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Luciano MoggiGetty Images

Moggi duro: "Avevo pensato al suicidio, avevo vergogna pure a passeggiare per strada"

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Ha ormai 84 anni, ma tra gli anni 80 e ma metà del primo decennio degli anni 2000 Luciano Moggi ha ricoperto il ruolo di direttore di alcuni dei principali club di Serie A.

Tra questi il Napoli di Ferlaino e Maradona, la Roma di Sensi e la Juventus di Agnelli: con diversi titoli conquistati durante le sue esperienze in Italia.

In un documentario prodotto da Netflix dal titolo "Il lato oscuro dello sport", Luciano Moggi ha raccontato il momento più difficile della sua vita, quello vissuto in concomitanza con "Calciopoli".

"Avevo vergogna pure a passeggiare per le strade e in quel momento ho pensato a tante cose, anche al suicidio. Se nessuna partita è stata alterata, se tutti gli arbitri sono stati assolti, qual era il danno arrecato al calcio?".

Sono ormai passati poco più di 15 anni, ma Moggi ricorda le sensazioni vissute nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del caso.

"E' come se fossi stato in cima a un albero e tutti fossero pronti da sotto a sparare. I primi dieci giorni sono stati tremendi. Televisioni, radio e giornali ripetevano costantemente 'scandalo nel calcio, eccetera', ma io non mi sono mai approfittato di niente e di nessuno. Essere tacciato da ladro mi ha fatto male".

Un momento superato, come racconta Moggi, grazie alla religione.

"Devo dire che mi sentivo abbastanza abbattuto. Quella squadra era il mio capolavoro. Avevo vergogna a passeggiare per le strade: era come se mi fosse caduta addosso non una tegola, ma un'intera casa, ma la religione mi ha insegnato che la vita è fatta di tanti momenti, belli e brutti, e bisogna andare avanti combattendo anche quelli brutti".

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