La Roma sembra aver ritrovato il giusto passo anche in campionato dopo un periodo di crisi che aveva messo in discussione anche la posizione di Di Francesco. Lorenzo Pellegrini ha messo alle spalle l'infortunio e torna in gruppo in vista della sfida sul campo del Parma.
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Intervistato ai microfoni di DAZN, il centrocampista italiano sottolinea l'importanza di giocare in un club come quello giallorosso.
“Non mi stanco mai di dirlo che giocare qui per un ragazzo romano, ti dà un senso di responsabilità e orgoglio. Perchè quando scendi in campo ti sembra di rappresentare la tua famiglia che è cresciuta con questi colori addosso”
Pellegrini torna indietro e ricorda il suo esordio in Serie A in quel 22 marzo del 2015 contro il Cesena.
“Il giorno prima dell’esordio avevo fatto una bella rifinitura nel campo sintetico del Cesena. Mister Garcia, che nel rapporto coi giocatori è unico, arrivò alla fine dell’allenamento e mi fece i complimenti. Lui passava sempre nelle stanze dei giocatori prima di ogni partita, e anche il giorno prima dell’esordio passò per dirmi “Stai pronto, non si sa mai che tu debba entrare!”... Ma questo ce lo diceva sempre (ride nrd). Quella volta entrai per davvero”
Il giocatore della Roma racconta poi il suo rapporto con Francesco Totti, vero monumento per tutti i romani.
“Inzialmente facevo fatica a dargli confidenza, lui per tutti i romani è Francesco Totti, non solo Francesco oppure Checco... Stavo sulle mie, ero timido, poi è stato lui a dirmi 'Oh! Guarda che dobbiamo diventare amici, me lo devi dire quello che pensi e come posso aiutarti!', oggi infatti abbiamo un bel rapporto...”.
Quel goal di tacco nel derby ha consacrato Pellegrini tra i giocatori più amati dalla tifoseria della Lupa.
“Di tacco, di testa, di spalla, di petto... l’importante è buttarla dentro soprattutto in quella partita lì. Sono contento perchè il goal è arrivato in un momento in cui non riuscivo a dimostrare quello che volevo dimostrare. E’ stata una giornata speciale, perfetta, indimenticabile. Non avevo mai giocato un derby, è stato il mio primo...”.
Tempo fa Pellegrini ha dovuto affrontare un problema cardiaco, superato poi con uno stop di qualche mese.
“Avevo avuto un'infezione della quale non mi ero accorto e con la quale avevo continuato a giocare per diversi mesi, questa infezione mi ha portato ad avere dei battiti irregolari, che si chiamano aritmie. Queste aritmie mi portavano ad essere in affanno anche solo a muovermi, in un giorno per intenderci ne avevo 20.000 in più. Ho vissuto tutto molto serenamente, senza un dubbio che sarei tornato a giocare. La mia prognosi era di 6-7 mesi, e io al quarto mese mi sentivo con la mano il cuore, e sentivo che stavo bene, infatti sono tornato prima ad allenarmi”.
In un ruolo delicato come quello del centrocampista Pellegrini ha già trovato alcuni modelli di riferimento.
“Visone di gioco? Il più forte è Daniele (De Rossi), dico lui perchè altrimenti litighiamo (ride nrd). A parte gli scherzi, prima che arrivi la palla, lui sa già quello che deve fare, e quello che dovrà fare con la palla. Impressionante. Tecnica di base? Modric è il migliore al mondo. Fase di interdizione? Kantè. Quando ci abbiamo giocato in nazionale, ricordo che ti stava tre metri dietro e lo sentivi arrivare. Non si ferma mai! Tempi di inserimento? Khedira, sa sempre il momento giusto in cui andare”.
Per diversi motivi Pellegrini ha scelto il 37 come suo numero preferito, arrivando anche a tatuarselo sulle mani.
“E’ il mio numero fortunato per diversi motivi. Da bambino ero fissato con questo numero, poi nella mia vita ho scoperto che mi piaceva sempre di più e lo legavo a tante situazioni. Per questo ho deciso di tatuarmelo”
Quando è stato impiegato da trequartista alle spalle della punta Pellegrini ha saputo tirare fuori il meglio.
“Mi piace tanto questo ruolo, io mi metto a disposizione dell’allenatore e posso fare anche il mediano, ma da trequartista mi diverto. Qui puoi muoverti, prendere palla, giocare e buttarti negli spazi. Questo ti fa stare più libero mentalmente. Non dai punti di riferimento agli avversari. Mi auguro di riuscire a fare qualche goal in più perchè ne ho fatti solo due fino ad ora”.
Pellegrini potrebbe percorrere le orme delle leggende giallorosse, il centrocampista guarda avanti e sogna di diventare il leader di questa squadra.
“Mi piacerebbe un giorno essere capitano della Roma per questo senso di appartenenza che provo insieme alla mia famiglia. Sarebbe un onore rappresentare Roma e tutti i suoi tifosi. I miei amici e le persone a cui voglio bene. Sarebbe un ulteriore responsabilità, e a me piace assumermele. Sarebbe veramente una bella cosa”.




