Alla Juventus una sconfitta non può mai fare scuola. D’altro canto, nel motto bianconero c’è l’essenza di un credo destinato a rimanere nei secoli. E se da quelle parti vincere è l’unica cosa che conta, quando non accade bisogna allarmarsi. A Riyad la Supercoppa Italiana se l’è aggiudicata meritamente la Lazio che, dopo il 3-1 di campionato, poche settimane dopo ne ha rifilato un altro allo stesso avversario, palesando una netta superiorità tattica. Nulla di trascendentale, ma cose giuste e fatte bene. Le stesse che, attualmente, la Signora propone a targhe alterne.
MECCANISMI DIFENSIVI DA PERFEZIONARE
Nella passata stagione, di questi tempi, la Juve subiva 12 goal in 23 partite. In quell’attuale, invece, la retroguardia bianconera è stata perforata 24 volte in altrettante gare. Preventivabile, dopo un cambiamento – nei modi e nell’interpretazione – così drastico. Insomma, la media di una rete a partita. Non è un problema di difesa, ma di meccanismi collettivi. Dunque, della fase di non possesso generale. Con la linea metodista che, evidentemente, non fornisce la necessaria copertura. Non è un caso, ad esempio, che Sarri a un certo punto abbia deciso di cavalcare l’onda del 4-3-1-2, sistema di gioco che potenzialmente può fornire maggiori rassicurazioni in termini di solidità. Appunto, potenzialmente. Perché, comunque, i bianconeri finora non hanno mai dato l’impressione di fare della compattezza un punto di forza. Affatto. Baricentro alto e voglia di fare calcio. Ma poi, inevitabilmente, bisogna fare i conti con il tanto agognato clean sheet, ormai in disuso alla Continassa. E questa, pur pensando allo spettacolo, non è mai una bella notizia.
DYBALA, JOYA VERA
No, Paulo Dybala non è un “tuttocampista”. Lo dice la sua storia. Lo dice il rendimento attuale. Sotto lo sguardo attento di Sarri, infatti, l’argentino è tornato a performare come ai tempi migliori E i numeri, ma soprattutto le prestazioni, non mentono: 22 partite e 9 reti. L’ultima in Supercoppa Italiana, competizione in cui la Joya detiene il maggior numero di goal segnati a quota 4. Sicurezza nei propri mezzi, sorriso sempre stampato sul volto e ampi margini di miglioramento. Il tecnico bianconero, in ottica progettuale, ha tirato fuori persino l’argomento Pallone d’Oro. Chiaro segnale di come la stima sia reciproca. Chiaro segnale di come il rapporto tra giocatore e club sia tornato idilliaco, nonostante in estate il divorzio abbia rappresentato molto più di un’ipotesi di mercato. Al di là dei moduli, al di là degli schemi. Dybala c’è. E qui, nel rilancio, Sarri vanta una parte fondamentale. In definitiva, serviva una scossa. Ed è arrivata.
Getty ImagesCENTROCAMPO NON ALL’ALTEZZA
Concetto di base. Da Khedira, Pjanic e Matuidi. A Khedira, Pjanic e Matuidi. Da Allegri a Sarri. Qualcosa non torna. Guai a mettere in discussione il peso specifico dei calciatori. Per loro, giustappunto, parla il curriculum. Ma viaggiare all’insegna della continuità può determinare anche degli equivoci. E la nuova gestione, portando avanti quanto di ottimo creato dal predecessore, sembra essere arrivata al classico bivio. Vivacchiare o cambiare? Questo è il dilemma. Impensabile, con gli stessi interpreti, pensare di proporre qualcosa di differente. Detto questo, l’ultimo mercato al momento non ha comportato benefici. In quanto né Ramsey né Rabiot sono riusciti a prendersi la Juve. Il primo principalmente per questioni fisiche. Il secondo, invece, paga un anno di inattività e un ambientamento tutto fuorché semplice. In attesa della ventata di cambiamento, Sarri ha dovuto affidarsi all’usato sicuro. Che, però, non sembra combaciare con una filosofia calcistica fatta di pensiero, passo e qualità nel palleggio.
BENTANCUR E’ UN TITOLARE
Don Rodrigo è giocatore vero. Non che ci fossero dubbi, ma l’esplosione è avvenuta ed è stata delle più roboanti. Musica per le orecchie degli uomini della Continassa, che a giugno hanno blindato l’uruguaiano fino al 2024. Dopo una corposa fase di sperimentazione, passando anche da un ruolo di trequartista atipico, l’ex Boca Juniors è riuscito a trovare il suo ruolo definitivo, quantomeno nella Juventus di Sarri: mezz’ala destra. Vuoi per l’infortunio di Khedira. Vuoi per le difficoltà riscontrate da Ramsey. Stop. Percorso di crescita graduale, sfociato in un’evoluzione ancora tutta da scoprire. I gettoni stagionali sono già 19, caratterizzati perlopiù da contributi positivi. Resta da migliorare la fase realizzativa, in quanto nell’annata in corso la voce goal propone uno zero inusuale per un profilo dotato di tale classe. In definitiva, ampi margini di miglioramento sullo sfondo. Tuttavia con un ottimo lavoro, fin qui, proposto sia da Sarri sia dal diretto interessato.
EMRE CAN, GESTIONE ERRATA
Da parte della società. Da parte dell’allenatore. Protagonista delle serate europee con Allegri, tanto da dominare contro Atletico Madrid e Ajax, il tedesco si è ritrovato fuori dalla lista Champions. Lui, corteggiato dalla Juve per più di un anno prima che approdasse sotto la Mole. Lui, ex titolare del Liverpool, esponente illustre della Nazionale teutonica. Un colpo duro da accettare, mai accettato. Basti vedere gli apporti proposti in campionato: impalpabili. Solo due presenze da titolare, in 7 globali, per nulla incoraggianti. E, ora, ecco la concreta possibilità di lasciare Madama nel mercato invernale. Una scelta, forse, inevitabile. A maggior ragione considerando come nelle ultime uscite Sarri abbia preferito schierare Rabiot nel ruolo di interno destro. Non è scattato il feeling. E, forse, non scatterà mai.
Getty ImagesI RISULTATI CI SONO
Alla Juventus, senza di questi, non si va da nessuna parte. E Sarri c’è, decisamente. Primato in campionato assieme all’Inter con prestazioni qualitativamente eccelse soprattutto negli scontri diretti. Primato, dominato, nel girone di Champions League. La Signora vuole fare la voce grossa in tutte le competizioni. La Signora può fare la voce grossa in tutte le competizioni. Due sole confitte, entrambe contro un’ottima Lazio. Una in serie A, l’altra in Supercoppa Italiana. Restano da registrare i meccanismi, ma l’ex Chelsea ha impattato in maniera ottimale con il mondo bianconero, macinando fin da subito punti su punti. La pazienza, mai come in questo caso, dovrà recitare una parte importante. Bicchiere mezzo pieno. Decisamente.



