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Boyhood club swansongs 1:1Getty/GOAL

Cazorla, Tevez, Marcelo: quando le leggende tornano nella squadra del cuore e trionfano

Tornare dove tutto è iniziato è un fascino quasi impossibile da ignorare e può coronare una carriera straordinaria: diversi grandi campioni ci sono riusciti.

James Westwood
Tradotto da
  • Quando il ritiro si avvicina, le opzioni per i calciatori di alto livello diminuiscono. Molti cercano un ultimo ingaggio importante, anche in campionati meno prestigiosi, per garantire sicurezza economica a sé e alle famiglie; altri scelgono la stabilità di una città o di una cultura familiare, per restituire qualcosa alle squadre del cuore o a quelle in cui sono cresciuti.

    Il ritorno a casa offre un arco narrativo chiaro, unendo appagamento emotivo, consolidamento dell’eredità e chiusura personale. Questi trasferimenti nascono da affetto e lealtà, non dal denaro. Un caso recente è quello di Ander Herrera, ex stella del Manchester United, tornato al Real Saragozza dopo 15 anni e pronto a donare l’intero stipendio alla fondazione del club.

    Herrera è un caso unico, visto che giocare gratis non ha precedenti, ma molte altre stelle hanno accettato ingaggi molto più bassi pur di rafforzare il legame con le loro prime squadre. Resta viva anche la voglia di successi concreti: Angel Di María è tornato al Rosario Central a parametro zero nel 2025 e, nella sua prima stagione completa, ha guidato la squadra al primo titolo dal 1987.

    Di seguito, GOAL propone i sette addii più emozionanti alle squadre del cuore, iniziando da una leggenda del Milan che ha chiuso la carriera a Lisbona.

  • Rui Costa - Benfica

    Costa
    Getty

    Rui Costa non ha condotto il Benfica a successi tangibili nella sua seconda avventura, ma ha ripristinato la stabilità del club.

    Rui Costa, trequartista di livello mondiale, si muoveva in campo con equilibrio straordinario e piazzava la palla con precisione millimetrica da qualsiasi posizione. Il Milan ne ha beneficiato per cinque anni, dal 2001 al 2006, vincendo Serie A e Champions League.

    Cresciuto nel Benfica, nel 1994 Rui passò alla Fiorentina promettendo di tornare. E tornò: nel maggio 2006 rescisse il contratto con il Milan e rientrò al Da Luz.

    Sebbene la nostalgia fosse una delle motivazioni principali, Rui Costa era anche determinato a far uscire il Benfica dalla crisi. La squadra aveva chiuso al terzo posto, ben distanziata, nella corsa al titolo della Liga Portugal 2005-06 e aveva perso ogni senso di identità.

    Il suo primo anno fu condizionato dagli infortuni, ma la sua leadership riportò maturità nello spogliatoio e il Benfica raggiunse i quarti di finale di Coppa UEFA. Tornato in forma, nella stagione 2007 vinse il premio Giocatore dell’Anno del Benfica.

    In quella stagione totalizzò 48 presenze e 7 goal, tra cui una doppietta decisiva contro il Copenaghen in Champions League.

    I trofei concreti sono rimasti fuori dalla portata del Benfica, ma Rui Costa ha lasciato il club in un clima di armonia. Ha ricevuto un’accoglienza entusiastica dopo la sua partita d’addio, una vittoria per 3-0 sul Vitoria Setubal. Divenuto direttore sportivo, nel 2021 è diventato presidente del Benfica, ruolo che ricopre tuttora.

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  • Diego Milito - Racing

    FBL-ARGENTINA-RACING-GODOY CRUZ
    AFP

    L’eroe dell’Inter ha chiuso in bellezza la carriera tornando al Racing nel 2014.

    Diego Milito è stato un talento tardivo. Si è affermato in Europa con Genoa e Real Saragozza, ma ha avuto la grande occasione a 30 anni, quando José Mourinho lo portò all’Inter.

    Con i nerazzurri ha contribuito alla storica tripletta del 2009-10, realizzando entrambe le reti in finale di Champions League contro il Bayern Monaco. È rimasto a San Siro per altri quattro anni, poi è tornato al Racing, dove aveva esordito nel 1999.

    Al ritorno ha segnato all’esordio, indossato la fascia da capitano e condotto il Racing al titolo del Torneo de Transición, interrompendo un digiuno di 13 anni e diventando l’unico giocatore ad aver vinto due campionati con il club in due generazioni diverse. La squadra ha vinto otto delle ultime nove partite e Milito, a 35 anni, ha collezionato nove tra goal e assist in 17 presenze.

    "Non riesco a crederci, è il coronamento di un sogno. È come toccare il cielo con le mani", ha dichiarato Milito dopo la decisiva vittoria per 1-0 sul Godoy Cruz nell’ultima giornata. L’attaccante si è ritirato nel 2016 ed è diventato segretario tecnico del Racing, modernizzando la struttura sportiva del club.

  • Dirk Kuyt - Feyenoord

    Feyenoord v SC Heracles Almelo - Eredivisie
    Getty Images Sport

    Kuyt ha vinto due trofei importanti con il Feyenoord dopo essere tornato al De Kuip a 35 anni.

    Dirk Kuyt è famoso per i sei anni al Liverpool, dove è diventato un idolo dei tifosi grazie al suo impegno e ai goal decisivi. Ha segnato 24 reti in 104 presenze con l’Olanda, partecipando a cinque grandi tornei.

    Tuttavia, le sue migliori prestazioni le ha offerte con la maglia del Feyenoord. Nella prima esperienza al De Kuip ha segnato 70 reti, poi ne ha aggiunte altre 38 dopo il ritorno nel 2015 dal Fenerbahçe. Nella stagione del rientro ha realizzato 23 reti, contribuendo alla vittoria della Coppa d'Olanda anche con cinque assist.

    A 36 anni, nella stagione 2016-17, ha partecipato a 21 goal, inclusa una tripletta all’ultima giornata contro l’Heracles che ha consegnato al Feyenoord il primo titolo di Eredivisie dopo 18 anni.

    "Quando sono tornato due anni fa, sapevo che avremmo potuto vincere il campionato. E tutti ridevano di me quando lo dicevo - ha dichiarato Kuyt ai giornalisti - Ho giocato in una finale di Champions League e in una finale dei Mondiali, oltre che in club molto prestigiosi. Ma questo è il momento più bello della mia carriera".

    Tre giorni dopo aver alzato il trofeo, Kuyt ha appeso le scarpe al chiodo e ha iniziato la carriera di allenatore, partendo dalla guida dell’Under 19 del Feyenoord.

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  • Robin van Persie - Feyenoord

    FBL-NED-EREDIVISIE-FEYENOORD-ADO DEN HAAG
    AFP

    Van Persie, ex stella di Manchester United e Arsenal, ha chiuso la carriera a Rotterdam.

    Come Kuyt, Robin van Persie è diventato uno dei migliori attaccanti della Premier League dopo le esperienze al Feyenoord. Ha segnato tanto con l’Arsenal e ha portato il Manchester United al titolo nel 2012-13, per poi chiudere la carriera al Fenerbaçe seguendo le orme di Kuyt.

    Nel gennaio 2018, a 34 anni, ha risolto il contratto con il Fenerbaçe per tornare al Feyenoord e ha lasciato subito il segno. In 14 presenze ha segnato 7 reti, diventando di nuovo il beniamino dei tifosi grazie a un magnifico pallonetto nella finale di Coppa d'Olanda vinta 3-0 contro l’AZ Alkmaar.

    Nel 2018-19 è stato nominato capitano e, annunciato il ritiro, ha segnato 18 reti in tutte le competizioni. È diventato il giocatore più anziano dell’Eredivisie a segnare una doppietta nel “Klassieker” (6-2 all’Ajax), ha firmato la sua prima tripletta in campionato nel 4-0 all’Emmen e ha realizzato una punizione decisiva nel 2-1 al Vitesse.

    Quei momenti hanno toccato i tifosi: Van Persie sorrideva, cosa rara negli anni precedenti. "Avevo perso il gusto di giocare - ha confessato all’Algemeen Dagblad - Non volevo finire così, senza divertimento. Al Feyenoord il divertimento è tornato".

    Nel 2025 Van Persie è tornato al Feyenoord come allenatore, portando la squadra al secondo posto in Eredivisie e in Champions League, ma è stato esonerato dopo 16 mesi. Resta comunque un’icona al De Kuip.

  • Carlos Tevez - Boca Juniors

    Boca Juniors v Racing Club - Copa de la Liga Profesional 2021: Semi Final
    Getty Images Sport

    Tevez ha giocato in tre diverse fasi della sua carriera al Boca e ha concluso la carriera in modo spettacolare

    Carlos Tevez si è affermato tra gli attaccanti d’élite d’Europa con Manchester United, Manchester City e Juventus, ma il suo cuore è sempre rimasto al Boca Juniors. Ha lasciato la Bombonera nel 2005, è tornato nel 2015 per due stagioni e poi di nuovo nel 2018.

    La terza esperienza, la più significativa, ha portato quattro trofei in tre anni, tra cui due titoli della Primera División. In 112 presenze Tevez ha collezionato 45 goal o assist; il più memorabile è arrivato all’ultima giornata del campionato 2019-20.

    A una giornata dalla fine il Boca inseguiva il River Plate a -1 e affrontava il Gimnasia La Plata guidato da Diego Maradona, idolo e amico di Tevez. All’ultima giornata l'ex bianconero ha segnato il gol vittoria, consegnando il titolo al Boca mentre il River pareggiava. Ha esultato arrampicandosi sulle recinzioni, come nel 2003.

    Tevez ha chiuso la carriera nel giugno 2021, spiegando in una commovente conferenza stampa di aver sofferto di esaurimento mentale dopo la perdita del padre. "Il mio sangue non è rosso, è blu e giallo", ha detto quel giorno. Il suo amore per il Boca è ricambiato: il presidente Juan Roman Riquelme gli ha concesso l’uso della Bombonera per una partita di addio con le stelle del calcio, in programma a dicembre.

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  • Marcelo - Fluminense

    Colo-Colo v Fluminense - Copa CONMEBOL Libertadores 2024
    Getty Images Sport

    Marcelo ha vinto diverse Champions League e Liga con il Real Madrid, ma considera il trofeo conquistato al Maracanã il “più importante”.

    Il terzino brasiliano Marcelo lasciò il Fluminense per il Real Madrid nel 2005, diventando uno dei giocatori più vincenti della storia del Bernabeu con 25 trofei. E nel 2023, dopo cinque mesi deludenti all’Olympiacos, è tornato: oltre 30.000 tifosi l’hanno accolto al Maracanã.

    "È il momento più bello della mia vita, sto tornando a casa. Grazie a tutti! Sono sicuro che vivremo un anno meraviglioso", diceva Marcelo alla folla, e quelle parole si sono rivelate profetiche. Ad aprile, Marcelo ha aperto le marcature con uno splendido goal in solitaria nel 4-1 al Flamengo nella partita di ritorno della finale del Campionato Carioca, valso il trofeo.

    Marcelo ha poi guidato il Fluminense fino alla finale della Copa Libertadores, giocando titolare contro il Boca Juniors. La sua squadra ha vinto 2-1 ai supplementari e lui è diventato il dodicesimo giocatore a conquistare sia la Libertadores sia la Champions.

    L'ex Real Madrid è scoppiato in lacrime al triplice fischio, dicendo a ESPN: "Il Real Madrid capirà. È il trofeo più importante della mia carriera, perché è il club che mi ha cresciuto". A Globo ha aggiunto poi di sentirsi "in debito" con il Fluminense e di aver fatto il massimo per ripagarlo.

    Nel marzo seguente ha vinto anche la Recopa Sudamericana, poi otto mesi dopo il suo contratto è stato risolto per un diverbio a bordo campo con l’allenatore Mano Menezes. Le tensioni sono finite lì: il Fluminense ha intitolato al brasiliano il campo di allenamento delle giovanili e Marcelo si è ritirato nel febbraio 2025.

  • Santi Cazorla - Real Oviedo

    FBL-ESP-LIGA-VILLARREAL-OVIEDO
    AFP

    Cazorla ha ridotto drasticamente il proprio ingaggio per concludere la carriera all’Oviedo e ha dato il massimo per riportare la squadra in Liga

    Santi Cazorla ha trascorso sette anni nelle giovanili del Real Oviedo, ma da adolescente ha dovuto lasciarlo per le gravi difficoltà finanziarie del club, iniziando la carriera da professionista al Villarreal. Ha indossato la maglia gialla in tre periodi diversi, con parentesi al Recreativo Huelva, al Malaga e all’Al-Sadd, e ha contribuito alle due vittorie consecutive della Spagna agli Europei 2008 e 2012.

    Dopo l’Europeo 2012 l’Arsenal lo ingaggiò: all’Emirates diventò un idolo per le sue geometrie e versatilità, vincendo due FA Cup con Arsène Wenger. In Qatar, con l’Al-Sadd, ha aggiunto altri sei trofei.

    Cazorla ha accettato lo stipendio minimo (circa 91.000 euro a stagione) e chiesto che il 10% delle vendite delle sue maglie andasse al vivaio. Il suo obiettivo era riportare l’Oviedo in Liga dopo 24 anni.

    I "Carbayones" ci sono riusciti nella stagione 2024-25, e Cazorla è stato il protagonista di quel successo. L’Oviedo ha chiuso terzo in Segunda Division, ha superato l’Almería 3-2 in semifinale (con un suo goal su punizione) e in finale ha battuto 3-2 il Mirandes grazie a un suo calcio di rigore.

    Il suo contratto era scaduto, ma a quarant’anni Cazorla ha firmato un rinnovo di un anno per tentare di tenere in Liga la propria squadra del cuore. Purtroppo l’Oviedo ha chiuso ultimo e è subito retrocesso, nonostante i suoi sforzi dalla panchina.

    Nonostante la retrocessione, l'ex Arsenal ha chiuso la carriera in modo sereno, come ha scritto su X annunciando il ritiro: "Ora che tutto sta finendo, quando si appendono le scarpe al chiodo e il rumore si trasforma in silenzio, tutto quadra, perché il finale non è stato in un posto qualsiasi: ero a casa".

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