Ad aprile 2017 Yonghong Li aveva acquistato dalla Fininvest il Milan per 740 milioni di euro per poi riuscire ad ottemperare con sempre più difficoltà alle varie scadenze con gli aumenti di capitale, fino a non riuscire a pagare una rata da 32 milioni di euro, cosa che ha portato dieci giorni fa l'uomo d'affari cinese a passare la mano al fondo americano Elliott, che con un prestito di 300 milioni aveva già sostenuto Li nell'acquisto del club rossonero.
La Procura milanese, come riferisce il 'Corriere della Sera', indaga ora su Yonghong Li con l'ipotesi di reato di false comunicazioni sociali, ritenendo 'fumosi' i comunicati ufficiali con cui l'ex patron rossonero affermava di poter far fronte agli impegni finanziari richiesti per poi invece riuscire a perdere la proprietà, e quindi ben 698 milioni fra acquisto e aumenti di capitale, per non riuscire a pagarne solo 32.
Nell'ambito dell'indagine su Yonghong Li, la Guardia di Finanza sta provvedendo all'acquisizione di documenti negli uffici non solo del Milan ma anche in quelli di consulenti che avevano collaborato all'acquisizione del club rossonero, come Lazard, uno degli advisor di Fininvest. Agli atti della Procura del fascicolo aperto dai pm Fabio De Pasquale e Paolo Storari, poi, vi è anche la sentenza di fallimento emessa in Cina a carico della Jie Ande, forse la più importante delle società di è proprietario il finanziere cinese.
L'indagine, come riferisce il 'Corriere della Sera', riguarda solo Yonghong Li e non anche Silvio Berlusconi e la fase precedente all'acquisizione del club da parte dell'uomo d'affari cinese.


