Il tempo non cancella il ricordo: tre anni fa ci lasciava Davide Astori

Davide Astori
Goal
Sono passati 3 anni da quella domenica che tutti gli appassionati di calcio non dimenticheranno mai: quella della tragica morte di Davide Astori.

Il 4 marzo di tre anni fa era domenica, ce lo ricordiamo tutti. Era il giorno delle tanto attese elezioni politiche, ma anche il giorno del derby di Milano con i rossoneri guidati da Gattuso in cerca di riscatto dopo la sconfitta dell’andata contro l’Inter di Luciano Spalletti. Il giorno prima, un super goal di Dybala aveva regalato alla Juve un ormai insperato successo sul campo della Lazio, mentre la Roma si era imposta per 4-2 sul campo del Napoli al termine di una gara strepitosa.

Sarebbe dovuto essere un grande weekend di calcio. Sarebbe dovuto essere. E invece si rivelò uno dei più tristi di sempre. Quella mattina, quella maledetta domenica mattina, l’Italia fu scossa da una voce improvvisa, giunta da Udine e ben presto – purtroppo – confermata. Davide Astori, il capitano della Fiorentina, si era spento all’improvviso, nel sonno. Sono passati tre anni da quel momento, ma sembra ancora ieri quando Astori, sorridente come al solito, consegnava il gagliardetto col giglio viola al capitano avversario.

Una scena avvenuta per l’ultima volta appena sette giorni prima, quando la Fiorentina aveva ospitato al Franchi il Chievo, vincendo per 1-0. Goal di Biraghi su assist di Astori. Tutto normale. Tutto stramaledettamente normale. Quella normalità che purtroppo iniziamo ad apprezzare soltanto quando ci viene improvvisamente strappata via. Il risultato di una partita, che fino a qualche ora prima sembrava rappresentare l’obiettivo più alto per calciatori, società e tifosi, adesso, improvvisamente non contava più nulla.

Stadio Artemio Franchi says to Davide Astori 11032018

Giornata di campionato rinviata, e ci mancherebbe. Tanti, troppi i giocatori coinvolti emotivamente. Tanti gli amici di Davide, tantissimi gli ex compagni.

La comunicazione del rinvio di Genoa-Cagliari, match in programma alle 12.30, arriva con i giocatori delle due squadre già in campo. È straziante. L’allenatore dei sardi, Diego Lopez, ex compagno di reparto di Astori, accusa un malore e deve essere soccorso. Carlos Sanchez, ex giocatore viola all’epoca in forza all’Espanyol apprende la notizia dopo il fischio finale della gara appena disputata dalla sua squadra e sviene.

La scossa è improvvisa, forte, devastante. Per tutti. E avrà una coda lunga, lunghissima, che colpisce emotivamente l’intero Paese. 31 anni appena compiuti, una figlia, Vittoria, di appena due anni. Una tragedia nella tragedia.

Il dolore della famiglia, degli amici e dei compagni di squadra è composto, ma contagioso. Quattro giorni dopo, a Firenze, in piazza Santa Croce, la folla inizia a radunarsi già alle prime ore dell’alba. Ci siamo anche noi, come tanti colleghi. C’è un silenzio difficile da raccontare a farla da padrone.

La scena, quella che per chi vi scrive sarà impossibile da dimenticare, è quella dell’arrivo in Basilica della delegazione juventina. I bianconeri, reduci dalla vittoria sul campo del Tottenham in Champions League, non volevano mancare. E poichè organizzazione logistica, proprio in virtù della trasferta in terra inglese, era tutt’altro che semplice, i bianconeri decisero di organizzarsi autonomamente: Gigi Buffon decise di noleggiare a sue spese un jet privato sul quale tutti i bianconeri sarebbero saliti più che volentieri. Di posto per tutti, però, non ce n’era e allora a portare l’ultimo saluto a Davide Astori andarono i suoi compagni di Nazionale Chiellini, Barzagli, Marchisio e Rugani, qualche ex compagno della Roma, Benatia – che in giallorosso ci aveva condiviso appena qualche settimana - e Pjanic, il mister Allegri e il suo vice Landucci.

Davide Astori Funeral

Federico Bernardeschi, che proprio qualche mese prima aveva lasciato Firenze destinazione Torino bianconera, aveva saltato la trasferta di Wembley per infortunio ma, chiaramente, si presentò al funerale dell’amico Davide. Il suo arrivo, e quello degli altri giocatori della Juventus, furono sottolineati da un applauso commosso da parte dei tantissimi tifosi viola presenti in Piazza Santa Croce. Un applauso che nemmeno i protagonisti si aspettavano di ricevere. Buffon saluta e ringrazia, commosso. Bernardeschi è incredulo. Di veleno ne ha ricevuto tanto negli ultimi mesi, ma qualcuno tra la folla urla anche un “Fede, scusa!”, sottolineato dagli applausi. Perché la rivalità calcistica o il tradimento sportivo, adesso, risultano ridicole di fronte al dolore che, in primis quei ragazzi, quegli amici di Davide, stanno provando.

Il funerale fu inevitabilmente commovente, specialmente dopo le parole pronunciate da Milan Badelj, che da Astori avrebbe ereditato quella fascia da capitano per la quale i viola hanno continuato a battersi anche quando la Lega aveva deciso di vietarla, insistendo per l’omologazione tra tutti i club di Serie A. “Pagheremo le multe, non ci importa!”, avrebbe tuonato a più riprese la Fiorentina fino al momento della concessione della deroga per continuare a far vivere la fascia che era stata di Davide Astori.

Fascia di Astori

Fascia che tuttora, ogni settimana, scende in campo insieme ai giocatori viola, che il loro amico Davide non smettono mai di ricordarlo. E quel 13, numero storicamente da lui indossato, viene ancora ricordato frequentemente durante le esultanze di alcuni dei suoi più cari amici.

La Serie A, anche quest’anno, ha deciso di ricordarlo formalmente, proiettando una sua foto al minuto 13 durante i match del turno infrasettimanale. Perchè nessuno ci ridarà indietro Davide Astori, ma allo stesso tempo nessuno potrà portare via il suo ricordo.

 

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