloccare la partita nel finale.

Prima della gara, Gasperini e Thiago Motta si erano salutati e abbracciati a bordocampo, dove hanno posato per le telecamere. I sorrisi erano quelli di due vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo, sinceri, carichi di bei ricordi per entrambi. Perché Thiago Motta deve la sua fortuna (anche) a Gasperini e Gasperini sarà molto fiero del suo allievo forse numero uno.

  • INSIEME DAL 2008

    Fu proprio Gasperini a portare Thiago Motta in Italia, nel 2008. L'ex centrocampista dell'Atletico Madrid era reduce da problemi fisici, l'allora allenatore del Genoa lo fece rinascere. Da lì è iniziata la scalata dell'italo-brasiliano verso l'Olimpo: lo storico triplete con l'Inter di Mourinho e poi i sei anni al Psg, dove ha anche iniziato ad allenare nelle giovanili.

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  • Thiago MottaGetty Images

    IDEE E TATTICHE CONDIVISE

    Da Parigi è poi tornato a Genova, Thiago Motta. Nella sua carriera da allenatore si è sempre rifatto a colui che lo ha rilanciato, seppur con un modulo tattico differente.

    "Qualche elemento del calcio di Gasp nel mio Bologna c’è, perché durante la stagione vissuta insieme a lui ho visto tante cose belle, specie nel modo di lavorare in allenamento - le parole dell'allenatore - Questa è la grande forza che hanno lui e la sua Atalanta".

    Qualche indizio si trova anche nella sua tesi di Coverciano (dal titolo "Il valore del pallone"), dove Motta scriveva:

    "Al Genoa, Gasperini richiedeva una gestione più elaborata della verticalizzazione. Non solo tramite passaggi diretti tra le linee, ma privilegiando una struttura organizzata di passaggi. Spesso, mi capitava nel mio ruolo di regista, di servire il numero 9, Milito, in modo diretto, per verticalizzazione. Per Gasperini serviva invece verticalizzare sfruttando l’intermediazione dei giocatori sulla trequarti. Con un gioco di passaggi verticali diretti all’attaccante - mi fece notare un giorno -, potevo magari mettere in condizione di tiro Milito, ma mi escludevo automaticamente dall’azione e di conseguenza riducevo le alternative".

    Questione di opzioni palla al piede, dunque. Da Milito a Zirkzee, ciò che è certo che è entrambi i due allenatori amano riempire l'area, arrivare al tiro con tanti uomini e fornire più soluzioni a chi deve gestire il pallone: dettami comuni, portati avanti e perfezionati anno dopo anno.

    "Sì, questo Bologna somiglia alla mia prima Atalanta - le parole di Gasp prima della gara d'andata - Sono curioso di vedere Thiago, che da giocatore non sbagliava mai un passaggio. Anche la squadra è sempre molto lucida e paziente, mi ricorda molto la sua idea di calcio".

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  • Gian Piero Gasperini Bologna AtalantaGetty

    IN PANCHINA E IN CAMPO

    Anche in panchina i due vivono la gara in maniera simile, anche se non identica. Gasperini appare molto più diretto, focoso, impetuoso. Thiago Motta sembra più calmo, anche se lui ha ammesso di vivere la gara "al 200%", come il suo maestro, e proprio come lui sta sempre in piedi e si confronta di continuo con i suoi collaboratori.

    In campo, invece, la cosa più diversa è la difesa a tre o a quattro. Che però conta solo in fase di non possesso. Anche l'idea di impostazione è simile: entrambi iniziano l'azione a tre, entrambi pretendono pressing alto e immediato una volta persa palla e una squadra sempre molto corta. Atalanta-Bologna, oltre che una sfida diretta per la Champions, sarà anche il manifesto di un'idea di calcio chiara e precisa del maestro e del suo allievo.