Getty/GOALGuida ai Mondiali 2026: Uruguay
Terzo posto, dietro all’Argentina e alla sorpresa Ecuador e con gli stessi punti di Brasile, Colombia e Paraguay. Nel complesso, tutto nella norma. L’Uruguay ha conquistato la qualificazione in assoluta tranquillità, apparecchiando la tavola con 4 vittorie nelle prime 6 giornate, di cui una in casa dell’Argentina campione del mondo in carica, e gestendo il resto del percorso. Ha avuto qualche momento di piccolo sbandamento, tra i mesi di settembre e ottobre 2024 non ha vinto neppure una volta in 4 partite (ha pareggiato tre volte senza reti, più una sconfitta per 1-0 in casa del Perú), ma poi si è ripreso. Qualche altro alto e basso, il ko interno contro gli argentini, ma nulla che facesse presagire un disastro. Alla fine la qualificazione matematica è arrivata nel settembre dello scorso anno, grazie a un 3-0 interno contro il Perú. E così la Celeste si è aggiudicata il biglietto per la fase finale di un Mondiale per la quinta volta consecutiva: non era mai accaduto prima.
Cosa aspettarsi
Getty ImagesL'Uruguay ha ottenuto risultati altalenanti da quando si è qualificato.
La generazione dei Cavani, dei Suarez e dei Forlan - e mettiamoci pure altri grandi vecchi come Godin - non c’è più. La transizione verso il nuovo avanzante è stata delicata, non semplice, piena di punti interrogativi, ma nel girone di qualificazione l’Uruguay non ha subìto troppi scossoni. E alla fine si presenta come una possibile mina vagante del Mondiale, come accade praticamente tutte le volte. Valverde è la stella, De Arrascaeta garantisce qualità sulla trequarti ma è alle prese con problemi fisici, e anche Bentancur non è al 100%: un bel problema. Il compito di segnare spetterebbe teoricamente a Darwin Nuñez, che però con la propria Nazionale ha un rapporto che definire complicato è quasi un eufemismo: non trova la via della rete addirittura da due anni, dal giugno del 2024. E così a farne le veci in attacco sono altri: da Viñas a Rodrigo Aguirre, ex Empoli, Udinese e Perugia, oggi in Messico.
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Man in charge
AFPMarcelo Bielsa è sopravvissuto alle critiche di novembre e allenerà la sua seconda Coppa del Mondo.
Marcelo Bielsa, al secolo El Loco. Ovvero il folle, nel senso che di bizzarrie, nel corso della propria pluridecennale carriera in panchina, l’allenatore argentino ne ha collezionate a bizzeffe. Come quando abbandonò la Lazio prima ancora di abbracciarla, storia di un decennio fa. Arrivato nel maggio del 2023, Bielsa ha centrato la missione principale: portare l’Uruguay al Mondiale. Ma non è riuscito a scansare le critiche. Dopo la sconfitta di un anno fa circa contro la “sua” Argentina, ad esempio. Ma soprattutto dopo il clamoroso 1-5 contro gli Stati Uniti nell’amichevole disputata nel novembre del 2025, dopo la quale si è esibito in una conferenza stampa divenuta a suo modo iconica, con frasi del tipo: “Sono tossico”. Bielsa, che dai tempi degli esordi col Newell’s Old Boys ha lavorato praticamente ovunque, vivrà il suo secondo Mondiale in panchina dopo quello, con l’Argentina, del 2002.
MVP
Getty ImagesOra che le stelle del passato si sono allontanate, spetta a Fede Valverde regalare momenti di magia.
In una squadra che prima aveva Cristiano Ronaldo, Benzema e Modric e ora vanta Mbappé e Vinicius Junior, difficilmente l’occhio cade su di lui in maniera spontanea. È lui, semmai, che ha trovato il modo di attirare sempre più l’attenzione. A quasi 28 anni, e dopo 8 nella prima squadra del Real Madrid, Federico Valverde è un giocatore completo e un pilastro sia delle Merengues che dell’Uruguay. La strepitosa tripletta nella gara d’andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Manchester City gli ha tributato attenzioni più che meritate, dopo anni trascorsi nell’ombra di campioni più affermati di lui dal punto di vista mediatico. Con la casacca celeste dell’Uruguay, Valverde ha collezionato 73 presenze segnando 9 reti, l’ultima nell’amichevole di marzo contro l’Inghilterra. La vera stella di una squadra priva delle stelle di un tempo è lui.
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One to watch
Getty ImagesRodrigo Zalazar potrebbe conquistarsi un posto in formazione dopo una stagione superba in Portogallo.
Nella rosa dell'Uruguay non c'è spazio per giocatori under 23, ma Rodrigo Zalazar, classe 1999, si candida a essere la vera arma segreta dell'Uruguay ai Mondiali 2026 grazie a un'evoluzione calcistica che lo rende perfetto per il calcio verticale e ad alta intensità di Marcelo Bielsa. Il centrocampista unisce un grande dinamismo a un ottimo feeling con la porta, doti che ha già saputo mettere in mostra con la maglia della Celeste, dove ha bagnato le sue prime sette presenze con due goal.
A confermare il suo stato di grazia c'è una stagione a dir poco mostruosa con il Braga: il centrocampista ha infatti collezionato venti gol e sei assist in quarantadue presenze complessive, trascinando i portoghesi anche grazie a sedici reti realizzate nella sola tona di campionato. Questa straordinaria capacità di inserimento e una forma fisica strabiliante lo rendono l'elemento imprevedibile ideale per spaccare in due le difese avversarie durante il torneo.