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Alvaro Morata, Spain and Atletico player, during the interview with GoalGoal

Morata a Goal: "Sarri mi disse cose che mai si sarebbero realizzate"

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Quello di Alvaro Morata è stato un 2018 non propriamente indimenticabile. Dopo aver saltato i Mondiali, l’attaccante a settembre è riuscito a riconquistarsi un posto nella Nazionale spagnola, quello che però era tornato nel giro della Roja era un giocatore che da tempo non riusciva ad esprimersi sui suoi livelli.

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Un anno dopo, Morata è un campione che ha voltato pagina ed oggi è tornato ad essere uno quella punta letale che l’ha portato ad essere uno degli elementi più desiderati d’Europa. Il ‘7’ della Spagna, parlando a Goal, ha svelato come è riuscito a trasformare di nuovo la sua carriera.

La Spagna si appresta a tornare in campo e non c’è modo peggiore per iniziare una partita del minuto di silenzio per rendere omaggio alla memoria di Reyes. La squadra è stata molto toccata dalla sua morte, ci sono alcuni di voi che lo conoscevano da vicino?

“Sì, è stata una tragedia. Sono stato fortunato a giocare un paio di volte contro di lui e a me sembrava una persona spettacolare. Lo sapevo perché alcuni dei miei compagni di Nazionale, i veterani, hanno giocato con lui, c’era un’amicizia più intima. Non resta che fare le condoglianze alla famiglia e pregare per lui”.

La Spagna deve fare anche i conti con l’assenza in panchina di Luis Enrique. Come l’atmosfera senza l’allenatore, si sente la sua mancanza?

“E’ una situazione anormale, ma cerchiamo di renderla il più normale possibile. Io credo che sia questo ciò che lui vuole: dare il massimo mentre non è con noi. Lui ci trasmette attraverso dei video che di volta in volta ci manda cosa vuole. E’ importante capire che il calcio è una professione, uno sport bellissimo, ma che passa in secondo piano rispetto a certe cose. Vogliamo che sia orgoglioso di noi ed ha un grande staff tecnico che ci segue. Sono persone estremamente preparate”.

Solo un anno fa eri stato escluso dai Mondiali, giocavi per il Chelsea e stavi passando un momento molto difficile. Adesso sembri felice, sei tornato stabilmente nel giro della Nazionale e giochi per l’Atletico Madrid. Possiamo dire che in dodici mesi è cambiato completamente tutto?

“Avevo soprattutto perso la fiducia in me stesso, ero turbato dell’opinione che i tifosi inglesi si erano fatti di me. Al Chelsea ho iniziato molto bene, ma poi mi sono infortunato. Nonostante questo ho segnato 15 goal e vinto la FA Cup. L’essere escluso dalla lista dei convocati per il Mondiale è stata la cosa più dura che potesse capitarmi. Avevo scelto il Chelsea proprio perchè pensavo che fosse il club migliore per riuscire a guadagnarmi la convocazione, ma non è stato così. Trasferirmi all’Atletico Madrid è stata la cosa migliore che potesse capitarmi nella vita”.

Perché?

“Alla fine credo che sia stato il destino. Ho lasciato anni fa l’Atletico ma ogni tanto si presentava la possibilità di tornare. Qui ho sentito l’aggetto, mi sono sentito molto motivato dalla chiamata di Simeone, mi ha detto che potevo essere importante. Sono stato accolto benissimo da tutti e la cosa mi ha cambiato la vita. Qui la gente si fida di me, i compagni si fidano di me. Al Chelsea non è sempre stato così, chi non ha giocato non può capire. Si creano situazioni che non puoi controllare. Ci sono molte cose più importanti della fama e del denaro. Grazie a Dio ora sono all’Atletico, e voglio dare tutto al fine di portarlo ad un livello sempre più alto”.

Pensi di poter chiudere la tua carriera all’Atletico Madrid?

“Mi piacerebbe! La gente mi ha reso tutto più facile, i tifosi hanno capito che non ho fatto promesse, che non ho baciato lo stemma quando sono arrivato. Io so cos’è l’Atletico e so cosa devo fare. Non potrebbe esserci ricompensa maggiore che restare qui per molti anni ed essere amato per ciò che faccio”.

Hai mai avuto dubbi sul fatto che questo trasferimento potesse non rivelarsi positivo?

“Mai! Ho passato un brutto periodo a Londra, alla fine mi allenavo da solo. Ho parlato con Maurizio Sarri che mi ha detto alcune cose che sapevo che non sarebbero andate in quel modo. Ero nervoso, mia moglie era scioccata dal mio comportamento. Sapevo già che potevo andare all'Atletico Madrid, seguivo le partite con lei e non capiva perchè fossi così preso mentre guardavo i loro incontri. All’inizio del primo anno avevo gli stessi goal di Salah e Kane, i tifosi mi avevano dedicato un coro, non potevo uscire a Londra. Successivamente ho avuto dei problemi fisici, il mio livello si è abbassato ed hanno iniziato a dirmi di tutto”.

E’ scontata la tua permanenza all’Altetico o il Chelsea potrebbe riprenderti?

“Io voglio restare all’Atletico Madrid, ma contrattualmente il Chelsea può richiamarmi. Vedremo come andranno le trattative, ma i due club già sanno cosa voglio. Io chiedo solo che il tutto venga per favore fatto il prima possibile, perchè io voglio solo restare qui”.

Hai detto che Simeone ti ha fatto sentire importante. Hai giocato in Spagna, Italia e Inghilterra, hai lavorato con tecnici bravissimi, in che modo Simeone influisce sull’Atletico Madrid?

“Quando ho firmato abbiamo parlato noi due da solo. La prima cosa che mi ha detto, ed è stato il primo allenatore a farlo, è stato ciò che gli piace di me. Nessuno mi aveva mai parlato in maniera così chiara. Mi ha fatto vedere alcuni video dicendomi “Guarda questo sei tu nelle partite decisive, nelle finali, contro le grandi squadre. Tu devi essere sempre lo stesso, devi giocare allo stesso modo contro la Juventus, contro il Leganes o il Rayo”. Non poi restare con il Cholo se non dai il 100%. Anche se segni, lui vuole sempre di più. All’Atletico devo assumermi più responsabilità, so che si fida di me e questa è la cosa più importante”.

Abbiamo parlato di come sono cambiate le cose nell’ultimo anno, ma cosa chiedi ora alla prossima stagione?

“Di vincere tutto con l’Atletico Madrid e di essere importante per la squadra. Non voglio nemmeno pensare all’Europeo. Nel 2018 ho pensato ai Mondiali per un anno intero e la cosa ha influenzato il mio modo di giocare. Ero in campo ma pensavo solo a segnare per essere convocato per la Coppa del Mondo. La cosa ha solo creato ansia. Ti assicuro che se avrò modo di giocare molto con l’Atletico segnerò 30 goal e sarò convocato”.

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