Goal, grappa e sigarette. Dario Hubner ha scritto pagine importanti del calcio italiano fino a diventare ancora oggi, a oltre 15 anni dalla sua ultima partita in A, un giocatore di culto.
Nel suo libro l'attaccante, ricordato soprattutto per le esperienze al Brescia e al Piacenza, ha ricordato un aneddoto di quando giocava nel Perugia, nel 2004, soltanto per alcuni mesi.
Suo compagno di squadra era Saadi Gheddafi, altro giocatore di culto di quegli anni. In mezzo, una grappa. Lo ha raccontato a 'Quotidiano.net'.
“Ogni tanto nei ritiri bevevo la grappa. Una volta lui si avvicinò pensando fosse caffè: gliela feci assaggiare e apprezzò. Quando giocavamo vicino a Trieste, mio padre veniva a portarmi stecche di sigarette e grappa fatta in casa. Così a Udine regalai una bottiglia molto forte a Saadi. Il martedì era in ritardo all’allenamento. Mi chiesi se gli avesse fatto male la mia grappa. Poco dopo entrò in spogliatoio: 'Mister Hubner, very good, grazie!'".
Grappa e sigarette, quelle che non si è mai fatto mancare nel corso della sua carriera. Fino a decidere di smettere e passare a quella elettronica.
"Fumavo almeno 20-25 Marlboro al giorno alla luce del sole. Mai nessun allenatore ha provato a farmi smettere, a loro importava che mi impegnassi in campo. Facevo tanto sport e una vita regolare: questo mi ha salvato. Da maggio fumo quelle elettroniche".


