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20221211 Antoine GriezmannGetty Images

Griezmann 2.0, il regista occulto e motore oscuro della Francia di Deschamps

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Quattro anni e mezzo fa, quando la Francia ha vinto il secondo Mondiale della sua storia sotto la pioggia di Mosca, si parlava di Antoine Griezmann come uno dei principali candidati al Pallone d’Oro. Aveva vinto l’Europa League da protagonista assoluto con l’Atlético Madrid, altrettanto lo era stato con Les Bleus. Sembrava il punto più alto che Le Petit Diable potesse toccare.

Alla fine il premio ce l’ha Modric nella propria bacheca. Da quel giorno Grizou ha iniziato una specie di ‘fase due’ della sua carriera, in calando rispetto ad un avvio più che sprint. Non si tratta di statistiche, ma di impatto sul gioco delle squadre in cui gioca. E certamente la sua scelta di trasferirsi al Barcellona non è stata d’aiuto in questo senso.

In Qatar, però, si stanno rivedendo sprazzi del vecchio Antoine. In una nuova versione: quella di regista occulto, ma nemmeno più di tanto, della fase offensive dei Bleus. D’altronde per reggere un tridente con Mbappé, Giroud e Dembelé serve sacrificio, non solo da parte del centrocampo. Quel sacrificio a cui il classe 1991 ha ormai fatto il callo.

Era abituato ad essere l’accentratore alla Real Sociedad e nel primo stint l’Atlético Madrid di Simeone. Poi a Barcellona ha dovuto fare i conti con la presenza di Messi: riduttivo chiamarlo accentratore. Ha iniziato a toccare meno palloni, si è trovato dirottato a sinistra in un tridente nel quale si è dovuto adattare ad una posizione che sì, conosceva, avendola già coperta con continuità alla Real Sociedad.

Era un periodo diverso, era un contesto diverso. Era anche un Griezmann diverso, meno maturo, meno consapevole delle proprie doti. Un talento in rampa di lancio, non una star affermata. Non gli andava a genio quel sacrificio. E il fatto che dopo due anni sia tornato alla base colchonera rende abbastanza l’idea.

Antoine GriezmannGetty

Fino a questo Mondiale, però, si parlava più di lui per le sostituzioni dopo il 60’ per evitare di far scattare il diritto di riscatto, più che per quanto fatto in campo. Poi è arrivata la maglia Bleus, che gli fa sentire evidentemente delle sensazioni diverse. Forse anche perché ha fiducia incondizionata: gioca da 73 partite consecutive.

“Antoine ha la capacità di cambiare il volto alla squadra. Ha una generosità sopra la media, questo ruolo gli si addice molto bene. Negli ultimi anni ha avuto alti e bassi, ma ha la mentalità che hanno i grandi giocatori di esserci sempre quando serve”.

Non salta neanche le amichevoli, tanto per Deschamps è importante. E come dare torto al ct. Il campo parla chiaro: con Griezmann è tutta un’altra storia. Non solo per gli assist e i passaggi sempre perfettamente calibrati che dispensa, anche sotto pressione. Non solo per la capacità di trovare sempre l’uomo giusto, rinunciando anche a tirare verso la porta, al goal, alla gloria.

Le Petit Diable gioca anche da gregario. Va a contrasto, protegge palla, la difende, la recupera, pressa. Fa quel lavoro occulto che rende i campioni tali. Dà indicazioni a tutti, sistema anche i compagni quando deve battere i corner.

È l’allenatore in campo della Francia: di solito si dice dei centrali o dei mediani, lui lo fa sulla trequarti. O anche qualche metro indietro. Qui non è un problema. Anzi, è spesso e volentieri una soluzione. E anche il mondo se ne sta accorgendo.

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