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Nigel De Jong oltre l'episodio Xabi: imprenditore con una laurea in tasca

11:43 CET 30/11/21
Nigel De Jong Galatasaray
Etichettato come bad boy per tatuaggi, aria da duro e il calcione a Xabi Alonso, l'ex Milan è tanto altro: ha sempre guardato al suo futuro.

E' facile dividere il mondo in buoni e cattivi. In bianco e nero, in luce e ombra. Nessun riflesso, nessun eroe dannato o grigio in mezzo. O si parla della A o si parla della Z. E Nigel de Jong non ha avuto possibilità agli occhi del grande pubblico di andare oltre l'etichetta di bad guy, o per dirla all'olandese 'Slechte jongen'. Del resto quel missile metà Shaolin Soccer e mezzo Kill Bill, in cui Bill era il malcapitato Xabi Alonso, l'ha segnato a vita. Oltre quello, però, un mondo. Anche se in realtà, anche lui, sembra quasi aver fatto sì che fosse quello da indicare. Per evitare di seguire le sue orme.

Sai, signor, le ovvietà? Tatuato, rasato, arcigno, centrocampista di ferro, quasi medio e nel mezzo. Perchè De Jong, 36 anni compiuti tra botte da orbi e scivolate lunghe un episodio in stile Captain Tsubasa (sì vabbè, Holly & Benji), avrà anche la faccia e i lineamenti da cattivo ragazzo, ma non è che abbia mai mostrato fuori dal campo atteggiamenti da bandire. Certo, sulla coscienza ha quel kung-fu style calcio su Xabi, ma è stato un momento.

Per il resto De Jong è stato tante cose durante la sua carriera da calciatore, ora lontana dalle prime pagine ma ancora viva in quel di Al-Shahaniya, Qatar, dove difende i colori dello Sports Club cittadino. Da quando ha lasciato il Milan ha cominciato a girovagare in cerca di nuove opportunità, di cambiamento, magari cercando di scappare dall'episodio Xabi in finale dei Mondiali. Impossibile, sarà sempre attaccato a quel calcio.

Anche perchè, non giriamoci intorno, in una discussione lontana da internet, tra due amici, allo sbucare di De Jong, si parlerà di quello del Barcellona. Ah no, quello del Siviglia. No, l'altro ancora? Cosa verrà fuori? Giocatore del Milan, quello del calcio a Xabi Alonso. Perchè la sua carriera è stata buona sì, ma non così tanto da allontanarlo da quel proibito colpo in mondovisione che accade spesso, ma non con miliardi di persone a seguirlo in diretta.

De Jong è sbarcato al Milan nel 2012, andandonsene nel 2016 per sposare brevemente i Los Angeles Galaxy. E' capitato in un periodo rossonero appena successivo all'ultimo Scudetto e precedente alla lenta rinascita, un periodo di mezzo come è stato lui durante tutta la sua era calcistica, giocatore medio, emblema del calciatore moderno tutto tatuaggi, forza fisica e sì, macchine di lusso.

Perchè De Jong, sin da quando militava nell'Amburgo, ha deciso di mettere su un'impresa automobilistica. Ha infatti uno showroom con Ferrari, Lamborghini e Bentley, le auto più lussuose sul mercato mondiale: la Continental Cars conta clienti tra calciatori e star dello spettacolo. Sì è cattivo e tatuato, ha fatto fortuna col calcio, ma rovesciando la sicura consapevolezza del popolo, ha anche una laurea in economia e un fiuto per gli affari non indifferente.

Parliamo del resto di un ragazzo con un nonno fiero, una vita tra le macchine di lusso, essendo stato uno dei CEO della Ford in Olanda. Da lui ha imparato che un'abilità in qualcosa, in questo caso nel calcio, può portare ad un futuro sicuro e luminoso, sfruttando agganci, denaro e conoscenze per andare sempre oltre

"Ho una laurea in economia e mia madre diceva sempre che il calcio è solo una parte della tua vita. Oltre ad essere un giocatore professionista, ho avuto il sogno di possedere un’azienda e quando ho cominciato a fare soldi e acquisito esperienza, l’ho fatto accadere".

Del resto l'era dei calciatori che arrivano a 50 anni senza più un euro in tasca è finita da tempo, spazzata via da stipendi talmente enormi da poter portare ad investire in altri rami, dalle gallerie d'arte alla moda, dai ristoranti alla ricerca medica:

"Penso che sia così importante per i giocatori di calcio essere intelligenti con quello che fanno con i loro stipendi, perché può diventare un investimento o essere andato prima che tu lo sai.

È molto allettante per il nostro settore comprare le auto costose e vivere uno stile di vita appariscente, ma devi pianificare in modo che tu possa farlo anche in futuro. Questa è un’educazione che i giocatori dovrebbero ottenere sin dalla tenera età per aiutarli a gestire i soldi che faranno".

La concezione su De Jong più che ribaltata viene allargata, perchè la cattiveria in campo viene allungata da un cervello niente male fuori da esso. E', detto in parole povere, sia la mente che i muscoli:

"Alcuni dicono che i calciatori sono spessi e non abbastanza brillanti da essere imprenditori. Ma quando vedo che un’azienda ha un potenziale, sposto i confini e vado fino in fondo".

Nato ad Amsterdam e miglior sportivo cittadino nel lontano 2002, De Jong, consigliato dalla famiglia, ha capito che per essere calciatore e imprenditore allo stesso tempo avrebbe dovuto giocare in città simbolo, per allargare i propri orizzonti, i propri clienti, le proprie ambizioni: e così Amburgo, Manchester, Milano, Los Angeles, Istanbul, Doha.

Immaginatevi di trovarvi davanti ad una riunione d'affari un uomo ben vestito di 175 cm per 75 kg, possente, deciso, sorridente, sguardo di chi ce l'ha fatta. Stringendo la sua mano avrete la sensazione di non poterlo fare a lungo per evitare danni al palmo. Più che cattivo, deciso. Sicuro di sè, del proprio passato e del proprio futuro, costruito grazie al primo.

Una serie di macchine da lusso al piano inferiore, una laurea in tasca, una decina di tacchetti sul petto di Xabi Alonso e tante ovvietà su di sè. Una vita da bad boy solo su qualche metro quadrato verde chiaro. Oltre, un cervello sempre in moto. Consapevole, sicuro. Si ricordano di me solo per quel calcio? Nessun rancore.