
Di recente lo abbiamo visto a San Siro nella "notte del Maestro" per la partita d'addio al calcio di Andrea Pirlo, ma Alexandre Pato milita in Cina nel Tianjin Quanjian allenato da Paulo Sousa. Oggi si è raccontato ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport', parlando soprattutto del Milan.
Queste le sue parole sul momento attuale dei rossoneri: "Ci vuole pazienza. Il tifoso ha negli occhi sempre la squadra che ha vinto tutto, ma il Milan ultimamente ha cambiato tanto e tornare al top non è così immediato. Giocare di nuovo l’Europa League è un primo passo, Gattuso ha dato una scossa e il suo rinnovo è stata la scelta giusta".
Poi non chiude le porte ad un possibile ritorno: "La proprietà è cinese, il calcio italiano mi piace, sono innamorato di Milano e del Milan, non potrei dire di no. Ho ancora un anno e mezzo di contratto, ma mai dire mai. Se Gattuso mi chiamasse, potrei consigliargli io un attaccante…".
Parlando invece del Gattuso compagno di squadra: "Aiutava, incoraggiava e dava consigli. Però io ogni tanto lo facevo arrabbiare... Ricordo una volta a tavola, io stavo mangiando con gli altri sudamericani e gli tirai qualcosa in testa senza farmi vedere. Lui mi arrivò alle spalle e mi stampò una cinquina sul collo”.
Infine, un consiglio a Cutrone: "È stato bravo ma la seconda stagione sarà più difficile. Ricordo che Kakà una volta mi disse: 'Il primo anno non sanno chi sei e segnerai di più, il secondo invece i difensori ti avranno osservato e ti marcheranno meglio'. Cutrone avrà meno spazi e dovrà essere più scaltro. E basta paragoni con Inzaghi, non gli fa bene vivere all’ombra di un campione”.



