Da Parigi è poi tornato a Genova, Thiago Motta. Nella sua carriera da allenatore si è sempre rifatto a colui che lo ha rilanciato, seppur con un modulo tattico differente.
"Qualche elemento del calcio di Gasp nel mio Bologna c’è, perché durante la stagione vissuta insieme a lui ho visto tante cose belle, specie nel modo di lavorare in allenamento - le parole dell'allenatore - Questa è la grande forza che hanno lui e la sua Atalanta".
Qualche indizio si trova anche nella sua tesi di Coverciano (dal titolo "Il valore del pallone"), dove Motta scriveva:
"Al Genoa, Gasperini richiedeva una gestione più elaborata della verticalizzazione. Non solo tramite passaggi diretti tra le linee, ma privilegiando una struttura organizzata di passaggi. Spesso, mi capitava nel mio ruolo di regista, di servire il numero 9, Milito, in modo diretto, per verticalizzazione. Per Gasperini serviva invece verticalizzare sfruttando l’intermediazione dei giocatori sulla trequarti. Con un gioco di passaggi verticali diretti all’attaccante - mi fece notare un giorno -, potevo magari mettere in condizione di tiro Milito, ma mi escludevo automaticamente dall’azione e di conseguenza riducevo le alternative".
Questione di opzioni palla al piede, dunque. Da Milito a Zirkzee, ciò che è certo che è entrambi i due allenatori amano riempire l'area, arrivare al tiro con tanti uomini e fornire più soluzioni a chi deve gestire il pallone: dettami comuni, portati avanti e perfezionati anno dopo anno.
"Sì, questo Bologna somiglia alla mia prima Atalanta - le parole di Gasp prima della gara d'andata - Sono curioso di vedere Thiago, che da giocatore non sbagliava mai un passaggio. Anche la squadra è sempre molto lucida e paziente, mi ricorda molto la sua idea di calcio".