Il primo derby di Berlino in Bundesliga tra una squadra dell’est e una dell’ovest è stato deciso da un calcio di rigore di Sebastian Polter, attaccante dell’Union, che ha costretto l’Hertha ad un’amara sconfitta. Con quel penalty il classe 1991 è entrato nella storia del calcio tedesco oltre che nel cuore degli Unioner, ma non ci è rimasto a lungo: nell’estate 2020 qualche dissidio col club sul taglio degli stipendi a causa del Covid-19 lo ha spinto a partire. Destinazione? Il FortunaSittard, in Olanda. Una squadra attualmente abbastanza anonima, tornata in prima divisione negli anni recenti dopo un lungo periodo di militanza in Eerste Divisie, la seconda serie. Nel palmarès può vantare momenti di gloria tra coppe e alte posizioni in campionato più che altro negli anni ’50 e ’60.
La realtà però fino a qualche anno fa era ben diversa. Lottava per evitare la terza serie, aveva anche inanellato una serie di 28 partite senza vincere che sono diventate un record nella storia del calcio olandese. In mezzo, tra le altre cose, una fusione con il Roda saltata per le manifestazioni dei tifosi, una licenza ritirata e poi restituita dopo aver fatto ricorso contro la federazione. Ecco perché il club si gode la serenità e l’entusiasmo con cui vive oggi. Togliendosi anche qualche sfizio.
Se già l’acquisto di Polter aveva portato un discreto entusiasmo, quest’estate i tifosi del Fortuna hanno vissuto una specie di sogno. Dopo aver raggiunto la salvezza all’ultima giornata, il club ha deciso di regalarsi BurakYilmaz. Il fiore all’occhiello dalla campagna estiva di rafforzamento. Uno degli attaccanti che ha scritto la storia del calcio turco. E non solo.
Getty ImagesHakan Sükür, Hami Mandıralı, Aykut Kocaman, Serkan Aykut, Burak Yilmaz. Questa è la lista dei primi 5 migliori marcatori di tutti i tempi del massimo campionato turco. Mostri sacri, icone della Süper Lig. L’attuale attaccante del Fortuna Sittard ha costruito la sua reputazione piuttosto tardi, sebbene già da giovanissimo fosse considerato un vero e proprio crack. Giocava spesso e volentieri da ala, i goal non erano la sua priorità assoluta.
Cresciuto nell’Antalyaspor, è presto diventato un giocatore del Besiktas. Poi Manisaspor, Fenerbahce, Eskisehirspor. Fino all’esplosione nel Trabzonspor, la squadra in cui si è fatto un nome. E che nome.
Il merito è soprattutto dei 32 goal in 30 partite segnati nell’annata 2011/12, che lo hanno finalmente messo sulla mappa degli attaccanti più seguiti d’Europa. A 27 anni finalmente aveva rispettato le promesse, forse le aveva persino superate. Si era guadagnato anche il ruolo di attaccante titolare della nazionale. Aveva esordito a vent’anni, poi è uscito dal giro. Quando ci è rientrato nel 2010 poi non ci è più uscito. E come poteva.
L’estate del 2012 è stata quella del trasferimento al Galatasaray, probabilmente in quel momento storico il club più ambizioso di Turchia. Basta pensare a cosa sarebbe successo un anno dopo: Juventus, Champions League, partita rimandata. Basterebbe solo questo per ricordare. Vogliamo usare altre parole chiave? Roberto Mancini, Didier Droga, Wesley Sneijder. E ovviamente Burak Yilmaz. Che al suo primo anno ha segnato 24 goal - più 8 in Champions League, in 6 gare consecutive, primato personale - e ha finalmente vinto il suo primo campionato, dopo che negli anni precedenti aveva conquistato coppe e supercoppe.
GettyPer la seconda stagione consecutiva si è confermato capocannoniere. Sembrava ormai pronto per sbarcare in un top campionato: fino a quel momento non aveva mai lasciato la sua terra. E c’era anche l’offerta: dall’Italia, dalla Lazio. Una trattativa che non sarebbe andata in porto. Anzi, peggio: una telenovela, senza lieto fine. Un’estate intera di voci, di avvicinamenti, di rapporti logori con il Galatasaray, che aveva appena aggiunto in rosa il sopracitato Drogba. Per Yilmaz non c’era più spazio: Terim voleva giocare con una sola punta. E in spogliatoio non sembrava un elemento ben accetto. E allora via alle trattative.
Sul motivo del naufragio dell'affare ci sono le motivazioni più varie e le versioni tra loro più opposte e contrastanti. Valerio Antonini, intermediario, al portale turco Hurryet.com ha scaricato le responsabilità sull’agente del giocatore Ali Esegel e alle sue commissioni.
“La Lazio aveva promesso al Galatasaray dei bonus in caso di qualificazione alla Champions League e uno stipendio di 2,2 milioni al giocatore per i prossimi 5 anni più altri bonus legati al rendimento. Il presidente Lotito ha fatto veramente tutto il possibile, l'operazione, tra tasse, commissioni e bonus sarebbe costata circa 40 milioni di Euro. Burak era entusiasta di venire alla Lazio, l'unico problema sono state le commissioni chieste dal suo agente che voleva 2 milioni di Euro per il trasferimento. I dirigenti del Galatasaray si sono dimostrate persone serie, la Lazio ha fatto tutto il possibile per acquistare il giocatore, è stato un peccato”.
Diversa invece la campana dell’agente, secondo cui la colpa sarebbe stata dei dirigenti laziali e di un’offerta ancora non sufficiente, come riportava ‘Lalaziosiamonoi’.
"Avevamo raggiunto l'accordo sui termini del contratto di Burak, ho accettato l'offerta di Lotito. In principio il Galatasaray aveva chiesto 20 milioni, ma tutto è soggetto a negoziazione L’ultima offerta del Galatasaray non è stata soddisfatta, poi Lotito ha fatto un ultimo tentativo. La richiesta del Galatasaray era di 11 milioni più 4, la Lazio ha risposto offrendo 9,5 più 2; è anche da questo che si vede la poca serietà della dirigenza. Io non ho ostacolato nessuna trattativa”.
Comunque, alla fine la Lazio come vice di Miro Klose avrebbe acquistato Bryan Perea, ma questa è un’altra storia. Alla fine Yilmaz è rimasto, si è riappacificato con l’ambiente e dopo l’arrivo di Roberto Mancini ha iniziato a ritrovare confidenza con i compagni e con il campo. Nel biennio successivo altri 40 goal complessivi, per poi nel gennaio 2016 fare la scelta di andare in Cina, accettare il contratto milionario del Beijing Guoan, fare cassa per un paio d’anni.
L’esperienza, oltre che per i soldi, se la ricorderà per il finale: uno schiaffo ad un avversario che gli è costato 5 giornate di squalifica. Tempo di tornare a casa. La via di fuga gliela offre ancora il Trabzonspor, con cui fa un’altra super stagione da 23 goal in 25 uscite. Poi il ritorno al Besiktas, un’altra annata da 16 goal in campionato. Era l’estate 2019 e, 7 anni dopo, Yilmaz vedeva nuovamente il suo destino incrociarsi con la Serie A. O almeno, andarci molto vicino. Al Lecce neopromosso.
I dettagli, raccontati da ‘Sky Sport’, parlano di un viaggio in Turchia dell’allora direttore sportivo Meluso, di un colloquio avuto con il giocatore, della determinazione della società salentina di portarlo in Serie A. Un super regalo per la promozione, sfruttando i problemi economici del Besiktas. C’erano stipendi arretrati da saldare, il Lecce si diceva disposto a farlo in cambio di un trasferimento a zero. Le richieste però erano di 5 milioni di euro. Troppi soldi. I salentini guardano altrove. Il sogno sfuma.
A fine anno i giallorossi sarebbero retrocessi, mentre Yilmaz ha risposto presente alla chiamata del Lille di Christophe Galtier. Con cui si è laureato campione di Francia, davanti al PSG. Burak è stato assoluto protagonista: 16 goal, un ruolo chiave nella squadra. Veterano, trascinatore, leader. L’ultima grande impresa della sua carriera.
Getty ImagesLo scorso anno ha fatto in tempo a concedersi un altro cameo in Champions League, probabilmente l’ultimo della sua carriera. A meno che, a 37 anni, abbia intenzione di fare miracoli col Fortuna Sittard. Nulla è impossibile per uno come lui.

