L'errore di Darmian, e quindi la rete liberatoria di Hector. La Germania ha spezzato la maledizione: dopo essere andata per la prima volta nella sua storia in vantaggio contro l'Italia in un grande torneo, la squadra di Löw ha chiuso il cerchio al penalty numero diciotto, per la verità calciato nemmeno tanto bene da Hector, divenuto in pochi secondi l'uomo che ha infranto il sortilegio di Italia-Germania.
Si spiegano così i petardi, i fuochi d'artificio e i caroselli per le strade di Berlino, diventata per una notte una città molto simile a quelle italiane. La Germania non ha ancora vinto l'Europeo, ma scavalcare l'Italia - anche se solo ai calci di rigore - ha avuto come l'effetto di una liberazione, di un miracolo a cui, dopo l'errore dal dischetto di Bastian Schweinsteiger, forse non credevano più nemmeno loro.
La Capitale è impazzita per l'impresa dei propri ragazzi, e al Fernmile - il tratto del grande viale che davanti alla porta di Brandeburgo si innesta nel parco del Tiergarten - la gioia è stata addirittura incontenibile. Una notte di festa 'italiana', condita dai caroselli delle automobili con le bandiere tedesce e dai fuochi d'artificio. Urla, grida, petardi. Berlino non è andata a dormire.
Gli italiani, al contrario, hanno vissuto l'ultimo rigore come una condanna. Un sogno infranto, spezzato dal destro debole di Darmian, dalla danza di Zaza, dalla superficialità di Pellè, dalla scelta di Bonucci. Sarà per il Mondiale, appuntamento in Russia.

