L'entrata in scena del fondo Elliott al posto di Yonghong Li, sembra aver regalato al Milan quella stabilità societaria di cui il club aveva bisogno, vista soltanto a piccolissimi tratti sotto la gestione dell'uomo d'affari cinese, uscito di scena in maniera del tutto brusca.
Da qualche settimana si vocifera di un eventuale ingresso di un socio di minoranza in società che andrebbe a dare una grossa mano sotto l'aspetto della gestione dei costi: secondo 'Tuttosport', tutto sarebbe da ricollegare a dei soggetti arabi - di cui non si conosce l'esatta identità - che già in precedenza chiesero informazioni a riguardo.
Centro della questione il 25-30% delle quote societarie, anche se attorno a questa eventuale trattativa gira la questione del valore economico reale del club rossonero: un'eventuale aumento dei ricavi innalzerebbe di conseguenza anche il computo totale, così come quella fetta già citata che è finita nel mirino di tali investitori.
Prima servirà migliorare anche l'immagine all'estero, dopo la figuraccia in salsa cinese: la sede di Milan China è stata spostata a Shanghai da Pechino e l'obiettivo è quello di riguadagnare punti agli occhi del mercato internazionale, cruciale per la crescita globale dell'intero movimento.
Che qualcosa di vero ci sia nell'ingresso di un nuovo partner, è dettata dall'indiscrezione lanciata dal quotidiano torinese, secondo cui Unicredit sarebbe alla ricerca di un soggetto intenzionato a intraprendere una vera e propria join venture con Elliott, tutt'altro che intenzionato a cedere.
In attesa che qualcosa si smuova, il prossimo CEO milanista Gazidis proverà a ottenere i suoi primi risultati modificando verso l'alto l'accordo con Fly Emirates, passando magari dagli attuali 20 milioni garantiti ai rossoneri fino a 35-40. Nel mirino anche le cifre del contratto con Puma, sponsor tecnico dopo l'addio ad Adidas.
Da non dimenticare nemmeno il protocollo d'intesa stabilito con l'Inter per lo sviluppo di San Siro che entrerà in vigore a partire dal nuovo anno.




