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Ranocchia MonzaGetty Images

Ranocchia e il ritiro dal calcio giocato: “Brutto capire che la luce non si accendeva più”

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Il Monza come nuovo punto di partenza dopo ben undici anni di Inter. Andrea Ranocchia, superata la soglia delle 35 primavere, sembrava avesse aperto un nuovo e importante capitolo della sua carriera da calciatore ma, in maniera del tutto inaspettata, lo scorso 22 settembre ha annunciato il suo addio al calcio giocato.

Si è ritirato dopo aver vinto quattro trofei in nerazzurro (compreso lo Scudetto dell’annata 2020-2021) e aver totalizzato 21 presenze con la maglia della Nazionale maggiore.

Ranocchia, in un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, è tornato a spiegare cosa l’ha portato ad appendere gli scarpini al chiodo.

“Non c’è stato un singolo episodio scatenante. Da aprile, complici anche una serie di questioni private, ho iniziato a sentire meno entusiasmo per il calcio. Ho sperato fosse solo un momento. All’Inter stavo bene con tutti”.

L’ex difensore nerazzurro ha anche parlato del suo addio all’Inter.

“Il mio contratto scadeva a giugno, Piero (Ausilio) mi ha spiegato che dovevano fare tutta una serie di valutazioni. Io volevo giocare di più, ed è arrivato il Monza. Progetto serio, portato avanti da dirigenti che hanno già vinto, la possibilità di non cambiare casa anche ai figli (Lorenzo, 4 anni, e Adele Luna, 2) e di far crescere i giovani. Ho accettato. Ma durante il ritiro ho faticato molto. Scoprire che quel fuoco per il calcio che mi ha acceso per 30 anni non tornava è stato tremendo”.

Prima di annunciare pubblicamente il suo ritiro, Ranocchia ha comunicato la sua decisione ad Adriano Galliani.

“Gli ho spiegato come mi sentivo e che non volevo prendere in giro me stesso, ma anche chi mi aveva dato fiducia. Lui è rimasto sorpreso, però ha capito e rispettato la mia decisione. Non certo perché rinunciavo ai soldi, di cui non voglio parlare anche per rispetto verso chi fatica ad arrivare a fine mese”.

Per diverso tempo Ranocchia è stato tra i giocatori più discussi dell’Inter.

“Ero molto giù, un’esperienza di cui avrei fatto a meno, ma formativa. Nel calcio, quando le cose non girano ne prendono di mira due o tre… Arrivato subito dopo il Triplete, ho vissuto stagioni difficili per il club. Ma mi sono anche goduto la risalita grazie a Suning e allo stesso Spalletti, fino alle vittorie con Conte e Inzaghi”.

Ranocchia ha anche svelato quale è stato il momento più brutto ed il più bello della sua carriera.

“Il più brutto in estate, quando ho capito che la luce non si riaccendeva più. Il più bello, lo scudetto. L’ho inseguito a lungo, ne ho viste e vissute di tutti i colori. Trionfare così è il massimo. L’aritmetica è arrivata il giorno dopo con Sassuolo-Atalanta, ma già tornando da Crotone in aereo abbiamo fatto festa. Anche Mister Conte, che non sgarra mai finché il risultato non è certo”.
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