Un'avventura a due facce, un talento capace di divedere un'intera tifoseria: questo è stato Suso durante i mesi in cui ha vestito la maglia del Milan. L'esterno spagnolo ha vissuto i migliori momenti della sua carriera in rossonero, poi un lento declino lo ha portato all'addio.
Prelevato nel gennaio del 2015 dal Liverpool, un giovanissimo Suso arriva in punta di piedi a Milano in una rosa in totale ricostruzione e con mille dubbi dal punto di vista societario. Dopo un primo anno ai margini viene ceduto al Genoa, dove per la prima volta mostra le sue qualità in Serie A.
Il Diavolo decide allora di puntare sul giovane spagnolo, capace di dare quella giusta qualità alla manovra offensiva partendo da destra. Montella lo lancia subito titolare nel suo 4-3-3 e ben presto il nativo di Cadiz diventa un uomo chiave nel reparto offensivo rossonero.
Cambiano gli allenatori ma Suso resta il faro dell'attacco: tutti i palloni passano dal suo sinistro e spesso si ha la sensazione che il classe '93 sia davvero l'unico sbocco qualitativo nella complicata ricostruzione del Milan.
Durante l'ultima stagione di Gattuso lo spagnolo inizia però ad alternare ottime prestazioni ad altre meno convincenti, risultando nel complesso meno incisivo e troppo spesso prevedibile nelle giocate all'interno della stagione.
gettyUna parabola discendente che inizia far storcere il naso a molti nell'ambiente rossonero e anche a molti tifosi, spesso infastiditi anche da un atteggiamento a tratti indolente. Arrivano così i primi fischi per quella che doveva essere la colonna del Milan del futuro.
Nell'estate del 2019 Suso arriva a un passo dalla cessione, ma l'arrivo in panchina di Giampaolo cambia le carte in tavola: l'ex Sampdoria blocca il trasferimento e gli affida un ruolo primario, dichiarandolo al centro del progetto nonostante un sistema tattico che mal si sposa con le caratteristiche dell'ex Liverpool.
"E’ un fuoriclasse, un giocatore forte. E noi dobbiamo tenere i giocatori forti".
L'esperimento fallisce però dopo le prime giornate di campionato e l'andamento della squadra costringe la società a rivedere totalmente i piani, procedendo con l'ennesima rivoluzione in panchina. Alla guida del Diavolo arriva mister Pioli, ma il rendimento di Suso continua a peggiorare partita dopo partita, con un minutaggio sempre inferiore.
Il giocatore che teneva a galla il Milan e che si piazzava in Europa come secondo miglior assist-man è ormai un lontano ricordo: Suso paga così quella costante tendenza ad accentrare un gioco che diventa sempre più lento e prevedibile.
GettyArrivano così tre panchine consecutive e Suso chiede alla società di essere ceduto nella seguente finestra di mercato. Si apre l'ipotesi Roma, ma alla fine è il Siviglia a mettere sul piatto l'offerta vincente: prestito con obbligo di acquisto in caso di qualificazione in Champions.
Nel club andaluso le cose non sembrano migliorare e le cifre restano impietose: un solo goal e un solo assist in 19 presenze, ma a fine stagione arriva la qualificazione in Champions con il trasferimento definitivo. Nel frattempo il Milan è cambiato tantissimo sia dal punto di vista tattico che dal punto di vista dei protagonisti in campo: l'immagine di Suso a San Siro è già uno sbiadito ricordo.



