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FiorentinaGetty

Morte Astori, Saponara ricorda quella terribile mattina: "Pioli in lacrime, Chiesa spaccò tutto"

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Oggi è la giornata del ricordo, commosso, della figura di Davide Astori: tre anni fa, prima di un Udinese-Fiorentina, l'ex capitano viola si spegneva in una camera d'albergo della città friulana, lasciando compagni e addetti ai lavori nello sgomento più generale.

Quelli immediatamente successivi alla scoperta della morte furono dei momenti davvero terribili, soprattutto per i compagni di Astori che, come lui, si trovavano in quell'hotel: uno di questi era Riccardo Saponara, autore di una lettera idealmente indirizzata all'amico scomparso e pubblicata sul sito 'Cronache di spogliatoio' .

"La mattina scesi per fare colazione. Vidi le tue scarpe appoggiate fuori dalla camera di Marco. Se le sarà dimenticate lì ieri sera, pensai. Le tue posate, il tuo piatto e il tuo tovagliolo erano intatti. Strano, eri sempre il primo. Sarà stato un cameriere a cambiare il coperto. Non ci feci caso. Tornai in camera da Vincent Laurini, il mio compagno di stanza, per trascorrere le due ore prima del pranzo. Sentii il rumore di un’ambulanza e mi affacciai alla finestra. I portelloni sul retro erano aperti, le luci lampeggiavano di un blu più freddo del solito. C’era anche Leo, il nostro magazziniere, che camminava avanti e indietro nel parcheggio, fumando una sigaretta. La stava consumando tre tiri alla volta, in modo nervoso.

'Leo, che fai?'.

Aveva la voce rotta, non riuscivo a comprendere la sua risposta. Mi sporsi dalla finestra per avvicinarmi a lui. Forse l’avevo già sentita, ma il mio cervello si rifiutava di recepirla, di incamerarla, di accettarla. Come un impulso che porta a un netto rifiuto.

'Davide è morto!'".

Saponara non ebbe nemmeno il tempo di metabolizzare: nella sua camera piombò un distrutto Stefano Pioli, all'epoca tecnico della Fiorentina.

"Il vuoto, una scarica elettrica che ti paralizza. Non riuscivo a percepire la sua voce fino in fondo. O forse non volevo. Gli chiesi di ripetere una seconda volta, e lo fece. Mi voltai verso Vincent con gli occhi sbarrati. Come avrei dovuto comunicargli una cosa del genere? Non ci fu il tempo, perché qualcuno bussò alla porta della nostra camera. Aprii con la forza di chi ha smarrito il proprio io, di chi non è padrone del proprio corpo per qualche secondo. Era il mister. C’era Stefano Pioli in lacrime: 'Davide non c’è più'. Continuava a piangere, lacrime implacabili. Mi abbracciò forte, un gesto che avvertii come disperato".

Tra le tante reazioni incredule, quella di Federico Chiesa fu la più violenta per l'incapacità di accettare una notizia del genere.

"Fu in quel momento che mi affacciai al corridoio. Alcuni miei compagni erano a terra, pietrificati. Altri si rifiutavano di accettare che fosse accaduto davvero, che fosse accaduto a Davide. Sentivo i pugni sbattere sulle pareti dell’hotel. Urla di rabbia e dolore: 'Come cazzo è possibile!!!'. Cercavano di capire perché la vita era stata così infame. Ma una risposta non c’era e non c’è nemmeno ora. Ricordo di aver sentito distintamente le urla di Fede (Chiesa, ndr), che era appena stato svegliato con quella notizia. Erano urla di disperazione, incontrollate. Stava spaccando tutto in camera, era in preda al raptus di chi non accetterà mai quella sentenza".

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