Alla ripresa del campionato l'Atalanta ospiterà l'Udinese, due squadre unite dal nome di Francesco Guidolin che le ha allenate entrambe seppure con fortune decisamente diverse.
"Nel 1993 non ero ancora pronto per debuttare in A ma quella squadra è poi retrocessa, segno che chi mi ha sostituito non ha fatto grandi cose", sottolinea Guidolin ricordando l'esonero dall'Atalanta dopo sole 10 partite intervistato da 'La Gazzetta dello Sport'.
Quella d'altronde era un'Atalanta molto diversa rispetto a oggi: "Ha un tipo di gioco particolare: intensità, aggressività, pressing alto, organizzazione e marcature a uomo a centrocampo. Gomez mi fa impazzire, non è un colosso ma non perde mai brillantezza".

Guidolin però resta ovviamente più legato all'Udinese e si toglie qualche sassolino: "In quattro anni abbiamo conquistato un quarto posto, due preliminari di Champions e uno di Europa League. Era forte come l’Atalanta di oggi, però se ne parlava poco, mai capito perché. Ci soffrivo".
La più grande delusione resta sicuramente il rigore decisivo sbagliato da Maicosuel nei preliminari di Champions contro lo Sporting Braga: "Dopo 6 anni non riesco ancora a sputarlo fuori. Mi perseguita.
Non gli ho chiesto perché aveva fatto quel cucchiaio. Ma l’errore era stato mio, tra i cinque rigoristi avrei dovuto mettere chi aveva portato la squadra fin lì, non l’ultimo arrivato".
Nessun rimpianto invece per quello che poteva essere ma non è stato: "Quando cercavo le grandi, loro non mi volevano. Quando erano loro a cercarmi, ho rifiutato io. Come col Napoli. Ora aspetto, senza stress. Mi piacerebbe allenare una nazionale. L'Italia? Ho detto una nazionale, non la Nazionale".

