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Gasperini a sorpresa: "Non guardo le partite dell'Italia"

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Nell'ultima giornata di Serie A Gian Piero Gasperini ha stupito tutti con la sua Atalanta, battendo l'Inter a Bergamo con il roboante risultato di 4-1. Oggi si racconta alla 'Gazzetta dello Sport', per rivelare anche l'esultanza dopo quella partita.

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Si parte però dal rapporto con il suo passato, e non solo: "Io non ho rancore verso gli interisti e mi spiace che molti ce l’abbiano con me. Forse hanno interpretato la mia analisi come un attacco all’Inter, ma io dicevo soltanto che la società all’epoca non era strutturata per vincere, infatti ha faticato per anni.

Solo ora ha messo le basi per costruire un futuro importante. Io dico che l’Inter, in prospettiva, è la squadra che butterà giù la Juve dal trono. Quanto a Mourinho, non ho trovato offensivo il suo gesto. Il calcio ha bisogno di ironia. Più che la mano, mi ha fatto ridere la smorfia buffa".

Gasperini poi parla dell'esultanza dopo l'ultima vittoria, con il presidente Percassi che scende nello spogliatoio: "Ormai è un rito. Quando vinciamo, i giocatori sanno che il presidente scenderà subito in spogliatoio e annuncerà entusiasta il premio partita... Allora lo aspettano facendo una specie di ola: ooohh... E quando entra, esplode l’ovazione. Domenica l’hanno sollevato e fatto volare in aria.

Si merita queste gioie, lui e suo figlio Luca. A Verona, prima della delicata partita col Chievo, hanno pranzato con la squadra. Eravamo quartultimi. Stefano, l’altro figlio, è partito da Hong Kong in tempo per esserci con l’Inter. Famiglia fantastica. I giocatori sentono la loro presenza".

Infine, una sorprendente opinizione sull'Italia: "Mi spiace dirlo, ma non vedo tutte le partite dell’Italia. Difficilmente una nazionale insegna novità tattica. E poi non sopporto questo stillicidio di interruzioni del campionato per impegni di poco valore. Sono tra quelli che vorrebbero raggruppare gli impegni della Nazionale in un mese solo, ma per appuntamenti importanti che restituiscano prestigio alle nazionali e passione alla gente".

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