Mauro Tassotti, oggi collaboratore di Shevchenko in Ucraina, ricorda la prima esperienza di Zlatan Ibrahimovic al Milan e dice la sua sul possibile ritorno dello svedese a 'La Gazzetta dello Sport'.
"Si vedeva che aveva una fame enorme di rivincita dopo il Barça. Queste sono cose che ai compagni danno forza. Si è preso le sue responsabilità con molta naturalezza. Era impeccabile in allenamento e fuori dal campo", ammette Tassotti.
Non sempre però tutto è filato liscio: "Zlatan è molto esigente con se stesso e usa lo stesso metro con gli altri. Ogni tanto urlava, in allenamento o in partita. Anche nell’intervallo. E magari qualcuno ne soffriva particolarmente: sentiva l’urlaccio e si intimoriva.
Diciamo che qualche compagno di reparto lo ha patito parecchio, anche perché lui aveva una predilezione per Cassano. Non era facile stargli vicino, ma c’è anche chi gli ha risposto per le rime. A quel punto lui accettava la replica, capendo di aver esagerato".
Tassotti poi ricorda in particolare la rissa con Onyewu: "Arbitravo io quella partitella, a un certo punto me li ritrovai avvinghiati per terra. Fu una manciata di secondi interminabile, non ebbi la forza di metterci mano: mi sentivo un fuscello davanti a quella scena".
Infine riguardo al possibile ritorno di Ibrahimovic però Tassotti non ha dubbi: "Con Higuain funzionerebbero senz’altro, perché entrambi amano coinvolgere i compagni e sanno aprire spazi.
Per Cutrone il problema potenzialmente c’è. Mi viene difficile pensare che Ibra possa giocare sempre solo gli ultimi 20’. Però se si vuole un sistema con due punte, ne occorre un’altra".



